{"id":954,"date":"2020-04-13T11:03:56","date_gmt":"2020-04-13T09:03:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/tina\/?p=954"},"modified":"2025-11-27T19:18:43","modified_gmt":"2025-11-27T18:18:43","slug":"davide-ricchiuti-il-bambino-e-scomparso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/davide-ricchiuti-il-bambino-e-scomparso\/","title":{"rendered":"Davide Ricchiuti, Il bambino \u00e8 scomparso"},"content":{"rendered":"<p>Ambientazione: Milano<\/p>\n<p>Capita spesso che gli esordienti tentino la carta del finale a sorpresa, un espediente letterario che (secondo una mia personale statistica) non gli riesce quasi mai. Assai meno percorsa invece \u00e8 la strada del surreale. Quando in un racconto all\u2019apparenza realistico compaiono all\u2019improvviso elementi che ne scardinano la logica l\u2019effetto \u00e8 molto pi\u00f9 efficace. Lo dimostra questo racconto di Davide Ricchiuti, storia di un uomo chiamato a compiere scelte professionali impellenti e che comincia a vedere nella realt\u00e0 che lo circonda segnali folli ma forse di grande utilit\u00e0. In fondo, chi l\u2019ha detto che una scimmia non possa essere una buona consigliera?<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>Davide Ricchiuti, <em>Il bambino \u00e8 scomparso<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>I<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 stato facile.<\/p>\n<p>Il giorno in cui ho deciso di diventare equilibrista non avevo nessuna esperienza di circo. Mio padre praticava spesso la tecnica laparoscopica mini-invasiva nel reparto di urgenza di un ospedale nella periferia di Milano per dare sollievo ai pazienti con occlusione intestinale, e voleva che anch&#8217;io continuassi a fare del bene agli sconosciuti studiando medicina come aveva fatto lui a suo tempo.<\/p>\n<p>Io avevo sempre sognato di far parte del mondo della magia, pi\u00f9 che di quello della scienza. Quando indossavo il cilindro e mi fregiavo del titolo di equilibrista con un piccolo frac regalato da Babbo Natale e una bacchetta magica in mano, avevo nove anni e gli altri bambini mi rispettavano. Passavo da un&#8217;albero all&#8217;altro del giardino su una corda tutti i pomeriggi dopo la scuola. Ma mio padre era al lavoro quando mi esercitavo. Mi aveva portato al circo due o tre volte, e quando era a casa mi parlava di futuro, soldi, stabilit\u00e0, la vita \u00e8 dura, quando cresci non deludermi, datti da fare, lo puoi fare. E a diciannove anni l&#8217;ho fatto. Ho accettato che quella del medico d&#8217;urgenza potesse essere la mia strada. Mi sono laureato, specializzato, ho praticato. Peccato.<\/p>\n<p>Della passione iniziale, adesso che avevo compiuto trentacinque anni, rimaneva solo routine. In reparto siamo in quattro e facciamo turni piuttosto massacranti, un week end libero al mese. Non ci viene pagato lo straordinario e ci viene imposto di ridurre le ore di accesso notturno. Non abbiamo diritto a ferie scientifiche, n\u00e9 per aggiornamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>II<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rachele mi ha chiesto &#8220;C&#8217;\u00e8 qualcosa che non hai mai fatto in vita tua e che vorresti fare?<\/p>\n<p>Il sole mi solleticava le gambe con qualche punta di sale nel vento, mi sono voltato sul fianco destro mentre ero disteso sulla sabbia finissima e osservavo il colore dell&#8217;acqua che si spalmava traslucida sulla spiaggia della Ilha Graciosa, nelle Azzorre, come marmellata di cobalto.<\/p>\n<p>\u201cNon saprei, che domanda&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cDai, io per esempio vorrei fare un lancio col paracadute\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNon male. Io non so se avrei il coraggio. Ma c&#8217;\u00e8 una cosa che ho gi\u00e0 fatto solo da piccolo e che vorrei rifare. Vale lo stesso?\u201d<\/p>\n<p>\u201cVa bene, vale solo perch\u00e9 ho troppo caldo sulla spiaggia e mi voglio tuffare ora\u2026\u201d<\/p>\n<p>Finite le vacanze, pensavo di prenotarle di nascosto un lancio col paracadute per il primo weekend libero che avremmo avuto, ma Rachele mi ha preceduto. Sono stato imprevedibilmente trascinato, letteralmente tirato per la camicia nel circo di passaggio pi\u00f9 vicino a casa nostra, proprio l&#8217;ultima domenica prima che io tornassi ai miei turni infiniti e lei al suo contratto a tempo determinato. In fondo stavo con Rachele anche per questo. Per l\u2019inaspettato che squarciava la mia monotonia. Ma come potesse lei sopportare me in quel periodo della mia vita, ogni tanto me lo chiedo anche adesso.<\/p>\n<p>Di quelle poche volte in cui ero andato al circo con mio padre, ricordavo perfettamente un equilibrista, due elefanti e almeno una tigre, ma chi poteva immaginare che avessero un odore cos\u00ec particolare, da vicino.<\/p>\n<p>Ora li accarezzavo prima di ogni spettacolo.<\/p>\n<p>Il giorno in cui ho preso la mia decisione, mio padre ha frantumato il vetro del suo cellulare lanciandolo per terra con la forza di un cinquantenne, anche se aveva circa vent&#8217;anni di pi\u00f9. Era disperato.<\/p>\n<p>&#8220;Sei un pazzo, hai studiato anni, hai preso i voti migliori, sei, anzi, eri l&#8217;orgoglio della famiglia, cazzo! Che cosa ti attraversa il cervello? Ti sei rincoglionito? Tu e quell&#8217;infermiera con la testa per aria che frequenti!&#8221;<\/p>\n<p>Ma non era colpa di Rachele.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>III<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quel giorno in cui siamo entrati nel circo, una scimmia mi si \u00e8 avvicinata prima dello spettacolo. C&#8217;era un gran fermento in quel frangente, questo \u00e8 vero, le persone stavano prendendo posto, una musica squillava di flicorni leggermente fuori sincrono tra loro in sottofondo, strani figuri che sembravano avere avuto un&#8217;iniezione di vita per staccarsi dalle tele di Toulouse Lautrec roboavano a squarciagola versi incomprensibili.<\/p>\n<p>Rachele nel frattempo era uscita dal tendone un attimo &#8211; o un\u2019eternit\u00e0, non ricordo bene &#8211; per rispondere alla telefonata di un\u2019amica e io ero solo. O meglio, ero circondato da estranei che parlavano di banalit\u00e0 nell\u2019attesa dell\u2019inizio.<\/p>\n<p>Ma quando la scimmia mi si \u00e8 piazzata di fronte nel frastuono, potrei giurarlo, ha pronunciato queste parole: &#8220;Ti osservo attentamente da quando sei entrato perch\u00e9 hai un&#8217;espressione perplessa, non saluto mai nessun visitatore qui, ma per te faccio un&#8217;eccezione perch\u00e9 sembri tanto triste in un luogo cos\u00ec allegro. Secondo me hai bisogno di un consiglio. O sbaglio?&#8221;<\/p>\n<p>Ora ero interdetto, pi\u00f9 che perplesso.<\/p>\n<p>Avevo studiato l&#8217;area di Broca nella circonvoluzione frontale del cervello e anche l&#8217;area di Wernicke nel lobo temporale, e sapevo perfettamente che gli scimpanz\u00e9 nani potevano fare mille cose, ma non articolare suoni in modo cos\u00ec preciso da riprodurre il linguaggio umano. Ne ero certo. Ho avuto un brivido rapido tra l&#8217;avambraccio e la scapola sinistra.<\/p>\n<p>Guardavo a destra la sedia vuota di Rachele e dall&#8217;altra parte un bambino che diceva al padre &#8220;Una scimmia!&#8230; Una scimmia che parla!&#8221;, ma il padre, giovane e sicuro di s\u00e9, rideva sarcastico ammonendo il figlio a non dire scemenze. Proprio cos\u00ec: &#8220;Ma non dire scemenze!&#8221;.<\/p>\n<p>Ho fissato il bambino e mi sono girato di scatto verso la scimmia. Era ancora l\u00ec.<\/p>\n<p>Ho cominciato a sudare rimanendo immobile.<\/p>\n<p>I suoi occhi animali addosso. Fissi. Ero braccato. Dopo un tempo indefinito ho risposto balbettando &#8220;Si&#8230; hai\u2026 forse&#8230; hai&#8230; hai&#8230; ragione&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Certo che ho ragione&#8221;, perentoria la scimmia.<\/p>\n<p>I flicorni stavano salendo di tonalit\u00e0, e i personaggi alla Toulouse Lautrec si diradavano velocemente dietro una specie di sipario di velluto rosso amaranto.<\/p>\n<p>&#8220;Senti, io devo andare, ho ancora solo trenta secondi prima di iniziare. E tu hai ancora solo ventotto secondi prima che la tua donna torni a sedersi qui. Sappi che dopo questi secondi, che ora sono gi\u00e0 ventisei, sei libero di fare ci\u00f2 che vuoi col tuo bel titolo di studio, con il tuo bel lavoro, con la tua moralit\u00e0. Se vuoi farti condizionare da qualcuno nelle scelte che riguardano la tua felicit\u00e0, fai pure. Ma se nei restanti dodici secondi posso darti un consiglio pensa a questo: preferisci farti chiamare \u201cdottore\u201d durante il giorno, tornare a casa la sera sopraffatto dalla stanchezza, con il tempo per te stesso pari a quello che dedichi al sonno, e avere dubbi se uscire o meno per andare a vedere uno spettacolo come questo, o preferisci essere tu stesso lo spettacolo e chiamare un dottore solo nel caso in cui tu ti facessi male durante un\u2019esibizione?\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quell&#8217;istante il padre si \u00e8 disperato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un istante dopo Rachele \u00e8 rientrata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Due istanti prima la scimmia ha sorriso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il bambino era scomparso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ambientazione: Milano Capita spesso che gli esordienti tentino la carta del finale a sorpresa, un espediente letterario che (secondo una 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