{"id":993,"date":"2020-04-13T17:28:03","date_gmt":"2020-04-13T15:28:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/tina\/?p=993"},"modified":"2020-04-13T17:31:35","modified_gmt":"2020-04-13T15:31:35","slug":"michele-crescenzo-ospite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/michele-crescenzo-ospite\/","title":{"rendered":"Michele Crescenzo, Ospite"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessi trovare una definizione per Michele Crescenzo credo che lo identificherei come \u201chooligan della letteratura\u201d, perch\u00e9 \u00e8 difficile incontrare un lettore pi\u00f9 appassionato e preparato di lui. Nel corso degli anni mi \u00e8 capitato di incrociare Michele in qualsiasi tipo di manifestazione: nei festival, nelle fiere del libro, alle presentazioni in libreria, agli aperitivi letterari, ai reading nei centri sociali. Se c\u2019\u00e8 un evento interessante in citt\u00e0 la probabilit\u00e0 di incontrarlo \u00e8 altissima. Michele ha saputo incanalare questa passione anche in forma attiva, fondando insieme a due amici la rivista letteraria \u201cCadillac\u201d e lavorando al progetto di un sito web letterario che si preannuncia di grande utilit\u00e0, ma che \u00e8 ancora in fase di elaborazione. Come scrittore Michele \u00e8 metodico e molto attento. Dedica ogni mattina una o due ore alla scrittura prima di recarsi al lavoro e riscrive i propri racconti un\u2019infinit\u00e0 di volte, sempre alla ricerca della versione pi\u00f9 vicina ai suoi (elevatissimi) ideali. Lo dimostra anche questo breve testo dal sapore nordamericano, una storia che contiene gli echi di un romanzo e che l\u2019autore sceglie invece di condensare in una scena marina di grande profondit\u00e0 e fascino.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>Michele Crescenzo,\u00a0<\/strong><em><strong>Ospite<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>A Diego<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abVoglio vedere il salto della balena! Hai capito?\u00bb Mi volto e vedo una bambina strapazzare il braccio di una donna, che, senza smettere di parlare al cellulare, le risponde che baster\u00e0 avere un po\u2019 di fortuna. La piccola inclina la testa: \u00abcome&#8230; fortuna?\u00bb<\/p>\n<p>Strizzo gli occhi e mi sposto per guardarle meglio, non mi incuriosiscono solo perch\u00e9 sono italiane come me ma anche perch\u00e9 sembrano le uniche che danno segnali di vita in questa fila di turisti annoiati, a corto di parole, fermi in un&#8217;attesa sonnacchiosa.<\/p>\n<p>Non posso esserne sicuro al cento per cento ma scommetterei che quelle due sono madre e figlia; sono entrambe magre e slanciate, hanno i capelli legati in una coda di cavallo, indossano lo stesso tipo di giacca a vento e hanno perfino l\u2019identico modo di tamburellare le dita sulla gamba destra e iniziare le frasi con &#8220;voglio&#8221; o &#8220;avevi detto\u201d. La donna \u00e8 infastidita, alza la mano a mo\u2019 di minaccia poi fruga nella borsa e afferra un tablet. Lo passa alla bambina che inizia a giocarci facendo rientrare la fila nel silenzio.<\/p>\n<p>Sotto una pensilina rossa un piccolo gruppo di persone ascolta il notiziario argentino. Qualcuno dice qualcosa e tutto il gruppetto scoppia in una sonora risata. Volto lo sguardo dall\u2019altro lato, verso l\u2019oceano. Piccole creste avanzano lentamente verso riva. Una figura minuscola maneggia delle funi su una barca in lontananza. Il vento riempie il suo maglione rosso e lo gonfia come una piccola vela.<\/p>\n<p>In fondo alla fila due uomini con una divisa blu finalmente si spostano di lato e fanno muovere i primi passeggeri.<\/p>\n<p>Avanzo di circa due metri, proprio in una zona toccata dal sole ancora basso della Patagonia. Frugo nelle tasche della giacca in cerca degli occhiali scuri ma non li trovo. Mi sfilo lo zaino dalle spalle e urto accidentalmente un ragazzo, un altro viaggiatore solitario.<\/p>\n<p>Gli chiedo scusa, lui smette di leggere l\u2019edizione anglosassone di Rayuela di Julio\u00a0Cort\u00e1zar, e inizia a parlarmi in inglese. Si sar\u00e0 presentato gi\u00e0 diverse volte, perch\u00e9 le parole sembrano ripetute a memoria, con pause e citazioni. Con quel faccione giovane e coperto da una barbetta incolta mi racconta che \u00e8 della provincia di Manchester, appassionato di letteratura sudamericana. Deciso a risalire la Route 40 come Guevara. Ha scelto l&#8217;Argentina perch\u00e9 una persona \u201c\u00e8 attratta dai posti in fondo al mondo perch\u00e9 pensa che l\u00ec potr\u00e0 trovare quello che \u00e8 in fondo a s\u00e9 stesso\u201d.<\/p>\n<p>Queste ultime parole si fissano nella mente e ignoro tutte le altre frasi a effetto. \u00c8 per questo che sono qui? A chilometri di distanza dalla mia azienda? Sono qui per arrivare fino in fondo a me stesso e poter affrontare al meglio questa mia nuova e indesiderata libert\u00e0?<\/p>\n<p>La fila torna a muoversi ma il ragazzotto inglese continua a parlare senza sosta. Gli unici che riescono a interromperlo sono gli uomini in divisa che ci consegnano dei giubbotti di salvataggio arancioni che lui cautamente tasta, scuote e mette accanto all\u2019orecchio con fare esperto.<\/p>\n<p>Ci indicano un\u2019imbarcazione bianca, oltre il piccolo molo, a un centinaio di metri da noi, ferma su tronchi affossati su sabbia nerastra.<\/p>\n<p>Il ragazzo inglese scatta veloce verso la barca, si aggrappa alla piccola scaletta di legno e si innalza con un veloce movimento addominale. Tanto vigoroso quanto buffo. Rido senza farmi notare e lo seguo.<\/p>\n<p>Il capitano &#8211; capelli bianchi e faccia bruciata dal sole &#8211; mi stringe forte la mano e mi d\u00e0 il benvenuto. Ha una stretta ferma, col braccio rigido, la spina dorsale dritta e lo sguardo fisso sui miei occhi.<\/p>\n<p>La barca sembra vecchia e troppo piccola per dieci persone. La verniciatura bianca \u00e8 sbiadita e scrostata, e ci si pu\u00f2 sedere solo sulle panchine lungo tutto il bordo.<\/p>\n<p>Mi guardo intorno per cercare un posto. Il ragazzotto inglese mi fa un cenno indicandomene uno libero accanto a lui. Appena mi siedo mi indica la persona in cabina, una quarantenne magrissima con una divisa sbiadita. Mi fa notare lo scarabeo in oro nei suoi capelli schiariti dal sole, quello \u00e8 un portafortuna che viene usato dalle donne che vanno in mare. L\u2019ha letto in un libro di Sepulveda. Annuisce con fare soddisfatto e riprende il suo monologo proprio dal punto in cui era stato interrotto. La sua \u00e8 la storia di chi si avventura lontano da casa come un pellegrino, un esploratore, un uomo del destino, ed \u00e8 sicurissimo che durante questo viaggio far\u00e0 tanti incontri indimenticabili.<\/p>\n<p>Quando finisce di parlare, rimaniamo entrambi in silenzio. Mi giro intorno. Alcuni ventenni spagnoli scattano foto buffe sulla prua mimando il film Titanic. Due coppie di signorotti americani &#8211; gli uomini con calzoni corti e cappello a tesa larga da sceriffo e le donne con tute scure Adidas &#8211; si confrontano su cosa utilizzare per il mal di mare. Quando il mio sguardo ritorna su di lui, il ragazzo \u00e8 l\u00ec, con un&#8217;espressione attenta e curiosa, in attesa di conoscere la mia di storia.<\/p>\n<p>Gli mento. Non gli parlo n\u00e9 di Elisa n\u00e9 che questo viaggio era uno dei miei tanti tentativi falliti per rimettere insieme\u00a0i cocci\u00a0del nostro matrimonio. Non gli dico che non avrei riavuto indietro i soldi e comunque preferivo fare questo tour dell&#8217;Argentina da solo piuttosto che andare a vivere subito in quel monolocale.<\/p>\n<p>Il mio racconto improvvisato si interrompe perch\u00e9 sento delle piccole urla dietro di noi. La bambina italiana muove le braccia, sbatte i piedi per terra e domanda, tra l\u2019agitato e l&#8217;ingenuo, dove si trovi il pulsante per far uscire la balena.<\/p>\n<p>La madre cerca di tenerla buona ma \u00e8 nervosa. Lo noto dalla tensione del labbro inferiore, dalla vibrazione della narice.<\/p>\n<p>Proprio in quel momento il capitano si cala con una corda verso l&#8217;esterno della barca. D\u00e0 una botta a mano aperta a un grosso salvagente arancione. Poi lo tasta. La sua capigliatura arruffata, corta e scolorita, la sua figura scarna e la linea dritta delle spalle sembrano quelle di un ragazzo. Come se il suo sviluppo, il suo stesso spirito si fossero arrestati in qualche estate della giovinezza. L\u2019uomo cammina con passo sicuro fino al centro della barca. Si alza in piedi su di un vecchio sgabello, senza dire nulla.<\/p>\n<p>I turisti lo notano, le ragazze spagnole ridacchiano facendo qualche battuta indicando il pantalone rattoppato.<\/p>\n<p>Il capitano non dice una parola fin quando i passeggeri non smettono di parlare e ridacchiare. Poi ci spiega che conosce solo lo spagnolo e un po\u2019 d\u2019inglese ma che le parole, per le prossime due ore saranno completamente inutili.<\/p>\n<p>Uno degli anziani americani, si toglie gli occhiali scuri placcati d&#8217;oro, alza la mano e chiede, con aria boriosa quali siano i posti migliori per l\u2019avvistamento. Lui allarga le braccia. Dipende dalla balena, da dove decider\u00e0 di spuntare.<\/p>\n<p>&#8220;Non \u00e8 giusto, io volevo la business class&#8221;. Scherza il ragazzo inglese imitando l\u2019accento americano.<\/p>\n<p>Alcuni ridono. L&#8217;anziano fa una smorfia di disappunto. Altri si fanno tradurre o spiegare la battuta.<\/p>\n<p>Il capitano fa un cenno alla donna nella cabina di comando. Lei annuisce. Alcuni uomini spingono la barca verso il mare. In pochi minuti ci sentiamo scivolare verso il basso poi rialzare, solcando le onde della costa.<\/p>\n<p>La barca oscilla nell\u2019acqua, strofina contro i piloni i sacchi di iuta per attutire i colpi poi si stabilizza. Siamo sull\u2019oceano Atlantico.<\/p>\n<p>Il primo suono che colpisce le orecchie \u00e8 proprio la completa assenza di rumore e la prima sensazione \u00e8 quella di inquietudine. Di mancanza. Il silenzio sembra diffondersi tutt&#8217;intorno fino a sommergermi.<\/p>\n<p>Due\u00a0gabbiani\u00a0seguono l\u2019imbarcazione muovendo freneticamente le ali, poi scendono improvvisamente come se volessero controllarla dal basso. Il capitano lancia qualcosa simile ad un anguilla in aria, loro la lasciano cadere in acqua poi strillano e si azzuffano per contendersela.<\/p>\n<p>Un ragazzo spagnolo fa finta di lanciarsi in mare e una ragazza &#8211; capelli lunghi e scuri, canottiera attillata, anelli d\u2019argento su tutte le dita &#8211; fa un urlo e lo tira a s\u00e9. Un loro amico, seduto accanto, fa una battuta e tutto quel gruppo ride.<\/p>\n<p>Il ragazzotto inglese cerca frettolosamente qualcosa nel suo zaino, dopo poco prende la guida dell\u2019Argentina e la sfoglia. Mi indica un lontano punto della scogliera a forma di piramide ed esclama fiero: \u00abPuerto Piramides\u00bb.<\/p>\n<p>Mi sussurra che lui sta alloggiando in quel piccolo villaggio e che proprio ieri ha preso il sole a trenta metri da una colonia protetta di leoni marini e pinguini. Entusiasta mi chiede di fargli una foto ricordo. Mi d\u00e0 la sua Canon e si mette in posa, con il profilo cespuglioso e paffuto che guarda verso l&#8217;orizzonte. Mi alzo e l&#8217;odore di salsedine mi investe a folate, come se me lo stesse soffiando addosso un ventilatore.<\/p>\n<p>Il capitano si alza dalla poppa della barca e ritorna al centro. Incrocia le mani e rimane in silenzio. Pian piano, come prima, smettiamo tutti di parlare.<\/p>\n<p>La bambina gli \u00e8 accanto, lo guarda e dice: \u00abIo\u2026Io voglio vedere il salto della balena!\u00bb<\/p>\n<p>Lui le sorride. Le siede accanto. Con poche parole e indicando la madre, lei e la barca le spiega che le balene franco-australi arrivano nel golfo della penisola di\u00a0Vald\u00e9s per partorire, per nutrire e per insegnare ai piccoli a procurarsi il cibo. Bisogna quindi restare in silenzio per permettere loro di percepire solo il movimento della barca e avvicinarsi incuriosite.<\/p>\n<p>Silenzio per attrarre, per incontrarsi. Per incuriosire. Proprio l&#8217;opposto di quello che ho fatto con lei.<\/p>\n<p>Chiudo gli occhi e penso a Elisa. A quel modo rigido di sedersi davanti allo psicologo di coppia e di asciugarsi le lacrime con il dorso della mano macchiandosi le nocche di mascara. Quelle lacrime le uscivano sempre, ad ogni seduta. Era l&#8217;unico modo che conosceva per farmi stare zitto, per farmi rimanere in gola tutte le parole, i buoni propositi, i tanti tentativi di riavvicinamento, come quello stupido corso di tango, come questo viaggio.<\/p>\n<p>Riapro gli occhi e la bambina \u00e8 con la testa inclinata da un lato, le sopracciglia sollevate e la bocca serrata. Annuisce. Il capitano le mette la mano sulla testa e le scompiglia un po\u2019 i capelli stretti in una coda di cavallo. La madre le rimette in ordine l\u2019acconciatura e poi rimette entrambe le mani salde sul cornicione della barca. Ormai non nasconde pi\u00f9 la paura.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo si alza. Uno sguardo verso la spiaggia in lontananza, poi fa un cenno alla collega che spegne il motore, lasciando che la barca venga cullata dal respiro dell\u2019oceano. Entrambi fanno cadere l&#8217;ancora facendo rapidamente srotolare una corda di canapa. Quando l\u2019ancora tocca il fondo, la barca oscilla in modo diverso, ha iniziato a seguire il ritmo delle correnti pi\u00f9 profonde.<\/p>\n<p>Il gruppo segue la mano del capitano che indica un gabbiano che si specchia nell\u2019oceano. All\u2019improvviso uno spruzzo d&#8217;acqua si allarga sul mare a dieci o quindici metri da noi. Da sott&#8217;acqua arrivano delle bolle, poi una schiuma bianchiccia proprio accanto al volatile. L&#8217;effervescenza si dissolve e appare una grande macchia scura.<\/p>\n<p>La bambina, aggrappandosi alla mano della madre, sussurra: \u00abguarda, guarda\u00bb. Ma la donna chiude gli occhi e inizia a respirare profondamente toccandosi il ventre, come se fosse qualche tecnica contro l\u2019ansia o il panico.<\/p>\n<p>La balena sale in superfice senza irruenza, spruzzando solo un po\u2019 d\u2019acqua. Rimane a galla girando su se stessa, facendo ondeggiare leggermente la nostra imbarcazione.<\/p>\n<p>Non si distinguono n\u00e9 gli occhi, n\u00e9 la sua grandezza reale. C&#8217;\u00e8 soltanto questa gigantesca massa nera che si rigira accanto a noi. Afferro il bordo della barca. Controllo il giubbotto di salvataggio.<\/p>\n<p>Sorrido, poi rifletto: di cosa dovrei essere spaventato? Se quell&#8217;animale capovolgesse l&#8217;imbarcazione e cadessi nell&#8217;acqua cosa perderei? Invece di esorcizzarla per\u00f2 la mia paura diventa cos\u00ec simile allo sconforto che mi lascio andare lungo la panchina di legno.<\/p>\n<p>La balena ritorna nell&#8217;oceano tra il tenue rumore di scatti fotografici. Il ragazzo inglese mi d\u00e0 una pacca sulla spalla come a rincuorarmi per la breve apparizione. Mi avvicina la Canon e mi mostra, fiero, un&#8217;immagine in cui si distingue nitidamente un occhio del mammifero.<\/p>\n<p>La bambina ha un&#8217;espressione divertita, fossette nelle guance. Ha lasciato la mano della madre che afferra con forza il bordo della barca. La donna ha lo sguardo rivolto verso il basso, verso l&#8217;angolo di legno e la sabbia bagnata. Il respiro \u00e8 pi\u00f9 affannoso. Le caviglie le tremano al di sopra degli stivaletti. Sembrano persone completamente diverse ora.<\/p>\n<p>I ragazzi spagnoli parlano sottovoce in modo frenetico. Gesticolano. Spalancano gli occhi. Una ragazza agitata prende la mano di un\u2019amica e la mette sul cuore.<\/p>\n<p>Il gruppo, lentamente, torna in silenzio.<\/p>\n<p>L&#8217;oceano \u00e8 calmo. Luccichii ondeggiano su di un azzurro opaco uniforme.<\/p>\n<p>Il ragazzotto inglese \u00e8 nervoso, muove lo zoom della sua Canon contro ogni cosa che si muove sull\u2019oceano. Mi alzo e mi sposto piano sulla prua della nave, verso un posto meno ambito. Abbasso lo sguardo.<\/p>\n<p>Sono solo un fallito, un collezionista di tentativi non riusciti. Quando rientravo dall\u2019 ufficio Elisa se ne stava tutta la serata seduta in poltrona. Occhi fissi sui disegni del tappeto. Certe volte restava l\u00ec anche la notte. Le chiedevo del suo lavoro, se volevamo andare al cinema, se volevamo comprare un cane o un gatto o qualsiasi altra cosa. Se volevamo provare i passi di tango che a lei sembravano piacere cos\u00ec tanto durante le prime lezioni. Poi sboccavo e le urlavo di tutto.<\/p>\n<p>Un tempo bastava un regalo inaspettato \u2013 un vestito in esposizione nella vetrina del suo negozio preferito, dei fiori, dei biglietti per un concerto \u2013 per sorridere insieme, cos\u2019\u00e8 cambiato? Cosa si \u00e8 rotto?<\/p>\n<p>Passo le mani sulla faccia, sono sudato. Scuoto la testa. Dove ho sbagliato? Cosa ho fatto per rovinare il nostro rapporto?<\/p>\n<p>Sentivo che anche i miei sentimenti erano cambiati ma non m\u2019importava. Ci eravamo promessi amore per sempre scambiandoci le fedi sull\u2019altare, qualcosa questo significher\u00e0? Dovevamo insistere, dovevamo decisamente insistere e l\u2019amore sarebbe tornato.<\/p>\n<p>Sento una mano che stringe piano la mia spalla. \u00c8 il capitano che mi alza il mento per farmi sollevare il volto e mi spinge a guardare intorno. Il gruppo appare molto pi\u00f9 coeso e ordinato di quello che mi sembrava prima. L&#8217;attesa ha fatto crescere l\u2019intensit\u00e0. Cannocchiali tra le mani e indici verso l&#8217;orizzonte. Parole dette sottovoce.<\/p>\n<p>L\u2019uomo mi sussurra qualcosa che non capisco e mi fa alzare. Mi indica una balena che sbuca dall&#8217;oceano opaco mostrando la sua grande coda. Proprio in quel punto appare una grande macchia giallastra. Dopo pochissimi secondi un\u2019altra fuoriesce proprio da dentro quella chiazza con la bocca aperta. \u00abMilk\u00bb mi borbotta all\u2019orecchio. Il piccolo balenottero rimane cos\u00ec per un po&#8217;. Riesco a distinguere gli occhi e le grandi macchie sul dorso.<\/p>\n<p>Dopo una dozzina di minuti ne arrivano altre due. Con incredibile semplicit\u00e0, il capitano le riconosce e distingue la loro et\u00e0 dalla forma delle macchie intorno agli occhi. Si mette al cento della barca e le chiama &#8220;pizza margherita&#8221;\u00a0e\u00a0&#8220;nuvola&#8221;. Osservo il gruppo che segue le sue parole. Sono tutti ammutoliti come dopo un gioco di prestigio tranne le due coppie di americani che scherzano sottovoce come ragazzetti tra banchi scolastici.<\/p>\n<p>La bambina si muove con fare disinvolto, gesticola, saltella, cerca di coinvolgere la madre. \u00c8 lei che la sta rassicurando, non il contrario.<\/p>\n<p>Una balena emerge vicinissimo alle due. Questa volta riesco a vederla bene. Misura otto metri almeno. \u00abSe trata de una hembra embarazada.\u00bb sussurra il comandate ma dopo poco si rende conto che solo i passeggeri spagnoli hanno capito quello che ha detto. Muove la mano sul suo ventre. Quella balena \u00e8 incita.<\/p>\n<p>Non capisco come avesse potuto distinguere il sesso e anche accorgersi che \u00e8 gravida. Il capitano nota il mio sguardo dubbioso e mi spiega \u2013 mimando e con un inglese abbozzato \u2013 che lo si capisce dal modo di emergere: lentamente e con il corpo quasi orizzontale al momento di toccare la superficie.<\/p>\n<p>L\u2019uomo si allontana. Io mi siedo. I momenti di silenzio non mi danno pi\u00f9 fastidio. Anzi, mi permettono di sentire ogni singolo rumore che mi circonda: i gorgoglii dell&#8217;acqua, i sussurri del gruppo e gli spruzzi delle balene in lontananza. Vedo ogni cosa e percepisco quanto io sia piccolo, quanto sia, ora, solo uno spettatore del cielo, dell&#8217;oceano e delle sue regine che non fanno null&#8217;altro che uscire dall&#8217;acqua e spruzzare un po&#8217;. Nutrire e respirare. Rituale semplice, istintivo.<\/p>\n<p>Mi risiedo accanto al ragazzotto inglese. Non tamburella pi\u00f9 con il piede, non fa nemmeno tante foto. Si guarda intorno, ha le braccia attorno al petto come se si volesse abbracciare. Ripete in continuazione \u00abso true\u00bb e \u00abreal\u00bb. Lo fa sporgendo il labbro inferiore, con un timbro incerto nella voce.<\/p>\n<p>La bambina allunga la mano fuori dalla barca, prova ad accarezzare i gabbiani che ciclicamente si avvicinano a noi. Alterna pazienza ed entusiasmo. La madre la tiene ben stretta, abbracciandola da dietro ma senza stringere troppo.<\/p>\n<p>A circa cinquanta metri una balena fa improvvisamente un balzo fuori dall\u2019oceano mostrandosi in aria \u2013 per pochi secondi \u2013 dal capo alla coda. Un salto tanto breve quanto possente ma perfetto perch\u00e9 riusciamo a vederla tutta in aria &#8211; orizzontalmente &#8211; alla distanza di venti o trenta centimetri dalla superficie dell\u2019oceano. Il movimento ha la vivacit\u00e0 della trota, ma ricade in mare come una pesante trave e fa un rumore cos\u00ec forte che le ragazze spagnole si tappano istintivamente le orecchie con le mani.<\/p>\n<p>Le onde prodotte da quella specie di esplosione si estendono fino alla nostra barca ma nessuno \u00e8 preoccupato anzi, il gesto del mammifero ha suscitato un applauso spontaneo da parte di tutti i passeggeri. Perfino il capitano non riesce a trattenere un sorriso. La coppia di americani si abbraccia. La bimba batte le mani urlando \u00abha saltato, ha saltato.\u00bb Si scioglie la coda di cavallo e saltella. La madre sorride, non prova nemmeno a sistemarglieli.<\/p>\n<p>\u00abEs feliz!\u00bb Il capitano spiega che alcuni marinai sono dell\u2019opinione che la balena faccia questi giochi d\u2019acqua nei momenti di allegria. Non si sa se \u00e8 vero ma \u00e8 bello pensare che sia cos\u00ec.<\/p>\n<p>Accanto a lui c\u2019\u00e8 la collega, l\u2019addetta ai motori. La donna prende lo scarabeo dorato portafortuna e lo bacia.<\/p>\n<p>Io sto bene. Mi sento sereno dopo non so nemmeno pi\u00f9 quanto tempo. Non mi ero reso conto di quanto fosse stancante controllare Elisa, ricordarle quello che mi sembrava giusto, quello che ci eravamo promessi.<\/p>\n<p>Certe volte le cose, semplicemente, accadono. Si rompono e non ci puoi fare nulla. E non c&#8217;\u00e8 alcuna sconfitta, e nemmeno colpa.<\/p>\n<p>Inspiro ed espiro profondamente. Abbasso le spalle. Vorrei portarlo via con me, rinchiudere in una scatola del mio cervello questo spettacolo di istinti e grandezza. Questa nuova e impensabile sensazione di sentirmi solo un fortunato e minuscolo ospite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessi trovare una definizione per Michele Crescenzo credo che lo identificherei come \u201chooligan della letteratura\u201d, perch\u00e9 \u00e8 difficile incontrare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-993","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numeri"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/993","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=993"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/993\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":999,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/993\/revisions\/999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=993"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=993"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=993"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}