{"id":950,"date":"2020-04-13T11:23:34","date_gmt":"2020-04-13T09:23:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/tina\/?p=950"},"modified":"2020-04-13T17:14:08","modified_gmt":"2020-04-13T15:14:08","slug":"giuliana-altamura-sentenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/giuliana-altamura-sentenza\/","title":{"rendered":"Giuliana Altamura, Sentenza"},"content":{"rendered":"<p>I centri commerciali in periferia assomigliano a propaggini di civilt\u00e0: tutto intorno si estendono campagne, strade desolate, aree industriali, discariche. Un\u2019area di confine tra lo scintillante e l\u2019ordinario, e in alcuni casi fra lo sfarzo e il degrado. Giuliana Altamura sceglie di ambientare qui il suo racconto: sullo sfondo di un grande magazzino Ikea, alcuni ragazzini rom cercano espedienti per racimolare qualche soldo &#8211; per vivere o anche solo per comparsi un paio di Nike nuove &#8211; mentre famigliole ignare a pochi metri da loro fanno acquisti per la casa. Su tutto il testo sembra aleggiare un\u2019inquietudine apocalittica, una tensione che si addensa sino a esplodere fragorosamente nel drammatico e visionario finale.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>Giuliana Altamura, <em>Sentenza<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>E a mezzogiorno arriveranno gli angeli e saranno vestiti di nero. Il cielo si oscurer\u00e0, sul palazzo blu e giallo si aprir\u00e0 una voragine di fuoco. Gli angeli attraverseranno il parcheggio e non avranno n\u00e9 occhi n\u00e9 bocca, solo lingue affilate di serpente. Dalle loro mani sgorgheranno fiamme e tuoni.<\/p>\n<p>Gli uomini e le donne fuggiranno urlando, nasconderanno i bambini nelle auto e li stringeranno tra le braccia e le gambe, sotto i loro vestiti.<\/p>\n<p>Gli angeli entreranno nel palazzo blu e giallo e sar\u00e0 prima la grande esplosione, poi il silenzio.<\/p>\n<p>Solo i bambini non avranno paura, perch\u00e9 vedranno gli angeli per quello che sono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>*<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>\u00abCiao, vuoi fare qualcosa?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQuanti anni hai?\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab16\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abQuanto?\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab20, 15, dipende. Tu decidi\u00bb.<\/p>\n<p>Il ragazzino fa un cenno con la testa indicando il campo oltre il parcheggio, al di l\u00e0 della carreggiata. L\u2019uomo in auto rialza il finestrino e prosegue dritto, mentre lui ficca le mani in tasca, solleva il cappuccio della felpa e scavalca il muretto sputando per terra. Amar e Sara l\u2019osservano andar via e tornano a sedersi sul ciglio della strada, tra l\u2019asfalto ingobbito e l\u2019erba secca.<\/p>\n<p>\u00abSei ancora qui?\u00bb, fa Amar tirando fuori il Samsung, \u00abTi ho detto di sparire\u00bb.<\/p>\n<p>Sara non risponde. Prende a torturare i leggins leopardati all\u2019altezza delle cosce. Il prurito aumenta eccitato dalle piccole unghie sporche.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 tu s\u00ec e io no\u00bb, dice infine.<\/p>\n<p>\u00abSei troppo piccola\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abHai 10 anni, cazzo. Vai al parcheggio, chiedi soldi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCazzo\u00bb.<\/p>\n<p>Dal telefono di Amar comincia a frusciare una canzone hip-hop, distorta dagli altoparlanti. Una Ford bianca si avvicina alla curva della tangenziale e rallenta, mentre dall\u2019altra parte della strada il sole plana dietro il volume blu e giallo dell\u2019Ikea. Il centro commerciale sembra vibrare piano in controluce, un prisma nel deserto, gettando ombra sull\u2019orizzonte vacuo del parcheggio.<\/p>\n<p>I due bambini fanno per sollevarsi, ma l\u2019auto si allontana subito riprendendo velocit\u00e0. Amar torna a guardare lo schermo, emettendo un sospiro quasi impercettibile.<\/p>\n<p>\u00abSe non vuoi chiedere soldi, torna al campo. Che ci stai a fare qua\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLavoro\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abTe l\u2019ho detto, sei troppo piccola\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAnche tu sei piccolo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abHo 5 anni di pi\u00f9. A me piace scopare. Per me \u00e8 ok fare questo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAnche a me piace scopare\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCretina. A me piace con le donne, non con questi che pagano. Con gli uomini \u00e8 per i soldi. Capito? A te non piace\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCoi soldi ci vado all\u2019Ipercoop\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLo dico a tua madre\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLo sa, mia madre. Pensa che sono con Hana. Lo sa che Hana sale sulle macchine. Ci ha viste salire insieme\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAllora lo dico a tuo padre, cos\u00ec ti spacca la faccia\u00bb.<\/p>\n<p>Sara abbassa lo sguardo e stende le gambe davanti a s\u00e9. Osserva la punta sudicia e logorata delle scarpe di tela rosa. Alle sue spalle il crepuscolo invade la campagna, infiamma ogni centimetro di quella terra abusata piena di arbusti, ruderi colmi di preservativi, fazzoletti usati e siringhe \u2013 e poi, come valicando una barriera invisibile, si spinge nella notte e accende i circuiti elettrici della citt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00abVoglio anch\u2019io le Nike come le tue\u00bb.<\/p>\n<p>Amar la ignora, gli occhi fissi sul Samung.<\/p>\n<p>\u00abVoglio anch\u2019io le Nike come le tue-e-e!\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSono da maschi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCi sono anche da femmine all\u2019Ipercoop, e pure in centro. Mi accompagna Hana\u00bb.<\/p>\n<p>Amar non le d\u00e0 retta. La canzone finisce e ne carica subito un\u2019altra, a un volume tale da confondere i suoni.<\/p>\n<p>\u00abHana ha detto che si fa limare i denti. Vedi, questi qui\u00bb \u2013 Sara ficca la testolina tra il ragazzo e lo schermo, toccandosi i canini coi pollici \u2013 \u00abQuesti!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abHo capito! La vuoi piantare?\u00bb<\/p>\n<p>Torna a sedersi al suo posto, irrequieta, mentre un\u2019altra auto sfrecciando imbocca il parcheggio, lasciandoli indietro.<\/p>\n<p>\u00abE perch\u00e9 lo fa?\u00bb, chiede Amar sottovoce.<\/p>\n<p>\u00abGliel\u2019ha detto quello di ieri con la macchina da spacco. Cos\u00ec quando lo prende nella bocca non gli fa male, ha detto\u00bb.<\/p>\n<p>Sara scoppia a ridere rumorosamente, agitando le gambe sul terriccio, tra la polvere rugginosa.<\/p>\n<p>\u00abTua cugina \u00e8 scema. Non sa fare pompini. Non la devi ascoltare\u00bb.<\/p>\n<p>Dal muretto dietro di loro, riemerge il ragazzino col cappuccio della felpa calato sul viso. Stringe i pugni nelle tasche e si ferma a guardarli entrambi con occhi gonfi e venati di fuoco.<\/p>\n<p>\u00ab10, fanculo\u00bb, dice, tirando fuori una banconota rosa spiegazzata.<\/p>\n<p>La bambina smette di ridere e gli fa cenno con la mano di sedersi accanto a lei. Sulla corsia opposta, a tutta velocit\u00e0, l\u2019uomo che prima li aveva avvicinati fila dritto in direzione dell\u2019Ikea, fronteggiando a palpebre strette gli ultimi bagliori del sole. Il ragazzino col cappuccio sputa sull\u2019asfalto e si allontana barcollando sotto il cavalcavia. Un attimo prima di sparire nella spirale dei graffiti, Sara e Amar lo vedono scivolare per terra, poggiare le braccia contro il muro e rovesciarci la testa in mezzo, come per vomitare.<\/p>\n<p>\u00abQuella storia degli angeli\u2026\u00bb, dice Amar d\u2019un tratto, spegnendo il telefono e tornando a guardare le auto.<\/p>\n<p>\u00abChe ne sai?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTi ho sentita prima che lo dicevi ad Hana\u2026\u00bb<\/p>\n<p>Sara si sporge in avanti e riprende a torturarsi le cosce con le unghie.<\/p>\n<p>\u00abChe roba \u00e8?\u00bb, chiede Amar.<\/p>\n<p>\u00abNiente. \u00c8 solo un sogno\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abChe sogno?\u00bb<\/p>\n<p>La bambina trattiene il fiato, poi lo butta fuori.<\/p>\n<p>\u00abUn sogno che ho fatto. Hana mi ha preso in giro\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSe me lo racconti ti porto io in centro a comprare le Nike. Promesso\u00bb.<\/p>\n<p>Negli occhi di Sara, per un istante, brilla una luce illeggibile, un lampo quasi impersonale di compassione. Sorride.<\/p>\n<p>\u00abIl palazzo blu e giallo\u00bb, dice indicando davanti a s\u00e9, oltre il bordo della tangenziale e la distesa ormai spoglia del parcheggio.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019Ikea?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, l\u2019Ikea. Ho sognato che era ora di pranzo, ma io non avevo fame. Passeggiavo l\u00ec, vicino al muretto, anche se il sole era forte, era gigantesco, ma io non avevo caldo e non sudavo. Poi all\u2019improvviso, dall\u2019alto, vedevo le cose cambiare\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abQuali cose?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTutte le cose\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIn che senso?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPrima il sole diventava ancora pi\u00f9 grande, no?, grandissimo, pi\u00f9 dell\u2019Ikea! Come una bomba che esplode nel cielo. E anche il cielo cambiava, diventava un cerchio rosso, tutto attorno al sole. Poi arrivavano gli angeli. Tre, quattro, non mi ricordo. Erano vestiti di nero e avevano il fuoco nelle mani, cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p>Sara porta in alto i palmi, all\u2019altezza della pancia, e li fa tremare.<\/p>\n<p>\u00abMentre volavano sul parcheggio tutto si scioglieva come il mare. Le persone scappavano, avevano paura, ma io non capivo perch\u00e9. Erano belli\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE che succedeva quando gli angeli entravano all\u2019Ikea?\u00bb, chiede Amar.<\/p>\n<p>\u00abUna luce, fortissima. Urla, rumore\u2026 poi pi\u00f9 niente, nemmeno un suono\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE quelli dentro?\u00bb<\/p>\n<p>Sara si guarda attorno stranita, riflettendo sulla domanda. Un uomo e una donna, nel parcheggio ai loro piedi, fanno salire in auto un bambino con una scatola in mano, poi sbattono la portiera del bagagliaio zeppo e vanno via.<\/p>\n<p>\u00abIntendi le mamme, i pap\u00e0 e i loro figli?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, insomma, quelli che stanno l\u00ec ogni giorno\u00bb.<\/p>\n<p>Sara solleva le spalle e ricomincia a grattare.<\/p>\n<p>\u00abNon lo so. Forse cambiavano anche loro\u00bb.<\/p>\n<p>I due si fissano per qualche secondo, con sguardo distante. Una Opel grigia si avvicina alla curva e rallenta nei pressi del cavalcavia, quasi esitando.<\/p>\n<p>\u00abAnche i bambini?\u00bb, insiste Amar, \u00abCambiavano anche loro?\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019auto accosta al marciapiede e abbassa il finestrino. Amar scatta subito in piedi, senza aspettare risposta. Sara lo segue.<\/p>\n<p>\u00abCiao, vuoi fare qualcosa?\u00bb, pronuncia con ansia sollecita Amar.<\/p>\n<p>\u00abVuoi fare qualcosa?\u00bb, ripete la bambina aggrappandosi al vetro.<\/p>\n<p>\u00abLei\u00bb, dice una voce frettolosa, aprendo la portiera. Sara finge di sistemarsi i capelli, come per gioco, guardandosi nello specchietto.<\/p>\n<p>\u00abSali, su\u00bb.<\/p>\n<p>Amar fa un passo indietro, impietrito, gli occhi bassi sulle Nike. \u00c8 quasi buio. La bambina sorride con dolcezza e gli si avvicina. Si mette in punta di piedi per sussurrargli qualcosa all\u2019orecchio, prima di salire sull\u2019Opel grigia e di sparire nei campi senza luce.<\/p>\n<p>\u00abCazzo\u00bb, continua a ripetere Amar, tirando calci al muro.<\/p>\n<p><em>\u00abGli angeli non fanno bambini, e alla fine saremo tutti angeli\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>*<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La domenica mattina Amar e gli altri bambini lasciarono il campo trascinando un carrello arrugginito sul ciglio della tangenziale. L\u2019aria puzzava di polvere e di brace. Il parcheggio dell\u2019Ikea poco alla volta si riempiva e, visto dall\u2019alto, il metallo delle auto brillava della fosforescenza del mare.<\/p>\n<p>I bambini raccoglievano tra le sterpaglie pezzi di legno da bruciare, avanzi di copertone, rifiuti e scarpe spaiate. Li mettevano nel carrello, si spintonavano a vicenda e continuavano a vagare senza aspettarsi altro. A mezzogiorno anche l\u2019ultima nube abbandon\u00f2 il cielo e il sole sembr\u00f2 fondere la citt\u00e0 e quel luogo marginale in una bolla impenetrabile.<\/p>\n<p>Quando cominciarono a sparare, Amar fu il primo a sentire i colpi, poi le urla rimbombare nel parcheggio. Abbandon\u00f2 subito gli altri bambini e super\u00f2 il cavalcavia, affacciandosi sul piazzale.<\/p>\n<p>\u00abHana!\u00bb, chiam\u00f2, \u00abHana! Hai visto Sara?\u00bb<\/p>\n<p>Una ragazzina dai capelli folti intrecciati sulla nuca gli comparve alle spalle.<\/p>\n<p>\u00abNo, non la vedo da ieri, sar\u00e0 rimasta al campo. Che succede?\u00bb<\/p>\n<p>Amar non disse niente e indic\u00f2 davanti a s\u00e9 i tre uomini vestiti di nero, coi mitra stretti fra le braccia, che avevano aperto il fuoco. La gente scappava tra i vetri rotti, si inginocchiava per terra coprendo la testa con le mani, si nascondeva tra le portiere, le file di carrelli, i bagagliai. Qualcuno si chiuse dentro un\u2019Opel grigia e cominci\u00f2 a pregare. Sembravano insetti impazziti scagliati contro un enorme pezzo di costruzione.<\/p>\n<p>Anche gli altri bambini raggiunsero Amar e Hana, mentre un suono di sirene riecheggi\u00f2 a distanza, poi sempre pi\u00f9 vicino. Gli uomini coi mitra avanzarono verso le porte dell\u2019Ikea, varcarono l\u2019ingresso sparando fino all\u2019ultimo sulle auto, nel vuoto, sui corpi gi\u00e0 abbattuti che il sole continuava a dilaniare.<\/p>\n<p>\u00abAmar\u2026\u00bb, fece Hana, portando una mano davanti alla bocca.<\/p>\n<p>I bambini dall\u2019alto si fermarono a guardare. Tutto, di colpo, cambi\u00f2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I centri commerciali in periferia assomigliano a propaggini di civilt\u00e0: tutto intorno si estendono campagne, strade desolate, aree industriali, discariche. 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