MATTEO BORDONE , Moquette, sorrisi e videotape

MATTEO BORDONE

I casi strani della vita: alcuni anni fa avevo pubblicato su ‘tina il divertente resoconto di una presentazione di Isabella Santacroce firmata da un certo Alessandro Zanni. Dietro quello pseudonimo si celava Matteo Bordone, che poi sarebbe diventato il conduttore di “Dispenser” (la trasmissione radiofonica di Radio Due RAI di cui sono caporedattore) e anche il mio vicino di pianerottolo. Era destino dunque che i nostri percorsi si incrociassero. Eppure, allora, quando avevo pubblicato il suo racconto, per me non era altro che uno simpatico sconosciuto con cui comunicavo via mail. In quel periodo Matteo non aveva ancora intrapreso la carriera radiofonica e lavorava come commesso in un videonoleggio. Anzi, nella filiale locale della più famosa catena di videonoleggi del mondo, quella col logo blu e giallo. Mi sembrava un’esperienza interessante da raccontare, così gli ho chiesto di scriverne per questo numero di ‘tina. Volevo un breve racconto, ma mentre lo preparava Matteo ha scoperto di avere parecchie cose da dire sull’argomento, così il testo si è trasformato in un lungo resoconto diviso a capitoli, ognuno contraddistinto dal titolo di un film. Lui ci sta ancora lavorando, ma di questo work in progess mi ha anticipato i seguenti tre episodi.

MOQUETTE, SORRISI E VIDEOTAPE

A Qualcuno Piace Caldo
Nei pomeriggi nuvolosi di primavera siamo chiusi nel negozio gialloblù e speriamo che non piova. Perché se c’è tempo variabile, se ci sono avvisaglie, la gente educatamente affluisce verso di noi come insetti che cercano un riparo sotto le tettoie. Invece se il cielo si fa buio di pomeriggio, se comincia a piovere davvero a goccioloni, se per caso si scatena uno dei primi temporali elettrici dell’anno, allora cambia tutto: fremono, friggono, vibrano di fretta come un alveare abbattuto dal vento, battono prima le mani sul bancone, poi si arrendono a non chiedere più nulla, arraffano qualsiasi porcheria prima che tu abbia il tempo di rimetterla sullo scaffale e non li tieni più. Non è bello servire dei tossici, soprattutto se hanno le scarpe bagnate e poi devi pulire per terra. Per questo buttiamo un occhio fuori di continuo e facciamo gli scongiuri che non piova prima di sera. Con la faccia preoccupata dei marinai che fissano le nuvole, diciamo frasi come: “La vedo molto male, ragazzi. Io dico che tra un’ora qua è l’inferno”.
Arrivano regolarmente delle cassette promozionali che dovremmo mettere su tutto il giorno, a rotazione. Il contenuto è un notiziario sulle uscite della settimana o del mese, un’americanata che anche agli americani garantito che ‘sta roba fa vomitare e prima o poi si ribellano. Questo notiziario della marchetta, capitanato da una coppia lei/lui, non è esattamente imposto al negozio, ma caldamente consigliato (per quello che ho capito). I due sono giovani da pubblicità e sorridono senza motivo, anche quando parlano di Boldi e De Sica. A volte li mandano come testmonial anche alle inaugurazioni delle nuove sedi della catena. Alcuni di noi ci sono stati qualche volta e li hanno conosciuti. Pare che passino il tempo a chiedere scusa ai commessi e dire cose tipo “Non è colpa nostra!”, oppure “Lo vedete che siamo persone normali?”. Eppure quella roba lì, tutto quell’entusiasmo da Telethon, oltre i venti secondi dello spot di un detersivo è già a rischio nausea; figuriamoci delle mezz’ore rotanti tutti i giorni. Qui dipende se il tuo SM è munito di cervello o è un fanatico cravattalarga che esegue gli ordini. Per fortuna da noi c’è Alessandro, che applica il libero arbitrio alla gestione del negozio. Solo certi sabati che c’è molto casino e ci viene da fare gli istituzionali (il sabato è la grande soirée del videonolo), li mettiamo su per qualche ora. Poi non li sopportiamo più e li infiliamo in un cassetto. La gente, quando sente che smettono di parlare, sembra sollevata (ma c’è sempre quello che dice: “Perché l’avete tolto che stavo seguendo?”).
In genere mettiamo sempre film che ci piacciono, roba bella, bei filmoni che fa piacere imparare a memoria anche solo sentendo l’audio mentre fai altro. La decima volta non c’è bisogno di vedere tutto. Magari sei chinato che stai ravanando in mezzo ai popcorn con le spalle allo schermo più vicino, ecco, quando senti la concitazione salire tra i soldati ti metti in preallarme, poi nel preciso istante in cui risuona sulla moquette blu la battuta “Sono nelle fottute pareti!”, giri la testa o ti alzi e ti godi il trappolone degli alieni collosi di Aliens. Oppure del capolavoro massimo della tua adolescenza vedi l’inizio, poi ti sporgi solo un secondo nella corsia centrale per il furgoncino dei libici incazzati o per le parole “Hey tu porco levale le mani di dosso”. E ogni volta puoi tornare a quello che stavi facendo con un mezzo sorriso in più.
Ma se per caso capitiamo in turno insieme almeno due tra Alessandro, Mario e il sottoscritto, e magari è uno di quei pomeriggi scuri che minaccia di piovere, mentre facciamo gli scongiuri contro l’acquazzone parte la strategia del classico intramontabile. Chiaro che non si possono mettere mattonazzi d’autore perché A-ce ne sono pochi in catalogo; B-fa snob; C-spiazzano i clienti che non sanno che film sia e rimangono asciugati tra le corsie D-devi lavorare, ti serve il ritmo e il cinema d’autore spesso ne ha poco. Quindi ci vuole un classico hollywoodiano, uno di quegli esempi innegabili di eccellenza industriale che non gli puoi dire niente e lo rivedi quaranta volte sempre di gusto. Per esempio possiamo mettere Psycho. Oppure Via col vento, ma non si riesce mai a vederlo per intero. Ma il nostro preferito è sempre lo stesso, non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Ci si guarda con complicità, uno di noi svicola verso quello scaffale, quella fila, una di quelle due cassette che cerchiamo di alternare per non consumarle troppo. Il lavoro va avanti e facciamo finta di niente. Segui le fasi salienti con le orecchie di tanto in tanto, magari butti un occhio al balletto con l’ukulele. Sulla scena finale ci fermiamo tutti insieme a guardare gli schermi, dovunque siamo nel negozio. Se sono alla cassa e sto battendo uno scontrino mi distraggo dico scusi un attimo, aspetto che Jack Lemmon si tolga la parrucca e poi insieme agli altri che si sono paralizzati come me dico, dico all’unisono come se l’avessimo provata mille volte, dico a voce alta “NESSUNO È PERFETTO”. È il nostro grido di battaglia e risuona sopra le cassette i biscotti e le playstation, rotola fra le corsie e si spegne nelle fibre della moquette blu. La gente sorride e noi anche. Ci sentiamo giovani, carini e disoccupati (anche se un lavoro ce l’abbiamo).

Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo
Il drop è la scatola dove la gente restituisce da fuori senza entrare. Fuori è solo una fessura; dentro è un cubo di legno blu con uno sportello. Nel drop ci sono un sacco di cassette. Quando piovono dentro le senti cadere. Capisci dal suono che fanno se è ora di svuotare assolutamente o puoi andare avanti a fare quello che stavi facendo che tanto ce ne sono poche. Cambia la tonalità. La mattina però quando apri ce ne sono un frego. Durante il giorno di solito ce n’è uno strato medio-basso e se sei bravo lo tieni fermo allo stesso livello. Nei rarissimi giorni di vacanza, tipo a natale, che la gente è a casa che schiuma di noia e noleggia milioni di film per paura di ritrovarsi con del tempo libero, il drop si riempie al punto che le cassette non ci stanno più, tieni lo sportello aperto appositamente così può sfiatare e arrivi la mattina che ce n’è una trentina scaturite per terra; all’esterno, in compenso, il livello del mare di confezioni è talmente alto che se apri lo sportellino le vedi a livello, se infili una mano ci arrivi. Nei giorni successivi, è fisiologico, si identifica una decina di cassette rubate.
Le cassette dentro al drop si presentano in diversi modi.
A-La cassetta è stata riavvolta completamente e riposta correttamente, sia per lato che per verso (l’etichetta è verso l’alto e il nastro verso l’interno). Queste vanno prese, scaricate con la pistola e appoggiate sul bancone dalla parte vicino all’ingresso. Così i più scafati nel frattempo prendono i film direttamente da qui. Poi quando ce n’è un certo numero, uno esce fra le corsie e li rimette a posto.
B-La cassetta è stata riavvolta, ma è a faccia giù o girata dall’altra parte. Tu la raddrizzi, richiudi il coperchio, la scarichi con la pistola eccetera.
C-La cassetta è dritta o storta, ma non è riavvolta. Allora la prendi, la spari nel riavvolgitore e torni a fare altro. Quando il riavvolgitore ha finito fa clack come un tostapane e lo sportellino si apre.
D-La cassetta non è quella giusta, cioè sul contenitore c’è scritto Caro Diario e dentro c’è Ferie d’Agosto. Allora cerchi Ferie d’Agosto e magari lo trovi tra i restituiti e dentro ci trovi Caro Diario. Vuole dire che qualcuno ha noleggiato due film e li ha scambiati. Magari non la trovi perché uno l’ha restituito e uno lo deve ancora vedere. Allora devi telefonare.
Dbis-La cassetta non è quella giusta e al posto di quella giusta c’è un porno. Caso molto complicato. Cosa fai? Telefoni? E se risponde la madre? La fidanzata? La moglie? Se è di quelle nervose “dica pure a me dica pure a me”? Telefoni e se risponde una donna metti giù? E se tu parli col figlio, gli spieghi tutto e il porno ce l’ha messo il padre? Caso molto complicato. Innegabile. Va gestito con polso di volta in volta.
E-La cassetta non è una cassetta originale. È una cassetta registrata. Qui telefoni e capisci dal tempo che passa prima che il tipo passi a riprenderla e riportare quella giusta, di che tipo di cassetta si tratti. Se dopo cinque minuti è lì col sudorino in fronte e un sorriso e cento denti, probabile che sia la registrazione di quella monta particolarmente atletica che lui e la sua ragazza hanno schiacciato un mese prima. Se passa dopo un quarto d’ora, molto gentile ma teso, è un normale porno. Se passa il giorno dopo è un film qualsiasi. Se passa dopo due settimane dopo il film è Balla Coi Lupi.
F-Nella custodia non c’è una mazza. Qui devi telefonare: o trovi la sbadatona che ti chiede scusa e dice non so dove ho la testa, oppure uno sventolato duro che sostiene che non è possibile. Perché uno normale la cassetta vuota non può restituirla: a tenerla in mano, la confezione, pesa un quinto e si sente che manca qualcosa.
E-La cassetta è distrutta. Tipo che c’è il nastro fuori come una stella filante o l’etichetta strappata. Qui devi telefonare e si litiga. Quello che non restituisce a mano chiedendo scusa, è già determinato a negare l’evidenza e fare il furbo.
G-È una cassetta di Michele. Michele è un ragazzo che scrive i suoi pensieri su dei foglietti che allega ai film d’azione che noleggia. A volte i foglietti sono semplicemente infilati nel drop come fosse una cassetta postale. Le lettere sono confuse, tutte scritte anche negli angolini, piene di roba e struggenti. C’è del delirio, c’è della paranoia, ma soprattutto dichiarazioni d’amore vago alle commesse. Nessuno ha mai risposto. Certe volte Michele si ferma davanti al drop per qualche minuto, dice anche qualcosa e se apri lo sportello lo senti mormorare da fuori; poi infila e aspetta un po’ lì. Se passa del tempo prima che qualcuno vada a scavare nel drop, oppure si accorge che ci siamo accorti di lui, finge di andarsene. Va dall’altra parte della strada, dietro a un palo che essendo un palo non lo copre, con una sigaretta accesa in mano. E aspetta. Se vede che qualcuno apre e legge, non se ne va. Quindi se vuoi leggere devi accucciarti davanti al drop, che da fuori non si vede. Ma deve essere vuoto il negozio, che dentro i clienti guardano strano e fanno domande.

I Soliti Sospetti
L’indagine è andata avanti per mesi e si è arrivati a una conclusione univoca solo ultimamente. Si pensava fosse un ragazzino che voleva sviare i commessi per mettere a segno il furto di un CD di Lorenzocherubinidettoanchejovanotti, e non è escluso che alcuni episodi minori (catenelle) fossero legati a dinamiche di questo tipo; si è pensato anche a Michele stesso, quello dei bigliettini, ma non era; si è pensato a uno che non ti guarda mai in faccia e ha sempre il montgomery; ci si è chiesti se fosse una pratica diffusasi come un virus attraverso la clientela, rendendo impossibile un’incriminazione univoca capace di arrestare l’epidemia. Poi il colpevole è stato colto in flagranza di reato. Purtroppo.
Il fenomeno si verifica con una frequenza abbastanza costante, una volta ogni tre settimane circa. La sequenza è questa. C’è un film qualunque fuori posto. I film sono messi negli scaffali sempre nello stesso modo: quella che vedi davanti è la confezione originale, ma vuota; dietro ci sono una o più copie di quello stesso film nelle nostre custodie solite bianche e blu. La gente spesso non controlla che le due cose corrispondano, arriva alla cassa, ti dà il film, tu lo registri, fai lo scontrino, prendi i soldi, saluti, ringrazi, insacchetti, dopo un po’ tornano dicono guarda che volevo Gli Intoccabili e invece questo è Le colline hanno gli occhi, tu dici sì è vero questo è Le colline hanno gli occhi ma c’è scritto anche sulla scatola, lui risponde sì ma io l’ho preso dietro alla copertina degli Intoccabili, tu cominci a capire e dici mi faccia vedere. A questo punto può essere che sia soltanto un caso, che qualcuno abbia lasciato in giro il film perché non aveva voglia di tornare a metterlo a posto. Ma se la copia degli Intoccabili non si trova, e soprattutto se dietro a Le colline hanno gli occhi c’è Tutti pazzi per Mary, allora fai un buono al cliente, chiedi scusa, lo congedi e ti prepari ad affrontare una catena.
La catena è opera di un catenista. Il catenista lavora così. Il catenista sceglie una cassetta di partenza, che chiameremo A, e la mette al posto di un altro film B, di solito abbastanza lontano per genere, ordine alfabetico e spazio fisico nel negozio; a sua volta la cassetta B finirà in posizione C, la C in posizione D, la D in posizione E e così via. Il problema per te che devi sciogliere la catena è il punto in cui emerge l’anello debole. Se, secondo la più favorevole (e rarissima) manifestazione del caso, il cliente o il commesso si accorgono dello scambio a partire della cassetta A o della cassetta Z (per dire, insomma la prima o l’ultima), allora puoi ripercorrere tutti gli anelli della catena fino all’estremità opposta e rimettere a posto i film in una decina di minuti massimo. Se invece l’anello debole è in un altro punto qualsiasi della catena, si va solo in una direzione e si sistema da una sola parte, mentre dall’altra tocca rinunciare. Ma il catenista è un ossessivo e agisce in fretta, in preda a quella sua irrefrenabile furia logistica: spesso, se sei un commesso con un certo occhio, anche solo guardando una fila di espositori puoi intuire da alcune piccole asimmetrie dove sia passata la sua mano fremente.
Un giorno Alessandro si è accorto di una cassetta storta e ha cominciato a seguire la catena, mentre il ragazzo col montgomery forgiava gli anelli della stessa catena in tempo reale e sempre più in fretta, avendo mangiato la foglia quasi subito. Ma nessuno si muove meglio di un commesso su questa moquette blu e poco prima di essere raggiunto il tizio ha preso la porta ed è uscito. Un’altra volta era sabato e c’era un gran casino. Come ogni ossessivo che si rispetti, come i serial killer che esagerano a natale e prima di capodanno si fanno sparare, ha fatto deliberatamente casino, ha spostato troppi film, li ha lasciati tutti in disordine, è stato in negozio due ore col suo montgomery al cane bagnato, ci voleva un commesso a stargli dietro costantemente, abbiamo chiamato la polizia e loro sono arrivati e lo conoscevano e lui conosceva loro, hanno chiamato i genitori e lui stava zitto e fermo e si guardava i piedi ed è stato molto triste.