{"id":953,"date":"2020-04-13T11:03:09","date_gmt":"2020-04-13T09:03:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/tina\/?p=953"},"modified":"2020-04-13T17:14:37","modified_gmt":"2020-04-13T15:14:37","slug":"riccardo-daquila-termini-e-condizioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/riccardo-daquila-termini-e-condizioni\/","title":{"rendered":"Riccardo D\u2019Aquila, Termini e condizioni"},"content":{"rendered":"<p>Ogni tanto succede. Arrivano a <em>\u2019tina<\/em> prove di autori che dichiarano di essere al loro primo tentativo e il racconto che inviano \u00e8 gi\u00e0 perfetto, come se fosse frutto di una lunga esperienza. Leggendo \u201cTermini e condizioni\u201d \u00e8 evidente l\u2019influenza della narrativa nordamericana di cui D\u2019Aquila \u00e8 un avido lettore: i luoghi desolati di provincia, gli outsider con il destino gi\u00e0 segnato, le piccole epifanie nascoste nei particolari (come un biglietto che spunta da una giacca), i dialoghi minimalisti. Se avessi trovato questo testo in un\u2019antologia di scrittori statunitensi non ci avrei trovato nulla da eccepire. E invece, fortuna vuole, me lo sono trovato nella casella mail della rivistina.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>Riccardo D\u2019Aquila, <em>Termini e condizioni<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>La ragazzina entr\u00f2 nel diner e nessuno le rivolse lo sguardo.<\/p>\n<p>Cap\u00ec che sarebbe stato difficile, allora, trovarlo in mezzo a tutta quella gente. A dire il vero le sembrava una stronzata gi\u00e0 prima, non appena le avevano detto che avrebbe incontrato Mr. L in quel posto, alle undici, quando sarebbe stato pieno di persone che si accontentavano di una cena mediocre o che ordinavano caff\u00e8 d\u2019asporto per il turno di notte. Ma nessuno le aveva risposto, anche se aveva avanzato qualche dubbio. Si faceva quello che dicevano loro, era sempre stato cos\u00ec.<\/p>\n<p>Rassegnata, con le mani nelle tasche del giubbino di jeans, avanz\u00f2 tra i tavoli messi lungo le grandi vetrate che riflettevano i tubi neon azzurri e viola. Tutti sembravano alieni venuti da lontano e le patatine nei piatti assomigliavano a pongo colorato tagliato a pezzi tutti uguali. Li guardava con la coda dell\u2019occhio, procedendo a passi lenti e decisi. Poi lo trov\u00f2.<\/p>\n<p>Mr. L era solo, nell\u2019ultima poltrona in fondo. Le avevano fatto vedere una sua foto, ma lui non avrebbe avuto nessuna idea di chi fosse stata lei, fino a quando non si sarebbe seduta al suo tavolo. Stava bevendo una birra quando lei gli si piant\u00f2 davanti.<\/p>\n<p>Si guardarono. Lui, da sopra il bicchiere, con le sopracciglia alzate, volt\u00f2 leggermente la testa. E lei, con la faccia di chi \u00e8 in ritardo di una mezz\u2019ora, allarg\u00f2 le braccia con le mani ancora in tasca, mostrando il maglione rosso.<\/p>\n<p>\u00abC\u2019\u00e8 qualche\u2026?\u00bb disse lui.<\/p>\n<p>\u00abSei Mr. L?\u00bb chiese lei, interrompendolo.<\/p>\n<p>L\u2019uomo pos\u00f2 il bicchiere sul tavolo e avvicin\u00f2 a s\u00e9 il piatto con l\u2019hamburger e le patatine. Annu\u00ec.<\/p>\n<p>La ragazzina poggi\u00f2 le mani sul tavolo e strusci\u00f2 sulla poltrona color pelle, in modo da averlo di fronte.<\/p>\n<p>Piomb\u00f2 di nuovo il silenzio, fatto dal solito rumoroso brusio di tutti i diner in cui entrambi erano stati.<\/p>\n<p>Mr. L era esattamente come nella foto. Forse un po\u2019 pi\u00f9 trasandato. La barba brizzolata era vecchia di qualche giorno e le occhiaie, dietro gli occhiali dalla montatura scura, sembravano fatte di pongo, come le patatine. Doveva avere qualcosa come quarantacinque anni o forse di pi\u00f9. Era molto preoccupato. A lei sembr\u00f2 normale.<\/p>\n<p>\u00abQuindi \u00e8 te che hanno\u2026\u00bb prov\u00f2 a dire Mr. L.<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb lo interruppe lei, di nuovo.<\/p>\n<p>Mr. L. si pass\u00f2 una mano fra i capelli, anche quelli brizzolati, e fece un gran sorso di birra.<\/p>\n<p>\u00abC\u2019\u00e8 qualche problema?\u00bb chiese lei.<\/p>\n<p>\u00abNo, \u00e8 solo che\u2026\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon vado bene?\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019uomo prese di nuovo il bicchiere, senza alzarlo, e la fiss\u00f2. Lei avvert\u00ec i suoi occhi addosso come se fossero stati capaci di toccarla. Li sent\u00ec sfiorarle il mento, il labbro inferiore, la punta del naso e le orecchie, che spuntavano dai lisci capelli biondi, tagliati corti appena sotto il collo. Se li spost\u00f2 davanti al viso, con un gesto quasi involontario.<\/p>\n<p>\u00abQuanti anni hai?\u00bb le chiese.<\/p>\n<p>\u00abTredici.\u00bb disse.<\/p>\n<p>Mr. L si pos\u00f2 una mano sulla fronte.<\/p>\n<p>\u00abTredici.\u00bb ripet\u00e9 lui, guardando verso il bancone.<\/p>\n<p>La ragazza incroci\u00f2 le gambe e, col gomito sul tavolo, affond\u00f2 il mento nella mano sinistra. Dietro la vetrata, il parcheggio era pieno di macchine. Solo alcune sfuggivano all\u2019azzurro e al viola.<\/p>\n<p>\u00abCome ti chiami?\u00bb le chiese.<\/p>\n<p>Lei lo guard\u00f2, sempre col mento sulla mano.<\/p>\n<p>\u00abMercedes.\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un bel nome.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSolo se sei una macchina.\u00bb<\/p>\n<p>Mr. L sorrise.<\/p>\n<p>\u00abE sei di qui?\u00bb le chiese.<\/p>\n<p>\u00abNo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAh, no?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon ti interessa di dove sono.\u00bb<\/p>\n<p>Mercedes vide il sorriso sparirgli dalla faccia.<\/p>\n<p>\u00abTi chiedo scusa.\u00bb disse lui.<\/p>\n<p>\u00abNon devi chiedermi scusa.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abInvece s\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abInvece no.\u00bb<\/p>\n<p>Una cameriera pass\u00f2 accanto al loro tavolo e si ferm\u00f2. Pos\u00f2 una tazza davanti a Mercedes. I capelli tinti le uscivano dal cappellino e le rughe, tese in un sorriso forzato, le scavavano la faccia.<\/p>\n<p>\u00abGradisci del caff\u00e8? Qualcosa da mangiare?\u00bb le chiese.<\/p>\n<p>\u00abStiamo per andare via.\u00bb disse Mercedes.<\/p>\n<p>\u00abSei sicura, piccola? Abbiamo la torta.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSono a posto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE il tuo pap\u00e0?\u00bb fece ancora la cameriera \u00abPap\u00e0, non compri una bella fetta di torta a questa bellissima ragazzina?\u00bb<\/p>\n<p>Mr. L guard\u00f2 Mercedes con la coda dell\u2019occhio.<\/p>\n<p>\u00abStiamo per andare via.\u00bb ripet\u00e9, pi\u00f9 garbato.<\/p>\n<p>La cameriera annu\u00ec e li lasci\u00f2 di nuovo soli.<\/p>\n<p>\u00abNon ti piacciono le torte?\u00bb chiese lui, sorridendo.<\/p>\n<p>Mercedes alz\u00f2 la testa e rimise le mani in tasca.<\/p>\n<p>\u00abSenti, ci hai ripensato?\u00bb disse.<\/p>\n<p>\u00abNo. \u00c8 che volevo\u2026\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon dobbiamo conoscerci, okay?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLo so.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSe ci hai ripensato, le sai le condizioni.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCi hai gi\u00e0 pagato. Se vuoi che me ne vado, me ne vado.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLo so.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon ti succede niente.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLo so.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAllora che ci facciamo ancora qua?\u00bb<\/p>\n<p>Mr. L mangi\u00f2 una patatina.<\/p>\n<p>\u00abQuesto \u00e8 il mio posto preferito.\u00bb rispose.<\/p>\n<p>Mercedes lo guardava fisso negli occhi.<\/p>\n<p>\u00abVengo qua almeno due volte a settimana,\u00bb continu\u00f2 Mr. L \u00abdopo il lavoro. Prendo quasi sempre le stesse cose. La birra \u00e8 meno annacquata che negli altri posti della zona, si trova sempre parcheggio e le patatine sono semplicemente le pi\u00f9 buone che abbia mai mangiato. Quando vengo qua\u2026 non lo so. Tutti abbiamo un posto che ci piace. A me piace questo. In realt\u00e0, sono tutti gli altri che non mi piacciono.\u00bb<\/p>\n<p>Silenzio.<\/p>\n<p>\u00abCredevo che alla tua et\u00e0 uno imparava a farsi piacere tutti i posti.\u00bb disse Mercedes.<\/p>\n<p>\u00abE perch\u00e9?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon lo so. Lo penso e basta.\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019uomo mangi\u00f2 un\u2019altra patatina, gomiti sul tavolo.<\/p>\n<p>\u00abA te che posto piace?\u00bb<\/p>\n<p>Mercedes lo fiss\u00f2 di nuovo.<\/p>\n<p>\u00abSe non vuoi dirmelo, non fa niente.\u00bb sussurr\u00f2 lui.<\/p>\n<p>Lei si gratt\u00f2 una guancia in modo tutt\u2019altro che femminile. Alla fine lo accontent\u00f2 e gli rispose, molto annoiata.<\/p>\n<p>\u00abI taxi.\u00bb gli disse.<\/p>\n<p>\u00abCio\u00e8?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMi piacciono i taxi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abI taxi non sono un posto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE chi l\u2019ha detto?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abIo intendevo qualcosa tipo, non lo so, un parco. Non ti piacciono i parchi?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSe vuoi chi mi piacciono i parchi, mi piacciono i parchi.\u00bb<\/p>\n<p>Si guardarono.<\/p>\n<p>\u00abE perch\u00e9 i taxi?\u00bb fece lui.<\/p>\n<p>\u00abNon lo so. Sono tutti uguali. E ti portano dove vuoi.\u00bb<\/p>\n<p>Mr. L fin\u00ec la birra e guard\u00f2 per qualche secondo il bicchiere vuoto, poi sorrise.<\/p>\n<p>\u00abUna volta, per motivi di lavoro, ero in una citt\u00e0 in cui non ero mai stato e ho preso un taxi. Sono salito e il tizio mi ha chiesto dov\u2019\u00e8 che volessi andare a quell\u2019ora di notte. Allora, dato che non avevo idea di dove andare per bere qualcosa, gli ho detto di portarmi nel posto in cui sarebbe andato lui se non avesse avuto da lavorare.\u00bb<\/p>\n<p>Mercedes lo guardava, senza girare la testa, puntata contro la vetrata.<\/p>\n<p>\u00ab\u201cE secondo te come lo spiego a mia moglie un cazzo di estraneo che dorme sul divano?\u201d mi ha detto.\u00bb.<\/p>\n<p>Lui rise per primo, piano, poi sempre pi\u00f9 forte. Lei lo guard\u00f2 sghignazzare, sempre senza muovere la testa. Un sorriso, per\u00f2, scapp\u00f2 allo sforzo di rimanere impassibile e le illumin\u00f2 il volto. Alla fine rise anche lei.<\/p>\n<p>\u00abTi ho fatta ridere.\u00bb le disse.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 una battuta cretina.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAlla mia et\u00e0 iniziano a piacerti solo queste.\u00bb<\/p>\n<p>Mercedes continu\u00f2 a sorridere, finch\u00e9 l\u2019occhio non le cadde sull\u2019orologio appeso di fronte a lei. Guard\u00f2 il suo, scostando la manica del gubbino, poi fiss\u00f2 di nuovo Mr. L, che ancora sorrideva. Lo fiss\u00f2 e ripens\u00f2 al motivo per cui era l\u00ec, al motivo per cui entrambi erano l\u00ec. Ma qualcosa di quello che pensava doveva esserle sfuggito dagli occhi o da qualche movimento del viso, perch\u00e9 l\u2019uomo torn\u00f2 serio anche lui e le fece subito la domanda.<\/p>\n<p>\u00abChe hai?\u00bb le chiese.<\/p>\n<p>\u00abNiente.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 vero.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNiente, dico davvero. \u00c8 solo un po\u2019 tardi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon avevamo stabilito un orario preciso.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo, infatti.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAllora che c\u2019\u00e8?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDavvero, niente.\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019uomo non era soddisfatto della risposta. Prese il piatto con le patatine e lo spost\u00f2 al centro del tavolo, con un gesto lento della mano.<\/p>\n<p>\u00abVa bene, giochiamo come giochi tu, Mercedes. Ho pagato, no? Non ha senso conoscerci, \u00e8 vero, ma finch\u00e9 sono io che pago, tu fai quello che dico io. Non ti obbligo a farti piacere i parchi, ma se voglio sapere cosa ti passa per la testa, tu me lo dici. Va bene?\u00bb<\/p>\n<p>La ragazzina si mise dritta sulla schiena.<\/p>\n<p>\u00abMi chiedevo\u2026 ma non lo voglio sapere.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQuesto lo decido io.\u00bb<\/p>\n<p>Mercedes incroci\u00f2 le braccia.<\/p>\n<p>\u00abMi stavo chiedendo\u2026 non mi sembri uno che\u2026\u00bb<\/p>\n<p>\u00abUno che\u2026?\u00bb<\/p>\n<p>Lei non continu\u00f2.<\/p>\n<p>\u00abHo capito.\u00bb disse Mr L.<\/p>\n<p>Drizz\u00f2 la schiena e, anche lui, incroci\u00f2 le braccia. Si guard\u00f2 attorno un po\u2019 seccato dalla presenza delle altre persone che andavano avanti e indietro e infine torn\u00f2 su Mercedes.<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 stato facile per uno come me arrivare a quelli che ti hanno mandata qui. Certe cose sono difficili da trovare. Certe cose, all\u2019inizio, sono anche difficili da accettare, ma alla fine mi sono accettato. Non ci provo neanche pi\u00f9 a giustificarmi, n\u00e9 con me stesso n\u00e9 con gli altri. Non dico che ho il coraggio di urlarlo in strada, la maggior parte delle persone direbbe la cosa che tutti mi dicono sempre. Che ho bisogno di aiuto. Ma questo, io e te qui, \u00e8 l\u2019unico aiuto di cui ho bisogno. Il motivo, invece, il perch\u00e9\u2026 chi sono io per capirlo? \u00c8 scienza, no? O sfiga. Forse tutt\u2019e due.\u00bb<\/p>\n<p>Mercedes non mosse un muscolo.<\/p>\n<p>\u00abE adesso che c\u2019\u00e8?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNiente.\u00bb ripet\u00e9 lei.<\/p>\n<p>\u00abDimmelo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abBeh, continui a sembrarmi uno che non vuole farlo.\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019uomo sorrise.<\/p>\n<p>\u00abLo so.\u00bb<\/p>\n<p>La cameriera pass\u00f2 di nuovo vicino al tavolo, palleggiando lo sguardo tra loro due e l\u2019orologio. Si allontan\u00f2 nervosa.<\/p>\n<p>\u00abSo cosa ti stai chiedendo, ancora.\u00bb fece lui.<\/p>\n<p>\u00abIo non mi sto chiedendo niente.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTi stai chiedendo perch\u00e9 non ho fatto tutto da solo, invece di arrivare a questo. A spendere tutti quei soldi, quando questa cosa potrei farla gratis. Non \u00e8 vero?\u00bb<\/p>\n<p>La ragazzina rest\u00f2 in silenzio. Lo fissava.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 che non ce la faccio. Ci ho provato. Ma non ce la faccio. Ho avuto qualche occasione, sai, di provare. Ma non ce la faccio.\u00bb<\/p>\n<p>Mercedes rest\u00f2 muta.<\/p>\n<p>\u00abPer te non \u00e8 la prima volta, vero?\u00bb le chiese lui.<\/p>\n<p>Mercedes scosse la testa.<\/p>\n<p>\u00abHai solo tredici anni, cazzo.\u00bb disse lui.<\/p>\n<p>Silenzio, ancora.<\/p>\n<p>Poi lei decise di parlare.<\/p>\n<p>\u00abA quest\u2019et\u00e0 non rischio quasi niente, se la polizia ci becca a farlo. Ma non ci becca. E se beccano solo me, a quelli che hai contattato non importa niente, perch\u00e9 praticamente non sono nessuno. Loro non sono i miei tutori e quelli veri mi stanno ancora cercando insieme alla polizia. Ma molto lontano. Probabilmente si sono arresi. Tra un paio d\u2019anni cambia tutto, per\u00f2. E quando ne far\u00f2 ventuno posso anche cambiarmi il nome. Se non mi beccano fino ai ventuno, loro mi lasciano andare e io uso i soldi che ho fatto per\u2026\u00bb<\/p>\n<p>Si ferm\u00f2.<\/p>\n<p>\u00abPer fare qualcosa, credo.\u00bb disse alla fine.<\/p>\n<p>Mr. L l\u2019aveva ascoltata senza staccarle mai gli occhi di dosso. Si mosse verso il tavolo e affond\u00f2 entrambe le mani nei capelli.<\/p>\n<p>\u00abMerda. Vuoi farmi stare ancora peggio?\u00bb disse.<\/p>\n<p>Mercedes guard\u00f2 di nuovo l\u2019orologio.<\/p>\n<p>\u00abAbbiamo finito?\u00bb gli fece.<\/p>\n<p>Lui alz\u00f2 la testa.<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abVa bene.\u00bb<\/p>\n<p>Mr. L si ricompose.<\/p>\n<p>\u00abHo tutto in macchina.\u00bb le disse.<\/p>\n<p>Lei non gli rispose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uscirono dal parcheggio a bordo della berlina verde bottiglia, lasciandosi dietro i neon del diner e le strade trafficate. Mercedes disse che conosceva un posto dove nessuno andava mai a quell\u2019ora, un posto praticamente dimenticato sia da Dio sia da chi voleva stare in santa pace. L\u2019uomo si fid\u00f2 ciecamente, aveva altro a cui pensare.<\/p>\n<p>Le mani gli scivolavano sul volante, la guida si faceva sempre pi\u00f9 indecisa. Lei lo attribu\u00ec al fatto che riuscisse gi\u00e0 a figurarsi quello che di l\u00ec a breve avrebbero fatto. Un pensiero che, nonostante tutto, non riusciva a scuoterla.<\/p>\n<p>Il ponte sopra di loro schermava quasi del tutto la luna. I rumori del traffico notturno sovrastavano qualsiasi altro suono. Era davvero il posto perfetto. Mr. L, scalando le marce, parcheggi\u00f2 la berlina dietro a uno dei giganteschi piloni.<\/p>\n<p>\u00abChe ne dici?\u00bb chiese lei.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 perfetto.\u00bb disse lui.<\/p>\n<p>Le si avvicin\u00f2, con calma, e con la mano le sfior\u00f2 la coscia. Sorrise e, deciso, continu\u00f2 il movimento fino ad aprire il porta oggetti. Entrambi ci guardarono dentro.<\/p>\n<p>\u00abPer te va bene?\u00bb le chiese.<\/p>\n<p>Lei annu\u00ec.<\/p>\n<p>\u00abVuoi farlo qui in macchina?\u00bb gli domand\u00f2.<\/p>\n<p>\u00abNo. Vorrei\u2026 vorrei che fosse all\u2019aria aperta. Ti va bene, sul cofano? Che ne dici? Si pu\u00f2 qui?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQui non c\u2019\u00e8 mai nessuno.\u00bb disse lei, chiudendo il porta oggetti.<\/p>\n<p>I due sportelli si aprirono all\u2019unisono. Entrambi scesero e camminarono verso il cofano. Mr. L apr\u00ec il cappotto lungo e lo fece volare sopra l\u2019auto. Mercedes, davanti a lui, era a sei o sette passi, contro l\u2019unico raggio di luna che li colpiva. Non si riusciva a vederla negli occhi.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 qualche secondo senza che succedesse niente. Il rumore dei camion e l\u2019eco dei motori era assordante. Lei era pronta. Lui anche.<\/p>\n<p>\u00abMi dispiace.\u00bb le disse.<\/p>\n<p>Mercedes non rispose. Tese il braccio e gli spar\u00f2<\/p>\n<p>L\u2019esplosione si perse in tutto quel frastuono. Mr. L cadde sul cofano con un buco al centro del petto. La pallottola frantum\u00f2 il parabrezza in milioni di schegge del colore argentato della luna.<\/p>\n<p>Quando lei si avvicin\u00f2, lui muoveva ancora i piedi.<\/p>\n<p>Mercedes gli spar\u00f2 ancora, sempre nel petto.<\/p>\n<p>Mr. L non si muoveva pi\u00f9.<\/p>\n<p>La ragazzina si chin\u00f2, come era abituata a fare, per frugargli le tasche. Nei pantaloni trov\u00f2 solo qualche banconota da cinque e il resto del diner. Nella tasca interna del cappotto, invece, trov\u00f2 qualcos\u2019altro.<\/p>\n<p>Lo spost\u00f2 alla luce della luna, passando di nuovo davanti a Mr. L, steso contro i fari spenti dell\u2019auto. Un medico dalla grafia quasi illeggibile aveva scritto \u201cPrecoce\u201d, \u201cEreditario\u201d e anche una parola di cui Mercedes non sapeva assolutamente il significato. Sotto, con termini fin troppo complicati, c\u2019era scritto che, entro qualche anno, Mr. Leoni avrebbe iniziato ad avere gravi problemi di memoria. Questo, diceva il dottore, fino a \u201cperdere quasi completamente la percezione di s\u00e9 e del proprio vissuto\u201d.<\/p>\n<p>Mercedes ripieg\u00f2 il foglio e lo infil\u00f2 nella tasca del giubbino. Pul\u00ec la pistola sul maglione e la gett\u00f2 a terra.<\/p>\n<p>Mentre faceva l\u2019autostop su una strada a cinque minuti da dov\u2019era ora Mr. Leoni, pensava a quanto era stato stupido.<\/p>\n<p>Lui aveva pagato per morire.<\/p>\n<p>Lei, ne era convinta, avrebbe pagato per dimenticare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"mailto:riccardowdaquila@gmail.com\">riccardowdaquila@gmail.com<\/a><\/p>\n<p>329-7790401<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni tanto succede. 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