{"id":955,"date":"2020-04-13T11:05:08","date_gmt":"2020-04-13T09:05:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/tina\/?p=955"},"modified":"2020-04-13T17:14:27","modified_gmt":"2020-04-13T15:14:27","slug":"simone-tempia-finale-di-serie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/simone-tempia-finale-di-serie\/","title":{"rendered":"Simone Tempia, Finale di serie"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ambientazione: Bergamo<\/strong><\/p>\n<p>Ho conosciuto Simone giovanissimo, in veste di stagista, nella redazione di \u201cDispenser\u201d, il programma quotidiano di Radio Due Rai di cui ero uno degli autori. Da allora siamo sempre rimasti in contatto e ho seguito da lontano le sue mosse. Nel frattempo lui non solo si \u00e8 affrancato come autore, collaborando con diverse testate, ma \u00e8 stato in grado di inventare il personaggio del maggiordomo immaginario Lloyd che l\u2019ha reso prima una star del web poi uno scrittore di best-seller per Rizzoli. Per <em>\u2018tina<\/em> ha scritto questo racconto inedito dalla struttura originale, un ritratto corale giocato sul contrasto fra la vitalit\u00e0 e il silenzio, che forse sorprender\u00e0 i suoi lettori abituali perch\u00e9 ne svela il suo lato meno ironico ma pi\u00f9 profondo e maturo.<\/p>\n<p><i>&#8212;<\/i><\/p>\n<p><strong>Simone Tempia, <em>Finale di serie<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><em>La vita \u00e8 quella cosa che ci accade quando gli altri ci ricordano che ne abbiamo una<\/em><\/p>\n<p>Se foste dall\u2019altro capo del telefono potreste non accorgervene neanche. Un attimo prima c\u2019\u00e8 la voce di un uomo di pi\u00f9 di trent\u2019anni di nome Marco che ostenta una sicurezza imparata nella frequentazione ossessiva di persone ritenute migliori di s\u00e9. L\u2019attimo dopo c\u2019\u00e8 un silenzio troppo lungo di un paio di secondi. Se foste dall\u2019altro capo del telefono allora provereste a correre ai ripari riempiendo il prima possibile quell\u2019intercapedine d\u2019incertezza con la vostra voce. Tra le tante cose che potreste dire, probabilmente ci sarebbe anche un banale \u201cScusa, ti ho perso\u201d.<\/p>\n<p>Non avete davvero idea di quanto ci\u00f2 potrebbe essere vero. Perch\u00e9 Marco non \u00e8 pi\u00f9 l\u00ec con voi. E non sa nemmeno lui dove \u00e8 finito.<\/p>\n<p>Se foste dall\u2019altro capo del telefono potreste non accorgervi del prodigio che sta avvenendo nella stanza, sotto gli occhi di una donna di quasi trent\u2019anni di nome Laura appena emersa dal bagno della casa dove abita con l\u2019uomo di pi\u00f9 di trent\u2019anni di nome Marco. Perch\u00e9 sotto lo sguardo di quella donna, l\u2019uomo sta ringiovanendo. Un prodigio che si manifesta nella perdita di un paio di centimetri d\u2019altezza del ragazzo con pi\u00f9 di trent\u2019anni e poi nella perdita dell\u2019eloquio del bambino con pi\u00f9 di trent\u2019anni fino all\u2019incapacit\u00e0 di stare in piedi dell\u2019infante con pi\u00f9 di trent\u2019anni.<\/p>\n<p>Se foste all\u2019altro capo del telefono a questo punto vi accorgereste comunque e inequivocabilmente che c\u2019\u00e8 qualcosa che non va ma sarebbe troppo tardi perch\u00e9 dopo un \u201cScusa, ti richiamo\u201d voi non sareste pi\u00f9 dall\u2019altro capo del telefono.<\/p>\n<p>Quindi non sentireste la donna dire \u201cVa beh, vado al lavoro\u201d lasciando quel che resta dell\u2019uomo a riflettere su quel che resta della sua vita dopo le parole \u201cSono incinta\u201d. Se la giovane donna di nome Laura rientrasse di l\u00ec a un paio di ore, prendendosi un permesso dal lavoro per tornare prima, lo troverebbe ancora in piedi con il telefono in mano. Ma Laura non torna mai prima. Semmai sempre un po\u2019 dopo.<\/p>\n<p>Silenzio intorno a Marco<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La distanza che separa la citt\u00e0 del nord Italia in cui vive Pietro dall\u2019Oceano di fronte al quale vorrebbe vivere \u00e8 misurabile in otto righe, tante quante quelle di un annuncio di lavoro rinvenuto su internet per fortuna o per errore. A distinguere l\u2019una dall\u2019altro sono semplicemente i timori che annunciano la prima o i rimorsi che seguono il secondo. Una distanza che Pietro percorre rapidamente, registrando in un decimo di secondo il nome dell\u2019azienda, scartando rapidamente a destra e a sinistra lungo le mansioni previste, piegandosi sulle gambe per assumere una posizione tra il fetale e l\u2019aerodinamico e giungere con il massimo della spinta alla sezione \u201cCapacit\u00e0 richieste\u201d. Indugiando infine quel tanto che basta per riprendere fiato ed espirare d\u2019improvviso al fine di sostenere l\u2019ultimo vitale sforzo, perch\u00e9 non \u00e8 mai il respiro prima del via quello che rende campioni, ma quello prima del traguardo. Condurre una gara perfetta non vuol dire avere anche il coraggio di vincerla. Una pressione del dito, una semplice pressione del dito su un\u2019icona apparsa sullo schermo di un laptop prodotto in serie e personalizzato solamente dalla una patina di untume animale che si accumula, inevitabilmente insieme a capelli e pezzetti di unghie masticate, tra le lettere \u201cg\u201d e \u201ch\u201d della tastiera. Una semplice banalissima icona disegnata senza sapere cosa avrebbe significato nella vita delle persone che, ad essa, avrebbero affidato speranze. Paure. Desideri. Beata inconsapevolezza dei grafici dei siti internet che non si interrogano sull\u2019importanza che una manciata di pixel potrebbe giocare nella vita degli uomini. E dire che nelle Chiese, davanti alle statue di Santi e Madonne, due candele e un paio di stucchi li si mettevano sempre. L\u2019aria \u00e8 ancora scossa dalla vibrazione di una notifica del cellulare o forse dal riverbero di ci\u00f2 che portava con s\u00e9. \u201cSono padre\u201d si legge sullo schermo del telefono che di l\u00ec a poco si oscurer\u00e0. Pietro prende fiato. Respira due volte e poi preme sull\u2019icona \u201cInvia candidatura\u201d. Da quel momento in poi si sforzer\u00e0 di non pensare a ci\u00f2 che ha fatto.<\/p>\n<p>Silenzio intorno a Pietro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Incinta. Prima decise di dirlo solo ai genitori. Ai suoi e a quelli di Marco. Magari insieme. Poi prima agli amici pi\u00f9 cari e dopo ai genitori. Poi di scegliere una persona a testa, una per lei e una per Marco, a cui dirlo subito, per scaricarsi la coscienza, e poi di dirlo solo dopo ai genitori. Passati i canonici tre mesi agli amici e ai parenti. Poi solo ai parenti ma dopo i tre mesi. Poi ai genitori subito, a una persona a testa dopo qualche giorno, ai parenti allo scoccare del terzo mese e poi di fare una festa appena arrivata la primavera per dirlo a tutti gli altri. Decise di evitare accuratamente di parlarne nei social network, decise di non dirlo per telefono, decise di non comunicarlo in maniera scherzosa, decise di tenerlo segreto il pi\u00f9 a lungo possibile, decise che prima dovevano essere fatti tutti gli esami del caso, decise che la quinta settimana poteva andare bene, decise che forse era troppo presto, o forse troppo tardi, decise che non era il caso di dirlo ai colleghi ma che ai datori di lavoro era giusto dirlo ma solo dopo averlo detto agli amici e ai genitori, decise che non dovevano prenderla troppo sul serio, decise che alla fine la loro vita non sarebbe cambiata pi\u00f9 di tanto, decise che dovevano fare prima l\u2019albero di Natale. Decise dove andare a Capodanno. Decise che forse a Capodanno avrebbero potuto dirlo a qualcuno. Decise di invitare gli amici pi\u00f9 cari a Capodanno. Alla fine tutti avevano gi\u00e0 preso impegni per il 31. Alla fine, ma proprio alla fine, non disse nulla ma tutti lo seppero da qualcun altro.<\/p>\n<p>Silenzio intorno a Laura<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I pensieri si accumulano sul cucchiaio vuoto insieme al riflesso del suo volto. Si vede magra e sfinata dalla superficie concava, il mento allungato, gli occhi molto pi\u00f9 vicini alla fronte. L\u2019immagine che la posata le rimanda non \u00e8 sgradevole per quanto deformata. \u00c8 una sensazione piacevole, che ha sostituito l\u2019inquietudine di quando Laura l\u2019ha invitata per pranzo nel loro solito ristorantino del venerd\u00ec. Perch\u00e9 non \u00e8 gioved\u00ec ma venerd\u00ec. Michela aveva gi\u00e0 pensato a qualcosa di drammatico ma che drammatico non \u00e8 stato. Forse. No, non \u00e8 stato. \u00c8 solo una grande gioia. I pensieri si accumulano sul cucchiaio vuoto in attesa che arrivino le linguine al pesto di mare. \u00c8 solo una grandissima gioia piena di battiti di mani convulsi, di \u201cche bello\u201d, di \u201cma dai\u201d, di \u201cda quanto lo sapete\u201d, di \u201clui come l\u2019ha presa\u201d, di \u201ccome gliel\u2019hai detto\u201d, di \u201cche gioia\u201d.\u00a0 Solo una grande gioia. I pensieri si accumulano sul cucchiaio vuoto mentre sono finiti i rossori accennati sulle guance sostituiti da una pi\u00f9 cospicua vasodilatazione frutto di un bicchiere di vino bianco e poi di un altro ordinato subito, adesso, immediatamente, cameriere dobbiamo assolutamente festeggiare lasci pure la bottiglia. Sono finiti e sono rimasti solamente degli interrogativi morbidi, densi e appiccicosi come la pelle del pesce bollito. Sul fondo di un cucchiaio vuoto. Un tempo c\u2019erano persone, ora solo riflessi. Una certa qual complicit\u00e0 tra le due donne, viva fino a quel momento, inizia a spegnersi. Nel vuoto di un istante Michela dice: \u201cSecondo te trover\u00f2 mai un uomo decente?\u201d. Lo chiede a se stessa nella speranza che Laura, davanti a lei, non le risponda. Nella speranza che sia il suo riflesso a darle una risposta. Purtroppo per\u00f2 Laura risponde.<\/p>\n<p>Silenzio intorno a Michela.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma quindi? Quindi cosa? Ma quindi vai? Le parole si susseguono velocemente sulla tastiera dei laptop di Pietro e Marco intervallate dai suoni di notifica che rendono la comunicazione tra esseri umani una grande partita alla slot machine in cui, se vinci, hai ottenuto una risposta. E se perdi ne hai ottenute quattro.<\/p>\n<p>Eh, ho ancora da vedere&#8230; Vedere cosa? Beh, per ora ho fatto solo un colloquio. Che fortuna questa interazione uomo-macchina-uomo, che dice meno di quello che si vuole dire ma soprattutto mostra meno di quello che si pu\u00f2 mostrare. Tutto straordinariamente asettico e privo di personalit\u00e0 con risposte il cui <em>reale<\/em> significato \u00e8 deciso dall\u2019interlocutore sull\u2019insindacabile base del suo umore.\u00a0 Nulla \u00e8 pi\u00f9 preciso nel rivelare la considerazione che una persona ha di te quanto la frequenza con cui mal interpreta il tono di un messaggio scritto.<\/p>\n<p>Ma hai scritto su Facebook che vai. S\u00ec beh, per una volta non sono stato scaramantico. Ma perch\u00e9 te ne vai? Per l\u2019Oceano. Che straordinaria consolazione questo ticchettare di tasti che mastica le parole, che si beve le intenzioni e che ci consegna solamente elaborati gastrici di conversazione, in cui i tempi morti possono essere riempiti da altre conversazioni parallele cos\u00ec che non ci sia mai un attimo di tregua comunicativa. Un fuoco di fila di parole a erigere muri e muri e muri di messaggi tutti consolatoriamente di servizio.<\/p>\n<p>E dove andresti? Tokyo. Viaggio lungo. Eh, s\u00ec. Ma non c\u2019\u00e8 l\u2019Oceano a Tokyo. L\u00ec vicino c\u2019\u00e8. S\u00ec ma che Oceano triste a Tokyo. Beata consolazione di giudicare gli Oceani per non dover raccontare dei laghetti di provincia ormai chiusi tra le loro montagne, impossibilitati a giungere al mare. Destinati a vivere dell\u2019apprezzamento di pochi.<\/p>\n<p>Quando dovresti partire? \u00c8 quello il problema. Il problema? Parto fra due settimane. Due settimane? Dieci giorni, sempre se mi prendono. E quando sai se ti prendono? Domani. Domani? Domani, s\u00ec, maledetti. Ma ce la fai con il trasloco? Spero di farcela. E per il cane? Spero me lo tengano i miei. E per la casa? Spero me la trovino quelli per cui andr\u00f2 a lavorare, dovrebbero aiutarmi. E per i visti? Spero di non avere problemi. Molte domande, nessun dubbio, solo tante speranze. E quando qualcuno \u00e8 cos\u00ec pieno di speranze \u00e8 difficile trattenerlo. Al contrario, se non lo si lascia andare c\u2019\u00e8 il rischio di venir trascinati con lui nel cielo del possibile e del probabile, a guardar i nostri sacrifici diventare piccoli piccoli man mano che ci allontaniamo, per poi ritornare violentemente con i piedi per terra sbriciolandoci dal basso verso l\u2019alto. Questo \u00e8 quello che pensa Marco. Questo \u00e8 quello che non vuole pensare Pietro.<\/p>\n<p>E che lavoro andresti a fare? Un bel lavoro, completamente diverso da quello che faccio ora. E sei contento? Certo. Una bella sfida. Una bella sfida, davvero. Beh, che si dice in questi casi? Non so.<\/p>\n<p>Rimani, vorrebbe dire Marco a Pietro con cui ha un\u2019amicizia che, nata da solo due anni, \u00e8 cos\u00ec bella, piena e fresca di cose ancora da dirsi, di confessioni da farsi, di sciocchezze da non dover giustificare, di malintesi da scoprire, da favori da rinfacciarsi, di cene di soli maschi, di Chianti acidi del Conad con cui riempire i bicchieri e di cose inutili con cui riempire le serate. Prima che qualcuno altro si affacci nelle loro vite mostrando quanto poco hanno ancora da dirsi.<\/p>\n<p>Hai bisogno di una mano per il trasloco? No tranquillo, ho poca roba. Capisco. Per\u00f2 ci vediamo per una cena prima della partenza, vero? Non so, non amo queste cose. Ma dai! Comunque mi lasci qua solo? Non sei solo, c\u2019\u00e8 Laura. \u00c8 diverso. Silenzio intorno a Marco<\/p>\n<p>E poi stai per avere un figlio! Silenzio intorno a Pietro.<\/p>\n<p>Marco vorrebbe specificare qualcosa ma sarebbe sconveniente.<\/p>\n<p>Silenzio intorno a Marco e Pietro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMa parlami un po\u2019 di te&#8230;\u201d<\/p>\n<p>Facile, caro mio. Facile lasciare che il ghiaccio si sciolga nel mio bicchiere divenendo solo sgradevole condensa che costringe le persone a prendere uno di quei tovagliolini fatti plastica cerata che finge solo si essere carta e che \u00e8 solo per fare trucioli da lasciare sul tavolo quando si \u00e8 troppo nervosi o la conversazione langue. Facile riempire le insicurezze con la ripetizione ossessionante dell\u2019io dando un quadro completo del io-sono, del io-faccio, del io-preferisco, del io-lavoro, del io-amo, del io-odio condendo tutto con una raffica di \u201cnel senso che\u201d ogni qual volta vedi alzarsi un po\u2019 troppo un sopracciglio, o osservi tamburellare le dita sul tavolo. Facile dopo questo fuoco bombardamento egotico che costringe le persone scavare una trincea nei propri pensieri per rifugiarvisi dentro. Facile provare a stanarlo con una domanda cos\u00ec diretta che sembra uscita dal manuale dell\u2019uomo che vuole far sentire importante una donna.<\/p>\n<p>\u201cNon so, dimmi cosa fai?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHo studiato psicologia ma lavoro per mio padre\u201d<\/p>\n<p>\u201cE tuo padre fa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cConcimi chimici\u201d<\/p>\n<p>Difficile, caro mio. Difficile che tutto abbia una causa e un effetto in questo mondo, specie quando ci stanno di mezzo delle scelte che non hanno quasi mai senso se lette alla luce del passato di una persona. \u00c8 cos\u00ec consolante pensare che se una farfalla sbatte le ali in Brasile un tornado si sviluppa in Texas. \u00c8 molto pi\u00f9 difficile accettare che se una persona passa trenta giorni a privarsi dei carboidrati quello che dice trentuno si beve una bottiglia di prosecco da sola. Evitando per\u00f2 di mangiarci insieme dei taralli ma pensando che il giorno dopo si comprer\u00e0 un abito blu anche se non hai mai avuto niente di blu nell\u2019armadio e a dirla tutta il blu non le \u00e8 mai piaciuto. Non \u00e8 l\u2019effetto farfalla, \u00e8 l\u2019effetto moscone. Hai mai provato ad aprire una finestra per far volare via un moscone? Hai mai notato che il moscone continua a sbattere contro il vetro anzich\u00e9 uscire nonostante l\u2019aria fresca, i colori, gli odori gli comunicano qual \u00e8 la via corretta per l\u2019esterno?<\/p>\n<p>E invece continua a sbattere. E a sbattere. E a sbattere. Poi si ferma.<\/p>\n<p>\u201cInteressante\u201d<br \/>\nPer poi tornare a sbattere, sbattere, sbattere incessantemente. Per cercare di uscire, e pi\u00f9 c\u2019\u00e8 qualcosa che lo minaccia, come un giornale che lo spinge verso l\u2019esterno e che prima o poi lo schiaccer\u00e0 per estenuazione e pi\u00f9 lui sbatte. Sbatte. Sbatte.<\/p>\n<p>Questo per dire che nemmeno so perch\u00e9 ho accettato di fare questo appuntamento al buio. Se non per il fatto che Marco e Laura me l\u2019hanno proposto. Me ne hanno proposti a decine. Sempre rifiutati. Perch\u00e9 non \u00e8 facile per quanto non sembri difficile. E perch\u00e9 il moscone, io, non lo sono. \u201cNon credo\u201d<br \/>\n\u201cCosa?\u201d<br \/>\n\u201cNon credo che sia interessante\u201d<\/p>\n<p>Mi sono anche scordata il tuo nome. Dovr\u00f2 inventarmi qualcosa prima di salutarci.<\/p>\n<p>Per\u00f2 dovrebbero smetterla Laura e Marco&#8230; Forse per un po\u2019 \u00e8 meglio se non ci vediamo. Meglio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Silenzio intorno a Michela.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A un certo punto di questa storia c\u2019\u00e8 anche un morto. Ma non ne avete mai sentito parlare prima in queste righe.\u00a0 Marco guarda la pancia di Laura e nella sua mente balena un pensiero scaramantico tutto attorcigliato intorno al tema degli \u201cequilibri dell\u2019universo\u201d. Pietro \u00e8 gi\u00e0 sull\u2019aereo di Tokyo ma ha mandato le condoglianze alla famiglia. Michela \u00e8 arrivata in ritardo ed \u00e8 in piedi in fondo alla Chiesa con le braccia conserte al petto. Al funerale nessuno piange. Non per cattiveria ma perch\u00e9 ci sono anche funerali in cui la gente non piange.<\/p>\n<p>Silenzio intorno a Lorenzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019estate scorsa eravamo. E lo eravamo a volume alto. Si facevano grigliate che non avevano nulla di carino, nulla di romantico, non erano le cenette finto-stellate fatte da Pietro, non erano i film da Marco e Laura, non era la birra sempre nello stesso posto, sempre la stessa pizza, solitamente sempre ogni quindici giorni con Lorenzo, non erano le chiacchiere da Michela con il divano, il puff, il Porto, il passami l\u2019autan, la veranda, il sole. C\u2019\u00e8 dell\u2019acqua? S\u00ec \u00e8 in frigo.<\/p>\n<p>L\u2019estate scorsa eravamo. E lo eravamo ancora per un po\u2019, forse, sapendo che non lo saremmo stati pi\u00f9. Eravamo in quel modo in cui sono gli animali prima del letargo, gonfi di tutto, pieni fino a scoppiare di angosce, paure e terribili presagi che cercavamo di cacciare via tracimandoci dentro quantit\u00e0 di felicit\u00e0 fatta di discomusic nostalgica, di progetti senza senso, di licealismi fuori tempo massimo, di nomignoli buffi incapaci di rimanerci attaccati addosso per pi\u00f9 di una settimana. L\u2019estate scorsa eravamo. Rumorosi.<\/p>\n<p>Silenzio intorno a tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ambientazione: Bergamo Ho conosciuto Simone giovanissimo, in veste di stagista, nella redazione di \u201cDispenser\u201d, il programma quotidiano di Radio Due [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-955","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numeri"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/955","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=955"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/955\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":973,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/955\/revisions\/973"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=955"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=955"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=955"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}