
NUMERO 39 – NOVEMBRE 2024
Sono i tempi che viviamo a suggerire l’atmosfera dei racconti che si scrivono o sono bravi gli autori a captarne i segnali e riversarli in parole?
Me lo sono chiesto rileggendo tutti insieme i racconti di questo numero (il 39) di ‘tina.
Sebbene i testi di questa rivista non siano tematici, per il semplice motivo che riunisco racconti arrivati da sconosciuti via mail nel corso di diversi mesi (e si tratta di invii spontanei, non scritti su commissione o su un soggetto dato), ogni tanto accade di scoprire alla fine che ci sia un sentire comune che li lega, una sorta di trait d’union.
Mi sono accorto che i racconti di questo numero, anche se molto diversi fra loro, sono accomunati da un chiaro senso di inquietudine: una ragazza che uccide conigli, un giovane che si improvvisa delinquente, una donna che si trova l’appartamento pieno di sconosciuti, un padre di famiglia che a Natale frequenta anonimi bar di paese, un’ispettrice irrazionalmente ossessionata da due operai in pausa pranzo, un ragazzo disoccupato in preda all’apatia, un’insegnante di yoga che riesce a toccare fisicamente il dolore, un uomo che si risveglia nel corpo di suo fratello… c’è qualcosa di sottilmente perturbante in ciascuna di queste storie, che si distaccano dalla realtà quotidiana o che la osservano da prospettive inedite o minacciose.
Nel suo manuale di scrittura creativa, Chuck Palahniuk dice: “Se fossi mio allievo, ti spronerei a trovare qualche problema insolubile, tale da garantire all’istante tensione e dibattito intorno alla tua opera”. Dubito che gli autori e le autrici di questo numero siano stati suoi allievi, ma di sicuro hanno inconsciamente aderito a un tale suggerimento, dal momento che quasi tutte queste storie sono in grado di suscitare tensione e qualcuna indurre decisamente al dibattito. E non so voi, ma personalmente ho sempre preferito le storie che turbano a quelle che consolano.
Mi consola invece poter svelare che nella scelta di questi racconti non sono stato da solo. Sin dai lontani esordi di questa rivistina ho sempre operato in totale isolamento nella selezione del materiale, ma la cosa cominciava a diventare tanto impegnativa, quanto un po’ alienante. Avevo bisogno di aprirmi, almeno in parte, al confronto, e di avere una mano nel gestire la mole di racconti che ricevo ogni settimana. E quando mi sono chiesto dove trovare degli alleati, ho scoperto di averli già a un grado di separazione.
Devo aprire qui una parentesi di costume: ultimamente le presentazioni in pubblico delle edizioni cartacee di ‘tina sono diventate dei piccoli happening, non solo per la quantità di gente che si presenta, ma per la partecipazione diretta degli autori. Ci tengono a esserci di persona e io mi trovo a fare incontri con scrittori che per l’occasione arrivano dall’altro capo del paese o addirittura dall’estero (c’è chi ha preso aerei da Berlino o da Londra per venire: io, basito). E a volte in queste circostanze può succedere che, oltre a incontrare i lettori, gli autori si conoscano fra di loro e creino delle collaborazioni, dei legami.
In occasione del lancio a Milano del numero 36, per esempio, è avvenuto che quattro di loro, che non si erano mai visti prima, si sono incontrati ed è nata un’amicizia istintiva che è cresciuta nel tempo. Sono Mattia Grigolo, Luca Tosi, Enrico Prevedello e Gianmarco Perale. Da allora, si scrivono in una chat infinita, vanno insieme alle varie fiere del libro, presentano a vicenda i loro romanzi in libreria…
E quindi mi è venuto spontaneo chiedere a questo gruppetto, che nasce quasi per gemmazione dal nucleo di ‘tina, di aiutarmi nella lettura e nella selezione dei testi. Loro hanno accettato all’istante, e con commovente entusiasmo.
Una collaborazione che nasce da questo numero e che spero si protrarrà nel tempo (grazie ragazzi!).
E infine, veniamo alla grafica.
Dopo il numero ispirato alla “Serie bianca” di Einaudi, anche questa nuova uscita è un omaggio all’iconografia editoriale, stavolta a livello interazionale.
‘tina n.39 riproduce l’aspetto dei vecchi tascabili inglesi Penguin degli anni ’50. In questo caso non si tratta di rifarsi solo al formato: qui il gioco e proprio quello di replicare i volumi sopravvissuti che si trovano ancora in giro oggi, nelle librerie dell’usato e nei mercatini, con tanto di macchie e segni di usura sulla copertina. Un reperto. Un vecchio testo scampato all’oblio.
Come sempre, Sergio Tanara è riuscito nel miracolo di rendere questa idea una realtà (e io non so cosa farei senza un art director bravo come lui).
Ma se l’involucro omaggia il passato, riproducendo un vecchio volume, i racconti che state per leggere omaggiano decisamente il futuro: sono le promesse di nuovi autori e autrici di cui, mi auguro, risentiremo parlare.
Much love,
BB
In questo numero:
- Davide Di Lorenzo, Il mondo finisce così
- Alissa Iori, Conigli
- Federico Gironi, Un bar a Natale
- Giorgio Ghibaudo, L’ultimo raccolto
- Luisa Carpinelli, Dentro, ma da fuori
- Filippo Avigo, Mio fratello
- Claudia Malaguti, Ossequi dai Demoni
- Marta Barattia, Di profilo
- Leonardo Curti, Intrallazzi



