VALERIO MILLEFOGLIE , Donne che non

VALERIO MILLEFOGLIE

I piccoli gruppi religiosi mi hanno sempre incuriosito. Ogni volta che un rappresentante di qualche culto minore cerca di lasciarmi un depliant, anche se lo rifiuto categoricamente, mi rimane il desiderio di sapere quali verità avrebbe voluto propagandarmi. E quando passo davanti alla targa di un luogo di preghiera alternativo (palazzi anonimi, garage, ex-negozi), una parte di me è morbosamente attratta dallo scoprire quali attività si svolgono a quell’indirizzo. Io mi sono sempre trattenuto dal compiere il passo e andare a verificare di persona. Valerio Millefoglie invece no, l’ha fatto: è andato all’incontro di un gruppo di entusiasti fedeli e questo è quello che è successo.

GESU’, JOSE’ ED IO

“Dalle sue schede vedo che è molto felice durante i gruppi di preghiera, o mentre mangia una pizza con quelli del gruppo di preghiera, o anche a passeggio con qualcuno del gruppo di preghiera, ma non vedo nessun momento in cui lei è felice da solo, per esempio a casa sua. Come mai?”
“Perché da solo, in casa, io mi struggo moltissimo”.

Dal colloquio con il signore anziano dal piumino verde sulle ginocchia.

C’è molto più cielo al secondo che all’ultimo piano di un palazzo. Fuori dal balcone, vicino alla bandiera del Brasile, uno striscione dice a tutta la via: “Gesù è la mia felicità”.

Guardo il citofono, cerco il nome più brasiliano che c’è. Salve, dico, siete voi che avete messo lo striscione di Gesù? Sì, risponde la voce. Passavo di qui e l’ho visto, mi piacerebbe molto parlare con la persona di cui Gesù fa la felicità.

Si affacciano un ragazzo e il suo sorriso, dicono Sali.

Non l’ha scritto lui, perché non ha una bella grafia, ha chiesto ad una sua collega capace di fare tutte le lettere tonde e piene di simpatia. Lui si chiama Josè, è qui in Italia da poco, prima era in America. C’è stato due mesi in America, ma non è che l’ha girata tanto, era in carcere. Aveva tentato di passare il confine senza passaporto. E’ lì che ha riscoperto la fede.

“Prima ero una persona piena di rabbia, le cose non andavano bene, stavo divorziando con mia moglie, non avrei più rivisto mio figlio… in prigione mi sono riavvicinato a Gesù, erano anni che lo tenevo lontano da me”.

Grazie al Signore, Josè conta fra pochi mesi di tornare da sua moglie e da suo figlio.
Al momento sono solo le loro voci telefoniche ad incontrarsi.

E ora sei felice?
Sempre.
Sempre?
Sì, perché so che se anche sono triste è perché dopo sarò contento, arriva sempre qualcosa di bello. Quando sono venuto in Italia non avevo lavoro e dopo una settimana l’ho trovato… lui non ti lascia mai… non sono mai rimasto senza cibo… sai tu puoi essere felice con l’alcol, con la droga, con le prostitute, ma è una felicità che quanto dura?
Beh, penso, se le metti tutte insieme, un po’ di ore in allegria non te le leva nessuno.

Josè vive con il fratello e con due sorelle, ma non sono loro sorelle, però una delle due stà con il fratello di Josè.

Ogni sabato noi c’incontriamo, mi dice, siamo un po’ di persone, c’è nostro cugino con sua moglie e dei suoi amici, vieni… ci divertiamo, ci facciamo anche degli scherzi. Che scherzi? E’ una sorpresa.

La mattina dell’incontro mi arriva questo messaggio sul telefono: “Sono contento che vieni oggi, Gesù ti ama!!!- Josè”. Bello svegliarsi sapendo che c’è qualcuno che ti ama, e che per di più tu neanche conosci tanto bene.

Nel pomeriggio mi trovo a far cerchio con un gruppo di brasiliani, voce e chitarra, a cantare inni al Signore. Stringo mani che mai ho stretto prima e canto cose di cui non sono molto sicuro, ma tutti hanno facce contente, così ce l’ho anch’io. Seguo i testi sui fogli fotocopia e muovo i piedi a festa.

Ora è il momento della scatola dei sogni, dice Josè. Al centro della stanza mette una scatola rosa con una fessura. Qui noi mettiamo i nostri sogni, per farli avere poi a Gesù.
Girano dei foglietti su cui scrivere i propri desideri, io che desidero? Mi spiace per i capelli bianchi dei miei genitori, mi spiace per un sacco di cose, ma la penna non sa decidersi così metto dei trattini, ci penserà Gesù a decidere il mio sogno.

Ora è il momento della scatola dei peccati, dice Josè. Al centro della stanza mette una scatola blu con una fessura. Girano dei foglietti bianchi tagliati a forma di croce e con i bordi colorati anche questi di blu. Che ho fatto di male? E poi in che senso devo scrivere? Seguendo la croce in verticale o in orizzontale? Come li metto questi peccati? A testa in giù per farli soffrire ed espiare meglio? Siamo sicuri che c’è davvero qualcuno che te le farà scontare queste malefatte? Disegno quello che manca alla croce, un uomo. Piego il foglietto e lo metto nella buca della posta di Gesù.

Qualcuno bussa alla porta. E’ una ragazza italiana della chiesa Battista che ha invitato Josè per spiegarmi meglio nella mia lingua, quello che lui non può spiegarmi nella sua.

Lei soffriva di forti crisi di pianto. Arrivavano momenti in cui non riusciva più a fermare le lacrime. Aveva un lavoro, un fidanzato, aveva un padre, una madre che ancora c’erano, però piangeva. Una notte sogna un angelo che le dice Incontrerai una persona. Il giorno dopo è sul treno e incrocia tutti gli sguardi sperando in quello giusto. Si siede nel suo vagone e dopo qualche fermata, proprio di fronte a lei, arriva una signora. Sei tu?, le chiede. Era lei. Dalla borsa aveva preso un libro sulla chiesa Battista.

Dopo pochi mesi da quell’incontro sul treno, non solo arriva la felicità, ma anche un rimedio alla spina dorsale che fin da piccola era sorta: un miracolo. Una mattina si sveglia ed è dritta.

Mentre mi racconta la sua storia, si accartoccia le mani e si commuove. Si commuove così tanto, che mi commuovo anch’io gli occhi. Come sei finito qui?, mi chiede lei. Le racconto che un giorno per caso ho alzato lo sguardo e ho visto lo striscione. Sorride e dice che io lo chiamo caso, lei lo chiama Gesù. E che non è appunto un caso se sono lì. Adesso preghiamo, dice. Tutti uniamo le mani e volgiamo la testa al pavimento. Lei ringrazia Gesù di avermi fatto alzare lo sguardo poco più in basso del cielo. Quando ci salutiamo mi promette “Questa settimana, ogni sera, pregherò per te. E se vuoi prolungare di un’altra settimana le preghiere, basta che mi mandi un sms”. Josè invece promette che quando torna dal Brasile mi porta un paio di ciabatte brasiliane, si annota anche la misura del mio piede. Io guardo lo striscione al balcone, ma lo guardo da qui, con la scritta al contrario che dice ùseG. Le due scatole dei sogni e dei peccati sono nell’angolo cucina, vicino al lavandino, forse è lì che passerà Gesù a prendere le cose da avverare e da perdonare.