{"id":994,"date":"2020-04-13T17:30:37","date_gmt":"2020-04-13T15:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/tina\/?p=994"},"modified":"2020-04-13T17:31:22","modified_gmt":"2020-04-13T15:31:22","slug":"andrea-meli-in-quel-buio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/andrea-meli-in-quel-buio\/","title":{"rendered":"ANDREA MELI, IN QUEL BUIO"},"content":{"rendered":"<p>In tanti anni di attivit\u00e0 non \u00e8 mai successo che <em>\u2018tina<\/em> ospitasse degli estratti di romanzo. \u00c8 accaduto che pubblicassi racconti che poi sono diventati capitoli di romanzi, ma una serie di frammenti non consequenziali tratti da un testo integrale no. Ho scelto di farlo perch\u00e9 ho amato molto il romanzo inedito \u201cCadere\u201d di Andrea Meli e nell\u2019attesa che trovi un editore mi piace l\u2019idea di offrirne un assaggio in lettura. Meli ha creato un personaggio complesso e sfaccettato, che poco viene raccontato in letteratura. Un uomo perfettamente bisessuale che alterna una regolare vita da padre di famiglia con quella di amante che incontra uomini via chat, ma una non \u00e8 la copertura dell\u2019altra: in Claudio non c\u2019\u00e8 conflitto, non c\u2019\u00e8 ipocrisia. Separa le esperienze per il desiderio di vivere pi\u00f9 vite, incapace di scegliere (o indifferente all\u2019idea di doverlo fare). Una bipolarit\u00e0 sfacciata, che dota il testo di una costante e insopprimibile tensione.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>ANDREA MELI, IN QUEL BUIO<\/strong><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>(Estratti di <em>Cadere)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0&#8212;<\/em><\/p>\n<p>Il ragazzo di stasera indossa una maglietta bianca, jeans e scarpe da tennis. Ha detto di avere ventiquattro anni e di chiamarsi Antonio. Mi stringe la mano e sorride. Ha gli incisivi superiori leggermente accavallati.<\/p>\n<p>\u00abNon mi ricordo il tuo nome\u00bb dice appoggiandosi alla macchina.<\/p>\n<p>\u00abNon te l\u2019ho detto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAllora, come ti chiami?\u201d<\/p>\n<p>\u00abMi chiamo Claudio\u00bb. Metto le mani in tasca e decido di non toglierle pi\u00f9 da l\u00ec.<\/p>\n<p>\u00abChe si fa?\u00bb chiede Antonio. Guarda da un lato e dall\u2019altro della strada e si carezza le costole sotto la maglietta, poi mi tocca una spalla. Una macchina passa con un rumore di motoscafo.<\/p>\n<p>\u00abFacciamo due passi\u00bb dico.<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 meglio stare in macchina?\u00bb<\/p>\n<p>Fa su e gi\u00f9, con quella mano.<\/p>\n<p>\u00abVuoi stare in macchina?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abStiamo pi\u00f9 comodi.\u00bb<\/p>\n<p>Pi\u00f9 comodi. Ma dentro sar\u00e0 buio. Si vedranno i suoi incisivi storti e il dorso umido della sua lingua come una bandiera.<\/p>\n<p>Ribatto: \u00abIo vorrei fare due passi, se non ti dispiace.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abBeh, verso dove allora?\u00bb<\/p>\n<p>Dal punto in cui siamo si vedono due orizzonti uguali, entrambi lontani, intaccati da palazzi e curve, entrambi alla fine di una lunga scia di luci.<\/p>\n<p>\u00abTi va un gelato?\u00bb<\/p>\n<p>Antonio si guarda attorno e scolla dall\u2019asfalto una foglia con la punta della scarpa. \u00abNon saprei\u00bb risponde. \u00abTu vuoi proprio camminare?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAdesso s\u00ec, mi andrebbe.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPosso farti una domanda?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDimmi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTi chiami davvero Claudio?\u00bb<\/p>\n<p>Sulla sua fronte di Antonio la pelle \u00e8 butterata in due punti. Ci vorrei mettere le dita. Vorrei poter forzare e aprire.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 che cos\u00ec importante?\u00bb<\/p>\n<p>Antonio alza le spalle e un pugno di tendini gli invade il collo. \u00abSul nome mentono tutti. Tutto qui. A me poi non interessa niente.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon vedo perch\u00e9 dovrei mentire sul mio nome\u00bb dico.<\/p>\n<p>\u00abLo fanno in molti. Anche secondo me \u00e8 una cosa stupida.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPi\u00f9 che stupida, direi inutile.\u00bb<\/p>\n<p>Lui mi guarda in attesa. Guarda la strada. Ha un sorriso esausto. Sta per aggiungere qualcosa, ma cambia registro: \u00abVuoi fare due passi? Per me va bene.\u00bb Si scolla dalla macchina e sembra scegliere una direzione.<\/p>\n<p>Ma ancora non mi decido. Non so se questa \u00e8 una di quelle circostanze isolate in cui tutto quello che avviene sta a mollo di una zona franca; in cui il buon senso e la legge che lo conferma sono i barbari al confine; oppure \u00e8 ancora la realt\u00e0, dove di notte vige tutto quello che vige anche di giorno, il pianeta terra fatto di cose che si possono e non si possono fare.<\/p>\n<p>Antonio poggia nuovamente la sua mano contro la mia spalla. Su \u00e8 gi\u00f9, brevemente.<\/p>\n<p>\u00abTutto bene?\u00bb<\/p>\n<p>Muovo le dita dentro la tasca e faccio pressione contro il portachiavi. Le luci della macchina si accendono, le serrature si liberano.<\/p>\n<p>\u00abEntra\u00bb dico.<\/p>\n<p>Antonio fa il giro, monta e si sventola la maglietta dal colletto. Io lo guardo da fuori, attraverso il finestrino. \u00c8 una figura svelta, scontenta. Un animale che scrocca il tepore di una tana e si guarda attorno per accertarsi di non essere stato seguito.<\/p>\n<p>Quando lo raggiungo, lui ha le braccia conserte e sorride.<\/p>\n<p>\u00abQui \u00e8 molto meglio\u00bb dice.<\/p>\n<p>\u00abOra voglio farti io una domanda?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSe vuoi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abHai davvero ventiquattro anni?\u00bb<\/p>\n<p>Il suo sorriso cede e la sua faccia perde peso.<\/p>\n<p>\u00abD\u2019accordo\u00bb dico. \u00abNon interessa niente neanche a me.\u00bb\u00a0 Chiudo lo sportello e la luce si spegne. Ora le nostre teste sono palloncini. Volteggiano qualche secondo distanti, poi si scontrano e continuano a salire insieme, allacciate, gonfie di ossigeno e pensieri bianchi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abCiao.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCiao.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSei carino.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abGrazie.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPosso interessarti?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, sei carino anche tu.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTi va di vederci?\u00bb<\/p>\n<p>Scrivo \u00abs\u00ec\u00bb. Poi scrivo \u00abmi piacerebbe, ma per adesso non posso\u00bb. Poi scrivo \u00abno guarda, sono qui solo per amicizia\u00bb. Poi cancello e clicco su <em>rispondi pi\u00f9 tardi<\/em>. Aspetto. Dopo mezz\u2019ora il ragazzo scrive ancora.<\/p>\n<p>\u00abCi sei?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec scusa ho dovuto chiudere.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSei in compagnia?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>Guardo le foto del suo profilo. C\u2019\u00e8 lui che beve una birra. Lui che guarda l\u2019obiettivo dal fondo di un letto. Lui che prende un cazzo. Adora i maturi e i pelosi. Siamo qui per questo, vorrei dirgli. Mi chiedo cosa scatena questa voglia di avere un vecchio tra le chiappe. Alcuni scrivono: solo over sessanta. Fa uno strano effetto dichiarare di avere quarant\u2019anni e sentirsi dire \u00absei troppo giovane\u00bb. \u00c8 crudele. Hai voglia di un ragazzo e te lo immagini far finta che sei suo padre, ma quello non ha bisogno di te, non gli piaci, con un gesto da prestigiatore ti ribalta la scena e in un attimo sei tu a dire \u00abti prego.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSei fidanzato?\u00bb<\/p>\n<p>Rimando di nuovo la risposta. Aspetto. Non mi chiama pi\u00f9. Cerco di godermi il silenzio della casa. Il buio. Ci sono la culla, il fasciatoio, pacchi di pannolini nello sgabuzzino, lo sterilizzatore, le bavette, le tutine, le copertine. Sembrano invitati che aspettano di fare una sorpresa. Non avr\u00f2 tempo per questo. Non avr\u00f2 n\u00e9 tempo n\u00e9 testa. Se prover\u00f2 ad aprire il pc anche di notte, la piccola comincer\u00e0 a tossire. Potrei dal lavoro, ma non avrei i riflessi pronti. Non vedrei arrivare Carlo, con il suo gilet a scacchi e le scarpe di vernice.<\/p>\n<p>In ogni caso sto solo guardando i profili. Davide \u00e8 sempre in linea. \u00c8 uno di quelli che ha assunto la chat come accessorio della sua personalit\u00e0. Si definisce amico di uomini di cui non ha neanche sentito mai la voce. Li chiama col loro nickname e quando parla di loro ti fa sentire un estraneo rispetto al suo esclusivissimo giro.<\/p>\n<p>Mi arriva un suo messaggio: \u00abputtana, che ci fai qui?\u00bb<\/p>\n<p>Cancello il messaggio e continuo a guardare profili. Alcuni non scrivono nulla. Altri postano le loro poesie d\u2019amore, o video di Laura Pausini e Madonna. Qualcuno lancia invettive preventive contro tutti: siete tutti stronzi, siete tutti cretini, siete tutti uguali. Molti dichiarano il loro carattere impossibile: se mi vuoi mi prendi cos\u00ec come sono, se no fottiti.<\/p>\n<p>Davide mi scrive ancora: \u00abtroia \u00e8 inutile che fai finta di non essere in linea.\u00bb<\/p>\n<p>Cancello anche questo e apro il profilo di un ragazzo. \u00c8 fotografato di schiena. Ha un grosso 69 rosso tatuato tra le scapole. Si chiama <em>Viz<\/em> e ha solo un\u2019altra foto di profilo, poggiato su una ringhiera azzurra \u2013 probabilmente a Sferracavallo \u2013 e una giacca a vento bianca. Come presentazione ha postato un dialogo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mr Twittle: Cara Mrs Brownie, la noia uccide gli stupidi e ingegna i crudeli. <\/em><\/p>\n<p><em>Mrs Brownie: E gli intelligenti? Dove li mettiamo?<\/em><\/p>\n<p><em>Mr Twittle: Ha mai visto uno stupido intelligente, Mrs Brownie?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>\u00abDa dove hai preso quel dialogo?\u00bb scrivo.<\/p>\n<p>\u00abDa nessuna parte\u00bb risponde subito.<\/p>\n<p>\u00abPensi che gli intelligenti siano crudeli?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo, tutto il contrario.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDal dialogo sembra di s\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abBeh, io non sono Mr Twittle.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE chi \u00e8 allora Mr Twittle?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abO \u00e8 un crudele che pensa di essere intelligente, o \u00e8 uno stupido a cui piace essere crudele.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQuindi pensi che gli stupidi siano crudeli.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPenso che se uno \u00e8 stupido \u00e8 pi\u00f9 facile che diventi crudele.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPer\u00f2 ci sono alcuni criminali che sono tutt\u2019altro che stupidi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon parlo di criminalit\u00e0. Parlo di crudelt\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Ho gli occhi secchi e la testa pesante. Domani devo andare in ospedale. Voglio prendere la piccola in braccio. Devo andare all\u2019anagrafe. Elisa. Lei vorrebbe chiamarla cos\u00ec. Avr\u00e0 il nome scelto da lei e il cognome imposto da me. C\u2019\u00e8 una certa giustizia in questo.<\/p>\n<p>\u00abSi \u00e8 fatto tardi\u00bb scrivo. \u00abDevo andare.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abOk\u00bb \u00e8 la sua risposta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abPap\u00e0 si \u00e8 fatto male.\u00bb<\/p>\n<p>Sono le sei del mattino. Quando suona il telefono mi sveglio con i suoi capelli in bocca. Mia madre parla come se stesse descrivendo la scena di un film: mio padre si \u00e8 alzato per andare in bagno ed \u00e8 caduto. Si \u00e8 tagliato il sopracciglio e si \u00e8 fatto male al braccio. Lui dice che ha avuto un crampo alla gamba, per questo ha perso l\u2019equilibrio. Sostiene che non \u00e8 niente, per\u00f2 quando mia madre gli ha toccato il polso lui ha urlato e adesso \u00e8 gonfio.<\/p>\n<p>\u00abArrivo\u00bb dico.<\/p>\n<p>Mi vesto al buio. Intanto guardo dentro la culletta. La piccola dorme. Non capisce le parole, ma le atmosfere s\u00ec. Ne sono sicuro. E stanotte le abbiamo avvelenato il sonno.<\/p>\n<p>Mentre guido accendo il cellulare. Nessun messaggio. Preso alla sprovvista ho dato a Viz il mio numero ufficiale. L\u2019asfalto \u00e8 stato leccato. C\u2019\u00e8 freddo. Mio padre si \u00e8 rotto un polso. E io guido guardando lo schermo del telefono. Se alle otto non ho ancora ricevuto notizie lascio perdere. Guarder\u00f2 se ci sono messaggi in chat. Lascio perdere sul serio, se anche l\u00ec non trovo niente.<\/p>\n<p>I miei sono vestiti e mio padre \u00e8 in cucina. Beve il caff\u00e8 con il braccio appeso al collo, tenuto da un foulard marrone di mia madre, mentre lei gli tiene del ghiaccio sulla fronte.<\/p>\n<p>\u00abSembrate dei profughi\u00bb dico.<\/p>\n<p>\u00abVuoi il caff\u00e8?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPap\u00e0, andiamo in ospedale. Al caff\u00e8 ci pensi poi.\u00bb<\/p>\n<p>Gli tolgo la tazzina dalle mani. Lui protesta, ma appena gli tocco il braccio si zittisce. Mia madre va ad aspettarci in pianerottolo con le chiavi di casa e la pezza ghiacciata in mano. Sta per chiudere, ma la fermo.<\/p>\n<p>\u00abChe devi fare?\u00bb mi chiede.<\/p>\n<p>\u00abLa pip\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>Vado dritto in camera mia. Apro il cassetto e lo trovo l\u00ec. Provo ad accenderlo, ma dopo quattro mesi di inattivit\u00e0 la batteria si \u00e8 scaricata. Mentre torno indietro penso che dovrei tirare l\u2019acqua per maggiore credibilit\u00e0. Ma lascio stare.<\/p>\n<p>Al pronto soccorso ci sono milioni di persone prima di noi. Io e i miei ci mettiamo in disparte e aspettiamo. Vado alla macchinetta del caff\u00e8. Prendo un macchiato per me e un t\u00e8 per mia madre. Intanto faccio cambio di batteria. Se lei dovesse chiamarmi adesso, le dir\u00f2 che non c\u2019era campo. Scorro i vecchi contatti. Li salvavo con dei numeri, invece che col nome. Il 3 era un feticista dei piedi. Voleva che andassi da lui dopo avere camminato una giornata sana e avere sudato. Il 7 non parlava neanche. Forse ci dicevamo \u00abciao\u00bb. Abitava in corso Calatafimi alta, in una casa piena di stucchi e arazzi. Ogni volta che entravo in quelle stanze sentivo lo stimolo di tossire. Mi offriva un bicchiere d\u2019acqua. Mi dava il culo. Usava delle tovagliette da bidet umide di acqua calda per pulirci. Mi salutava con un bacio sulla guancia.<\/p>\n<p>Mia madre mi chiama. Faccio di nuovo il cambio di batteria e li raggiungo.<\/p>\n<p>\u00abScusa, c\u2019era la fila.\u00bb<\/p>\n<p>Lei beve un sorso di t\u00e8 e poi lo lascia su un ripiano. Mio padre si \u00e8 addormentato con il mento sul petto.<\/p>\n<p>\u00abCome dobbiamo fare con tuo padre?\u00bb<\/p>\n<p>Mi guarda come se lo stessimo perdendo. Come se si stesse sgretolando.<\/p>\n<p>\u00abLegarlo al letto?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPerde colpi\u00bb dice mia madre. Riprende il t\u00e8 dal ripiano e d\u00e0 altri due sorsi. \u00abE diventa testardo. La vecchiaia lo sto facendo diventare un mulo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQuando si romper\u00e0 tutte le ossa lo capir\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Mio padre si sveglia. Mia madre gli porge il t\u00e8. Anche lui beve due sorsi e lo posa. Intanto mi arriva un sms di lei. Le rispondo che la richiamo quando abbiamo fatto. Per fortuna \u00e8 domenica e non devo avvertire Carlo.<\/p>\n<p>Tocca a noi. Il polso \u00e8 rotto in due punti. Il sopracciglio se la cava con dei cerotti che sostituiscono l\u2019ago. Quando usciamo c\u2019\u00e8 luce e fresco. Butta qualche goccia di pioggia, ma non \u00e8 niente di che. Mentre guido tengo di nuovo il cellulare in mano. Sono quasi le otto. Nulla per tutto il tragitto. Mio padre parla a vanvera dei condomini. Dice che quando si \u00e8 rotto la gamba sono venuti tutti a trovarlo, mentre lui voleva starsene solo; che spera di non incontrare nessuno e che si barricher\u00e0 in casa fin quando non gli sar\u00e0 passato tutto.<\/p>\n<p>Quando siamo sotto casa, mia madre mi ferma. \u00abSaliamo da soli, vai tranquillo.\u00bb<\/p>\n<p>Guido fino a casa guardando lo schermo. Quando arrivo, Elisa guarda il soffitto e i suoi pendaglietti di legno a forma di farfalle. Lei \u00e8 in bagno, seduta, che si tira le sopracciglia davanti a uno specchietto.<\/p>\n<p>\u00abCome sta tuo padre?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSta meglio di me.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abRimettiti a letto dieci minuti.\u00bb<\/p>\n<p>Una volta sotto le coperte mi abbasso le mutande fino alle ginocchia e mi masturbo piano. Vengo poco, dentro il palmo della mano. Mi asciugo con la maglietta e aspetto di riprendere sonno. Nell\u2019altra mano ho ancora il cellulare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non vedo Davide da giugno. La luce invernale gli rende la faccia pi\u00f9 secca. Ha anche un filo di barba bianca. Porta una coppola viola in pendant con la sciarpa.<\/p>\n<p>Ci sediamo al bar e per prima cosa mi chiede una foto della piccola.<\/p>\n<p>\u00abNon ne ho\u00bb dico.<\/p>\n<p>\u00abSei tremendo. Non hai una foto di tuo figlio?\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 una bambina.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQuello che \u00e8. Che padre sei?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLe ho a casa le foto. Ne ho anche troppe.\u00bb<\/p>\n<p>Davide si toglie la coppola. Al centro della testa ha un cerotto bianco. Si muove come se non ne avesse idea.<\/p>\n<p>\u00abChe hai combinato?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abIn che senso?\u00bb<\/p>\n<p>Gli indico il cerotto e lui si mette una faccia sbadata, piena di storie che si ripetono tutte uguali. Mi chiede con gli occhi di lasciare stare.<\/p>\n<p>\u00abVi siete menati di nuovo?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAscolta amore. Io e Jean non ci meniamo, ok? Per\u00f2 lui rompe il cazzo con tutte le sue menate, e tira e molla, e certe volte esagera. Tu non esageri mai? Vorrei vedere con uno come me se a un certo punto non esageri. Avr\u00e0 anche ragione. Per\u00f2 se esagera, io salto su, non posso farci nulla.\u00bb Adesso si \u00e8 tolto anche la sciarpa; continua: \u00abe va a finire che, esagero io, esagera lui, ce le diamo. \u00c8 un graffio, passa in due giorni.\u00bb<\/p>\n<p>Tira su un dito e chiama il cameriere. Ordiniamo due caff\u00e8.<\/p>\n<p>\u00abTu e Jean non state insieme da almeno cinque anni\u00bb dico.<\/p>\n<p>\u00abStare insieme, non stare insieme. C\u2019\u00e8 un legame, amore. Non so dirti altro.\u00bb<\/p>\n<p>Per qualche secondo restiamo in silenzio. Quando ho conosciuto Davide, Jean era il fantasma di tutti i suoi discorsi. Persino quando ha portato a termine il pompino che <em>assolutamente<\/em> doveva farmi, ha detto che Jean gli avrebbe messo cinque.<\/p>\n<p>\u00abMa dimmi di te\u00bb dice Davide quando arriva il caff\u00e8. \u00abNovit\u00e0?\u00bb<\/p>\n<p>Gli racconto degli orari sballati, della piccola che ancora stenta anche a sorridere, di lei e del suo umore.<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec tesoro, ma per il resto?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCosa?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abOh andiamo ciccio, lo sai.\u00bb<\/p>\n<p>Con due dita si gratta lungo il perimetro del cerotto. Ne stacca un bordo. Intravedo un lungo solco rosso scuro.<\/p>\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 nessun resto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTi pare brutta?\u00bb Davide si china e mi mostra la ferita. Sembra procurata dal bordo di qualcosa. Non tirata da lontano, ma tenuta salda in mano e picchiata contro la sua pelata. Ci avvicino un dito e la tocco. \u00c8 calda e sembra infiammata.<\/p>\n<p>\u00abMa che avete combinato?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDici che dovrei metterci qualcosa?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDico che tu e Jean dovreste imparare a parlare.\u00bb<\/p>\n<p>Davide sorride. A quanto ne so Jean \u00e8 stato il suo primo amore. Un architetto francese, amante della barca a vela, dei gatti e di Charlie Chaplin. Uno che va e viene da Lione, e che sembra esistere solo quando \u00e8 qui. Uno che a novembre usa i sandali e parla un italiano perfetto, per\u00f2 Davide lo chiama <em>Dav\u00ec<\/em>.<\/p>\n<p>\u00abTesoro, non cambiare discorso. Hai fatto incontri interessanti?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNessuno, a parte te.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abHo capito, non vuoi parlare.\u00bb<\/p>\n<p>Con il dito raccolgo il fondo del caff\u00e8. Guardo Davide e poi fuori. Sento un impellente senso di fame. Alle due e mezza devo chiamare Viz.<\/p>\n<p>\u00abDavide, ti pare che se avessi qualcosa da dire non te la direi?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon so come tua moglie non ti abbia ancora sgamato. Sei una sega a mentire.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abFiniscila\u00bb dico con il dito in bocca.<\/p>\n<p>\u00abDimmi almeno come si chiama.\u00bb<\/p>\n<p>Si \u00e8 rimesso la sciarpa e la coppola. L\u2019ombrello invece \u00e8 giallo. Si alza e lascia due euro sul tavolo. Mi fissa, in piedi, poggiato al manico.<\/p>\n<p>\u00abSi chiama Viz\u00bb dico.<\/p>\n<p>\u00abQuanto siete carini\u00bb mi dice e prima di andare mi bacia sulla bocca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Davide mangia di corsa e parla mentre mangia.<\/p>\n<p>\u00abLascialo perdere, \u00e8 un ragazzino\u00bb dice.<\/p>\n<p>\u00abHa ventitr\u00e9 anni.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abOh cielo, davvero? Allora scusa tesoro, mi sono sbagliato a fare i conti. Ora che me lo dici, s\u00ec, hai ragione, ha ventitr\u00e9 anni, \u00e8 una donna matura, quasi in menopausa.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSmettila, non \u00e8 cos\u00ec bambino come pensi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCosa ti fa per farti impazzire?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTi prego.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAmore mio, io i ventitreenni li conosco. Sono giovani, elastici, instancabili, superdotati e vanno all\u2019universit\u00e0. Quali di queste caratteristiche ti ha fatto <em>innamorare<\/em> di lui? E, ti prego, risparmiami la storia dell\u2019universit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Davide parla anche ad alta voce ed \u00e8 uno stronzo finocchio che sa sempre tutto e ha fatto tutto prima di tutti, meglio e con benefici maggiori.<\/p>\n<p>\u00abIo non sono innamorato di lui.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo, davvero.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCredimi, non sono affatto innamorato.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDavvero, non lo sei affatto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLo sapevo che non dovevo parlartene.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9? Perch\u00e9 cos\u00ec saresti stato felice nella convinzione di stare vivendo un bellissimo sogno una volta ogni quanto? tre settimane?, per mezz\u2019ora, dentro la tua macchina, senza neanche abbassarti le mutande fino a terra?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon l\u2019abbiamo mai fatto in macchina.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abOk, ok, allora vi dichiaro marito e moglie.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPer la cronaca, ti ripeto: io non sono innamorato.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abGi\u00e0. Io invece sono vergine.\u00bb<\/p>\n<p>Vorrei potergli dire che lui \u00e8 l\u2019ultima persona al mondo che pu\u00f2 farmi certi discorsi, che \u00e8 una testa di cazzo che si fa menare da un frocio francese con il cazzo minuscolo, che l\u2019ha presa tante volte nel culo che tra le sue chiappe ci si pu\u00f2 parcheggiare una bicicletta, e vorrei cucirgli quel sorriso del cazzo che si \u00e8 appena messo, di quello che capisce sempre tutto e che non accetta n\u00e9 le menzogne n\u00e9 le verit\u00e0, se non \u00e8 stato lui a pensarle per primo.<\/p>\n<p>\u00abNon dovevo parlartene.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAmore, se volevi sentirti dire quello che volevi sentirti dire, allora s\u00ec, hai sbagliato persona. Mi hai chiesto un parere, giusto? Beh, io ti dico che ti stai mettendo nella merda. Non puoi gestire moglie, figlia e, scusami se insisto, altro figlio. Hai quasi quarant\u2019anni. Capisco che hai le palle che ti scoppiano e tutte le tue sane pulsioni, ma ecco, trattale come pulsioni. Ti fai un giro al porto, ti trovi uno, due, cinque cazzi, ma poi te ne torni a casetta.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSenti, dimentica quello che ti ho detto. Non \u00e8 niente.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNiente? Non \u00e8 niente? Amore, non mi chiami mai. Neanche un cazzo di messaggio. Poi di punto in bianco dobbiamo parlare e tiri fuori sto ragazzino. E se non sbaglio \u00e8 lo stesso che ti ho cavato dalla bocca due mesi fa. Una scopata non dura due mesi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLa tua dura da anni.\u00bb<\/p>\n<p>Sta per rispondermi, ma gli squilla il cellulare. \u00abParli del diavolo\u00bb dice, e poi risponde. Parla in italiano. Dice in francese solo <em>oui<\/em> e <em>\u00e7a va<\/em>. Poi: \u00abcome cazzo hai fatto?\u00bb e ancora \u00abcome dici tu, hai ragione tu\u00bb e ancora, prima di chiudere \u00abti vengo a prendere se mi gira\u00bb Quando riattacca mi chiede scusa, si mette a ridere e si accarezza la barba.<\/p>\n<p>\u00abEra Jean?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abHa perso il volo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCome ha fatto?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abHa fatto che \u00e8 un testa di cazzo, ecco che ha fatto. Arriva all\u2019una di notte o peggio. Non lo so.\u00bb<\/p>\n<p>Non mi guarda neanche negli occhi come fa sempre. Beve un sorso d\u2019acqua e torna serio. Io gli chiedo scusa.<\/p>\n<p>\u00abPer cosa?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPer Jean. Quella battuta. Era una battuta poco carina.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLascia perdere, hai ragione. Il mio pulpito non \u00e8 adatto a questa predica, per\u00f2\u2026\u00bb si ferma. Restiamo in silenzio davanti alle briciole nei piatti vuoti.<\/p>\n<p>\u00abPer\u00f2 cosa?\u00bb<\/p>\n<p>Davide guarda fuori, oltre la mia testa, e sembra che abbia realizzato qualcosa in questo istante.<\/p>\n<p>\u00ab\u2026per\u00f2 in qualunque modo vada con Jean, siamo sempre in due, io e lui, lui e io. Possiamo anche ammazzarci, ma per quanto ne so non gliene fregherebbe un cazzo a nessuno\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Taglio i capelli ogni due settimane. Quando si alzano di un centimetro la mia testa mi sembra enorme. Ogni due settimane riporto tutto al minimo e poi mi faccio uno shampoo. Mi piace sentire l\u2019acqua sulla testa quasi scoperta. Mi piace dare un colpo di asciugamani e trovarmi asciutto.<\/p>\n<p>Ogni due settimane do una sistemata anche alla barba. Ho dei peli bianchi sul mento. Dei peli bianchi sulle basette. Sono pochi e quasi invisibili. Mi trovo spesso intento, durante il giorno, a rovistare nella mia faccia in cerca di un pelo pi\u00f9 lungo da tirare. A volte sto molti minuti su un unico pelo. Lo separo dal resto della barba. Lo tiro. Ci gioco. Fin quando non cede e me lo ritrovo in mano, con tutta la radice. A volte \u00e8 bianco. Altre volte \u00e8 nero. Ci sono peli pi\u00f9 spessi di altri. Alcuni sono piatti e sfibrati. Immagino di vederli al microscopio e scoprire che hanno la forma di un ramo secco o di una radice.<\/p>\n<p>Mi piace anche passarmi la mano sulla testa e sentire la curva del cranio. Il piccolo scalino tra le placche, sulla sinistra. Ci passo il dito lentamente e mi rilasso. Immagino il buio dentro di me, tra i miei organi.<\/p>\n<p>E quando prendo in braccio Elisa, sento ci\u00f2 che nasconde la sua bellezza. Le bacio la pancia bianca. La bocca. Lei adesso ride come se avesse capito cosa vuol dire. Soprattutto quando la guardo e storpio la voce per renderla simile ai suoni delle favole. Anche se ancora Elisa non sa nemmeno di esistere. Quando succede, quando ride divertita mentre le stropiccio quel corpo perfetto, allora io immagino il buio che c\u2019\u00e8 anche dentro di lei.<\/p>\n<p>In quel buio, nel mio e nel suo, trovo le ragioni per restare a casa quando vorrei andare; trovo la proporzione che mi serve per stare a met\u00e0 tra qui e l\u00ec, tra mia moglie e Viz.<\/p>\n<p>\u00c8 come temperare l\u2019acqua ghiacciata con l\u2019acqua bollente.<\/p>\n<p>Quello che c\u2019\u00e8 in mezzo \u00e8 una sottrazione.<\/p>\n<p>Il quadrato che non entra nel cerchio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In tanti anni di attivit\u00e0 non \u00e8 mai successo che \u2018tina ospitasse degli estratti di romanzo. \u00c8 accaduto che pubblicassi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-994","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numeri"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/994","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=994"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/994\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1003,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/994\/revisions\/1003"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=994"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=994"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=994"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}