{"id":709,"date":"2015-03-28T11:32:05","date_gmt":"2015-03-28T10:32:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/newsite\/?p=709"},"modified":"2015-03-28T11:45:14","modified_gmt":"2015-03-28T10:45:14","slug":"gianluca-morozzi-sul-tetto-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/gianluca-morozzi-sul-tetto-del-mondo\/","title":{"rendered":"Gianluca Morozzi , Sul tetto del mondo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><i>E&#8217; stato potente il debutto di Gianluca Morozzi nel mondo della narrativa giovanile italiana. Il suo (bellissimo, infatti) romanzo di debutto (&#8220;Despero&#8221;, pubblicato da Fernandel) rappresenta senza ombra di dubbio una delle vette di quella narrativa rock che \u00e8 tanto spesso frequentata dai nostri autori (pensiamo solo all&#8217;accoppiata Brizzi-Marzaduri o agli esordi della Ballestra), al punto che Il Mucchio Selvaggio ha definito Morozzi &#8220;il Nick Hornby italiano&#8221;. La scorrevolezza e la felicit\u00e0 di linguaggio che caratterizzava &#8220;Despero&#8221; si \u00e8 riproposta nella successiva raccolta di racconti &#8220;Luglio, agosto, settembre nero&#8221;, ma con una differenza sostanziale: se nel romanzo si percepiva un certo retrogusto di tristezza, nei racconti \u00e8 la chiave ironica a prendere decisamente il sopravvento. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente anche nel testo che presentiamo in questo numero di &#8216;tina: qui Morozzi racconta come una vacanza tanto sognata e idealizzata possa trasformarsi, a tutti gli effetti, in una tragicomica farsa.<\/i><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;\"><b>SUL TETTO DEL MONDO<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">Io ho sempre avuto sogni di prima fascia, chess\u00f2, diventare un famoso scrittore, vedere gli Who, vincere l&#8217;ottavo scudetto, e sogni di seconda fascia, mettere su una band, vedere Tom Petty, vincere la terza Coppa Italia, cose cos\u00ec. Poi c&#8217;\u00e8 qualche sogno di terza fascia, come salire sull&#8217;Empire State Building<br \/>\nDi tutti questi sogni uno si \u00e8 realizzato: sono salito sull&#8217;Empire State Building. Meglio che un calcio in culo, commenterebbe l&#8217;Orrido.<br \/>\nPer\u00f2, come dice il saggio Springsteen, con ogni desiderio arriva una maledizione.<\/span><\/p>\n<p>Pomeriggio d&#8217;agosto, Empire State Building. Siamo tutti e quattro in fila alle biglietterie, io, l&#8217;Orrido, Lobo e la Betty. L&#8217;Orrido ha il classico look da motociclista, occhialoni neri, bandana da pirata in testa, maglietta metallara e giubbotto di pelle, con una temperatura sui quaranta gradi. L&#8217;Orrido pesa centoventi chili ed ha una sudorazione pronunciata gi\u00e0 di suo\u2026<br \/>\n\u2026insomma, sta emanando un odore da cane dal pelo lungo fradicio e infangato. La Betty glielo ha fatto diplomaticamene notare, lui si \u00e8 lisciato i baffoni spioventi e le ha detto &#8220;Eh, lo so, l&#8217;afrore di uomo vero ti erotizza, bambina, dai, controlla i tuoi istinti&#8221;. Lei lo ha mandato a cagare.<br \/>\nLobo era un sosia triste di Kurt Cobain, fino a quando non si \u00e8 tagliato i capelli. Adesso \u00e8 un sosia triste del cantante dei Blur e dei Gorillaz, e come tale sta firmando autografi a una comitiva di ragazzine olandesi che lo ha assalito davanti alla biglietteria. Lobo conosce giusto tre parole d&#8217;inglese, a ogni domanda delle ragazzine si limita a sorridere e a fare s\u00ec con la testa. Vezzi d&#8217;artista, penseranno le fans del presunto Damon Albarn.<br \/>\nLa Betty ha il solito collare punk da dobermann, una maglietta con due mani sulle tette e la scritta You wish, ti piacerebbe. Da quando siamo in fila non fa che fissare il ragazzo della biglietteria urlando &#8220;merda che maschio, che maschio, io me lo faccio, me lo faccio al volo&#8221;.<br \/>\nIo sono entrato all&#8217;Empire State Building che ero normale. Poi, di punto in bianco, mentre sono in coda, mi prende un bruciore fastidiosissimo l\u00ec.<br \/>\nImmaginate di dover urgentemente pisciare lava, di avere un catetere rovente infilato nel pisello. Mi guardo in giro, non ci sono toilette.<br \/>\nOrmai sono in fila, stringo i denti. Faccio il biglietto, cerco un bagno tra le biglietterie e i metal detector. Non c&#8217;\u00e8.<br \/>\nPer i metal detector c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra fila da fare. Inizio a cambiare posizione, mi appoggio su una gamba, poi sull&#8217;altra, mi piego in avanti. Adesso \u00e8 come se mi si fossero dischiuse uova di ragno nel canale urinario, e i piccoli affamati stessero cibandosi di me.<br \/>\nSei silenzioso, osserva la Betty, che hai? E io Niente, \u00e8 l&#8217;aria condizionata, e intanto penso Troia puttana giuda, lercia vacca di quella troia puttana, cose cos\u00ec.<br \/>\nFingo d&#8217;essere stanco, mi metto accosciato, e il bruciore peggiora.<br \/>\nPasso il metal detector, c&#8217;\u00e8 la coda per il primo ascensore. Affronto la coda, prendo agonizzando il primo ascensore.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 la fila per il secondo ascensore., va bene facciamo la fila per il secondo ascensore. Se dio o chi per lui vuole, arriviamo finalmente alla terrazza panoramica.<br \/>\nUno sogna fin dall&#8217;infanzia di salire sull&#8217;Empire State Building, arriva in cima al grattacielo delle sue fantasie di bambino, e la prima cosa che fa \u00e8 correre alla toilette, spingere via un ragazzino ciccione e chiudersi dentro smadonnando.<br \/>\nMi calo rapidissimo i pantaloni, chiudo gli occhi e stringo i denti. Getto fuori magma rovente, ma non fa troppo male, solo un po&#8217; di bruciore, fin qui tutto bene, mi dico, fin qui tutto bene, fin qui AAAAAH, porca TROIAAAAA!<br \/>\nEsco dal bagno insultando gli dei con l&#8217;aria di chi ha appena partorito. Il ragazzino ciccione mi indica ai suoi genitori, io sparisco veloce dietro una pila di statue della libert\u00e0 in finto argento. Fatti due passi, il bruciore e la sensazione di pisciata impellente tornano uguali a trenta secondi fa.<br \/>\nA questo punto, realizzo che la farmacia pi\u00f9 vicina \u00e8 circa novantadue piani pi\u00f9 sotto.<br \/>\nSempre insultando gli dei, striscio fra turisti che comprano statue della libert\u00e0 in cartongesso, raggiungo i miei amici sul terrazzo esterno. Non sono uno che ama lamentarsi e rovinare la giornata a tutti, per cui fingo di niente. Per tre ore scatto foto di Downtown, del New Jersey, di Central Park, mi faccio immortalare con Brooklin sullo sfondo e un sorriso tiratissimo e sforzato, e ogni mezz&#8217;ora corro in bagno con una tarantola che mi cammina nel pisello. E se non avete mai passato tre ore con una tarantola che cammina nel pisello a novantadue piani dalla pi\u00f9 vicina farmacia, non fatelo mai.<br \/>\nGli altri non si accorgono granch\u00e9 della mia condizione. L&#8217;Orrido \u00e8 impegnato a sputare e poi guardare col binocolo l&#8217;effetto di un grumo di saliva scagliato da quattrocento metri sui passanti. La Betty ha puntato per mezz&#8217;ora un ragazzino tedesco con tanto di genitori, ha continuato a ripetermi &#8220;merda, dai, non posso, avr\u00e0 diciotto anni se li ha, non posso, non posso&#8221;, e alla fine ha ceduto. Ha chiesto al ragazzino di farle una foto con il Jersey sullo sfondo, si \u00e8 messa in posa con la schiena inarcata, mostrando bene la sua quinta di reggiseno. Il ragazzino ci ha messo un sacco di tempo a scattare.<br \/>\nLobo, intanto, passa tre ore a firmare autografi. A tutte le ragazze che gli chiedono se \u00e8 vero che lascer\u00e0 i Blur per dedicarsi solo ai Gorillaz, lui risponde di s\u00ec senza aver capito la domanda. Qualche ragazza con la maglietta dei Blur scoppia a piangere disperatamente.<br \/>\nE io corro in bagno ogni mezz&#8217;ora a pisciare benzina.<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">Quando finalmente usciamo dall&#8217;Empire State Building sono allo stremo, non ce la faccio proprio pi\u00f9. Appena vedo una farmacia gemo &#8220;Scusate un attimo, ragazzi, vado a comprare il dentifricio che l&#8217;ho finito&#8221; e mi ci fiondo dentro.<br \/>\nLa farmacista \u00e8 una strafiga orientale dai lunghi capelli neri lisci come seta, gli occhi color perla. Da erezione, a non avere il cazzo in fiamme.<br \/>\nVado da lei tenendomi il pacco come un maniaco. Sto per esporle il problema, apro bocca, la richiudo.<br \/>\nCome cacchio glielo espongo, il mio problema?<br \/>\nLa meraviglia orientale mi sorride, dice &#8220;can i help you?&#8221; con una voce tipo miele, io mi faccio forza e in un inglese da Alberto Sordi rispondo &#8220;s\u00ec, quando piscio mi brucia il pisello&#8221;.<br \/>\nLa farmacista ha un attimo di sbandamento, forse cerca l&#8217;allarme collegato alla centrale di polizia. &#8220;What?&#8221;<br \/>\nArrossisco, balbetto, le ripeto la frase cercando termini diversi, ma non riesco a trovare un verbo che non sia &#8220;to piss&#8221;. Come si dir\u00e0 &#8220;orinare&#8221; in inglese, qual \u00e8 una forma pi\u00f9 educata di &#8220;burning cock&#8221;?<br \/>\nDopo aver rischiato il linciaggio, esco dopo mezz&#8217;ora dopo con delle pillole rosse per la cistite, si chiamano Cystex. Non \u00e8 un problema di cui soffrono le donne, la cistite?<br \/>\nPrendo due pillole rosse poco convinto. Vado a letto incazzato con l&#8217;universo, rannicchiato come un feto intorno al mio povero burnig cock.<br \/>\nO come cacchio si dice.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">La mattina mi sveglio senza alcun bruciore. Vado in bagno cautamente, provo a pisciare con gli occhi chiusi e i denti stretti. Esce un classico getto mattutino, sontuoso e indolore.<br \/>\nFin qui tutto bene, mi dico a met\u00e0 getto, fin qui tutto bene, fin qui tutto bene, arrivo alle ultime gocce senza nessun dolore. Era proprio cistite.<br \/>\nL&#8217;unico uomo che soffre di un problema tipicamente femminile sono io, e dovevo venire a New York per scoprirlo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">Comunque, sono innamorato della meravigliosa farmacista. La amo proprio con ogni cellula. Domani torno alla farmacia e le mostro cosa sa fare il mio burning cock, penso sgocciolandomi con gioia, mentre il Lando Buzzanca che c&#8217;\u00e8 in me esce fuori prepotente. Accendo a basso volume la tv in dotazione al nostro appartamentino di Midtown, si prende perfino Rai Uno. Guardo uno sceneggiato con Frizzi che fa l&#8217;avvocato e lo trovo bellissimo e avvincente, ora che posso di nuovo vuotare la vescica senza problemi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">L&#8217;appartamento a Midtown, bisogna dirlo, \u00e8 stato una bazza senza precedenti. Ce lo ha prestato un fratello di sangue -parole sue- dell&#8217;Orrido, un amico nel giro degli Hell&#8217;s Angels attualmente impegnato in un motoraduno nel Wyoming. Gratis, ovviamente -che fratello di sangue \u00e8, altrimenti?-, a patto che dessimo da mangiare al suo gigantesco topo Gollum secondo precise istruzioni, a debita distanza dalla gabbia.<br \/>\nL&#8217;orrendo ratto ha la sua collocazione in un angolo del bagno; ci vogliono in media tre giorni per abituarsi a cagare con un demone dagli occhi rossi che ti guarda sbavando e graffiando contro le sbarre, poi \u00e8 fatta. Anzi, il simpatico Gollum diventa una piacevole compagnia.<br \/>\nSorcio schifoso a parte, l&#8217;appartamento non presenta altre controindicazioni. Cio\u00e8, se si eccettua il mezzo chilo d&#8217;erba che Lobo ha trovato nascosto nello sciacquone, il machete rinvenuto dalla Betty nell&#8217;armadio, e i piani di fabbricazione di una bomba infilati sotto il materasso. Se la polizia entra qui dentro, minimo ci sbatte in prigione senza processo e d\u00e0 la chiave in pasto a Gollum.<br \/>\nL&#8217;appartamento \u00e8 dotato di due stanze con altrettanti letti matrimoniali, il che ha comportato una complessa suddivisione delle camere. La Betty, in quanto donna, ha preteso la singola e si \u00e8 impossessata del matrimoniale pi\u00f9 grande. Lobo, che russa come una scrofa, \u00e8 stato costretto a dormire nella vasca da bagno accanto a Gollum. Non ha chiuso occhio per le prime due notti.<br \/>\nIo ho dovuto dividere il secondo matrimoniale con l&#8217;Orrido. Giuro di aver invidiato il buon Lobo, relegato in vasca accanto al ratto.<br \/>\nPrimo, l&#8217;Orrido dorme nudo. E&#8217; dotato di una verga simile al cambio di un tir, per cui ogni volta che si gira nel sonno inizio a pregare che stia sognando motoraduni e solo motoraduni. Niente gare di magliette bagnate o film porno a base lesbo.<br \/>\nSecondo, l&#8217;Orrido \u00e8 largo quasi quanto il letto matrimoniale. Mi tocca dormire su un fianco, difendendo con la forza i miei trenta centimetri di spazio.<br \/>\nTerzo, i problemi di sudorazione gi\u00e0 citati: l&#8217;Orrido fa la doccia ogni quattro giorni per tradizione personale. Alla quarta notte accanto al mostro nudo sembrava di stare nella gabbia di Gollum.<br \/>\nDisperato, in quella quarta notte ho fatto un patetico tentativo.<br \/>\nSono scivolato fuori dal letto- e l&#8217;Orrido, nel sonno, ha subito invaso i miei miseri trenta centimetri di spazio- e sono entrato in camera della Betty. Mi sono accostato al suo letto, ho sussurato: &#8220;Betty?&#8221;<br \/>\nLei \u00e8 balzata a sedere di scatto, ha acceso la luce sul comodino. &#8220;Cazzo vuoi?&#8221; mi ha chiesto allarmata.<br \/>\n(la Betty, ho scoperto in quella circostanza, dorme con la maglia di Carlo Nervo e nient&#8217;altro sotto)<br \/>\nHo sorriso, le ho chiesto con tutta la dolcezza possibile: &#8220;Mi faresti dormire con te?&#8221;<br \/>\nLei ha spalancato gli occhi. &#8220;Lajos, ma ti ci metti anche tu? Gi\u00e0 sai quello che ho passato con il povero Lobo, ma insomma, credevo di potermi fidare di voi, di aver messo in chiaro come stanno le cose, e adesso te ne esci cos\u00ec, di punto in bianco\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;\u2026 no, guarda, non hai\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Esci, Lajos, per favore. Facciamo finta che non sia mai successo niente.&#8221;<br \/>\nSono tornato di l\u00e0, depresso; l&#8217;Orrido aveva occupato tutto il letto, a pancia in gi\u00f9 e braccia larghe. Non mi \u00e8 rimasto che accucciarmi sotto la sua ascella, confidando nello svenimento pi\u00f9 che nel sonno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">Torniamo al giorno post-cistite.<br \/>\nUsciamo nella cappa d&#8217;afa newyorkese, diretti al locale del finto orgasmo di Meg Ryan in Harry ti presento Sally. Tappa obbligata, ovvio.<br \/>\nIo sono allegro e fastidioso, posso di nuovo andare al cesso senza timori, col mio magico Cystex in tasca. Arriviamo al locale -si chiama Kat&#8217;z Pastrami, per la cronaca-, una specie di tavola calda molto pittoresca. Ci sono salami appesi al soffitto, vecchi cartelli dei tempi della guerra -cose tipo &#8220;spedizioni di salami a domicilio- manda un salame al tuo ragazzo sotto le armi!&#8221;- e un centinaio di foto alle pareti. Il proprietario con Meg Ryan e Billy Crystal, il proprietario con Jerry Lewis, Bill Clinton seduto al tavolo d&#8217;angolo, Rudolph Giuliani al tavolo d&#8217;angolo\u2026<br \/>\nCi mettiamo in fila aspettando pazientemente un posto libero, ma poi una cameriera strilla vedendo Lobo, fa quasi cadere il suo vassoio. La vediamo sparire nel retro, e un secondo dopo esce il proprietario con un gran sorriso, abbraccia Lobo in una stretta da orso, poi inizia a farneticare in un inglese tutto suo &#8220;mister Albarn, mister Albarn, venga, venga, liberiamo subito il tavolo a lei e ai suoi amici&#8221;. Lobo, come sempre, sorride e fa di s\u00ec con la testa.<br \/>\nA quel punto, facciamo le merde fino in fondo.<br \/>\n&#8220;Si potrebbe avere il tavolo del finto orgasmo di Meg Ryan?&#8221; domanda la Betty, la nostra linguista ufficiale &#8220;Sa, quella del film\u2026&#8221;.<br \/>\nMister Katz non ci pensa due volte, fa spostare una coppia e ci sistema nel mitico angolo del finto orgasmo. Poi se ne va dando pacche sulle spalle a Lobo e canticchiando la canzoncina dei Gorillaz, &#8220;I&#8217;m ever happy \/ i&#8217;m feeling down\u2026&#8221;<br \/>\nCi sediamo sghignazzando. L&#8221;Orrido scorre il men\u00f9, poi ordina un pastrami dello spessore di quaranta centimetri, due fette di pane separate da strati e strati di rostbeaf. Inevitabilmente, trillo felice al cameriere &#8220;Per me quello che ha preso il signore!&#8221;.<br \/>\nAddento il mio pastrami di quaranta centimetri urlando alla Fantozzi &#8220;E questo me lo pappo io!&#8221;.<br \/>\nAl primo morso mi si apre un dente.<br \/>\nSe capita ad Abatantuono in Marrakech express, fa ridere un casino. Dal vivo, a un oceano di distanza dal mio dentista, per niente.<br \/>\nUn dente del giudizio, l&#8217;ennesimo bastardo dente del giudizio.<br \/>\nAndare da un dentista newyorkese non se ne parla, mi salta tutto il budget della vacanza. Finisco il pastrami incazzato come una pantera, masticando dall&#8217;altro lato, e poi il proprietario salta fuori con una macchina fotografica urlando &#8220;Mister Albarn, smile, please&#8221;. E ci fa mettere in posa sempre canticchiando &#8220;I&#8217;m never happy \/ i&#8217;m feeling down\u2026&#8221;<br \/>\nCos\u00ec io, Lobo, la Betty e l&#8217;Orrido finiamo sulle pareti del locale di Harry ti presento Sally, sotto un cartellino che dice Damon Albarn -cantante dei Gorillaz.<br \/>\n(i Blur non sono conosciuti, al mitico Kat&#8217;z delicatessen)<br \/>\nSolo che io, nella foto, ho un sorriso tiratissimo.<\/span><\/p>\n<p>Quattro giorni di aulin per far passare il dolore, tre bustine al giorno, colazione, pranzo, cena.<br \/>\nAlla quarta notte, mentre sto cercando di respirare accanto al mostro nudo, mi sveglio con la solita fitta atroce alla mascella. Smadonno silenziosamente cinque minuti, mi alzo senza svegliare l&#8217;Orrido, vado a cercare la solita bustina di aulin nel mio zaino.<br \/>\nSbarro gli occhi: finito. Niente aulin. Guardo l&#8217;ora: le tre di notte.<br \/>\nDevo stare con la mascella squartata fino all&#8217;apertura delle farmacie? E poi esister\u00e0 l&#8217;aulin, qui a New York?<br \/>\nComincio a pensare, in piedi accanto all&#8217;acquaio pieno di piatti sporchi.<br \/>\nAvranno dell&#8217;aulin, i miei tre compagni di viaggio?<br \/>\nLobo no, lui non ha mai nemmeno un raffreddore. L&#8217;Orrido, figurarsi: l&#8217;unica sostanza curativa che riconosce come tale va scaldata, sbriciolata, mischiata al tabacco e infine fumata.<br \/>\nSchiocco metaforicamente le dita, nel buio dell&#8217;appartamento di Midtown. La Betty si \u00e8 portata dietro un ospedale da campo, ha una farmacia intera sul comodino. Si \u00e8 presa dietro anche un test di gravidanza, perch\u00e9, parole sue, &#8220;metti che ne ho bisogno, come si dice, in inglese, test di gravidanza?&#8221;<br \/>\nScivolo nella stanza della Betty, in punta di piedi.<br \/>\nLei dorme a faccia in gi\u00f9, abbracciata al cuscino. Le luci dalla strada filtrano attraverso le tapparelle, quel tanto che basta per rendere visibile il reparto di pronto soccorso allineato sul comodino. Eccola l\u00ec la scatola magica, aulin, la riconoscerei tra mille.<br \/>\nLa apro lentissimamente, prendo tre, hmm, quattro bustine, non si accorger\u00e0 nemmeno che mancano, figurarsi, perch\u00e9 una persona sana -vaffanculo- dovrebbe mettersi a contare le bustine di aulin?<br \/>\nSto per sgattaiolare fuori, quando un&#8217;auto della polizia passa in strada a sirene spiegate. La Betty socchiude le palpebre, mi vede accanto al suo cuscino e caccia un urlo.<br \/>\n&#8220;Lajos, cazzo, adesso basta!&#8221; strilla nel cuore della notte, gli occhi fuori dalle orbite &#8221; Se non controlli gli ormoni fatti una doccia fredda, porca eva! Ti ho gi\u00e0 parlato chiaro, mi pare!&#8221;<br \/>\nSto balbettando &#8220;Non \u00e8 come pensi&#8221;, quando una zaffata di fogna annuncia l&#8217;entrata dell&#8217;Orrido, nudo e assonnato. &#8220;Bambini&#8221; ruggisce &#8220;se volete fare le vostre cose, cercate di non svegliare chi sta nella camera accanto, va bene?&#8221;<br \/>\nLa Betty ammutolisce di fronte al sovrumano nunchacku da ninja tra le gambe dell&#8217;Orrido. Temo che ci guarder\u00e0 entrambi con occhi diversi, da domani in poi.<\/p>\n<p>Le quattro bustine tranquillizzano il mio dente per un giorno e mezzo.<br \/>\nPomeriggio, siamo al centro esatto del ponte di Brooklin a fotografare la gigantesca scritta Watchtower sul palazzo dall&#8217;altra parte del fiume, quando i nervi della mascella cominciano a urlare tutti insieme.<br \/>\nIo, a questo punto, sono isterico. E senza aulin a portata di mano.<br \/>\nSiccome sono ancora e sempre quello che non vuole rompere i coglioni, aspetto che la Betty abbia finito di cercare la panchina di Manhattan, che si convinca dopo mezz&#8217;ora di essere sul ponte sbagliato, che i miei tre compagni di viaggio finiscano di fare foto, e una volta sulla terraferma biascico &#8220;vado a comprare il filo interdentale&#8221;. Mi fiondo in un&#8217;altra farmacia.<br \/>\nNessuna bellezza orientale stavolta, solo una cicciona che al mio farraginoso &#8220;toothache, toothache&#8221; balbettato tenendomi la mascella, mi sbatte in mano un antidolorifico alla benzocaina. Lo nascondo in tasca, torno a unirmi agli altri.<br \/>\nPrendiamo il metr\u00f2, scendiamo al museo d&#8217;arte moderna. Ancor prima di fare il biglietto corro in bagno, mi chiudo dentro, e finalmente sperimento questo nuovo e misterioso antidolorifico. Mettere in bocca e sputare, c&#8217;\u00e8 scritto. Io sono a rota, ormai, me lo ficcherei anche nello sfintere se servisse a far passare questo CAZZO di mal di denti.<br \/>\nMetto un po&#8217; di benzocaina sulla lingua, e a momenti svengo per lo schifo; \u00e8 come farsi uno sciacquo con diecimila di super. Giro un po&#8217; quella miscela da motorini sulla gengiva dolorante, sputo. Esco dal bagno con mezza faccia anestetizzata, il labbro addormentato, un sapore orrendo in bocca, per\u00f2 non sento pi\u00f9 dolore.<br \/>\n(non sento niente di niente, in verit\u00e0)<br \/>\nSolo, pronuncio a fatica una decina di consonanti.<br \/>\nL&#8217;entrata \u00e8 a offerta libera, c&#8217;\u00e8 una cifra suggerita che nessuno rispetta. &#8220;Non facciamo i soliti italiani&#8221;, ci diciamo, &#8220;diamo dieci dollari in quattro&#8221;<br \/>\nDieci dollari in quattro ci pare dignitoso. Prepariamo i soldi, e davanti a noi c&#8217;\u00e8 la classica famiglia italiana che hai il terrore di incontrare all&#8217;estero, uno stereotipo uscito pari pari dai film dei Vanzina. Il padre ciccione con la maglia di Totti sghignazza, &#8220;Gliela do io la cifra consigliata&#8221;, la moglie grassa ride, i figli ciccioni con le maglie di Totti ridono pure loro.<br \/>\nIl ciccione capofamiglia lascia alla cassa un centesimo, guarda con aria di sfida il ragazzo che stacca disgustato quattro biglietti, entra soddisfatto della sua furbata dicendo &#8220;Eh, se c&#8217;\u00e8 offerta libera, l&#8217;offerta \u00e8 libera.&#8221;<br \/>\nNoi entriamo fingendoci spagnoli.<\/p>\n<p>Lobo si \u00e8 cautelato dalle cacciatrici di autografi con occhiali da sole e cappellino calcato in testa, che si \u00e8 stancato di essere scambiato per Damon Albarn, dice.<br \/>\nInfatti fa tre passi oltre le biglietterie, quando uno dei due piccoli Totti lo guarda e urla &#8220;Pap\u00e0, pap\u00e0, guarda! Beckham, c&#8217;\u00e8 Beckham!&#8221;<br \/>\nZero secondi dopo il povero Lobo \u00e8 costretto a scrivere &#8220;David Beckham&#8221; sulle maglie giallorosse e a giurare in finto inglese che passer\u00e0 presto alla Roma con un contratto a vita. Si raduna una piccola folla che gli chiede del Manchester United, di sua moglie Posh Spice, del piccolo Brooklin, Lobo come al solito risponde annuendo con sorriso ebete. Decidiamo di lasciarlo al suo destino e di venire a riprenderlo all&#8217;uscita.<br \/>\nLo preferivamo come sosia di Kurt Cobain, Lobo, anche perch\u00e9 i Blur e i Gorillaz piacciono solo a lui, a noi altri tre fanno schifo. A pensarci bene ci fa schifo anche Beckham; nella classifica dei giocatori pi\u00f9 sopravvalutati del mondo \u00e8 secondo solo a quel cesso di Anelka.<br \/>\nComunque, ho mezza faccia anestetizzata ma niente dolore; parlo a raffica nei corridoi gelidi di aria condizionata, azzardo commenti su Pollock, su Christina&#8217;s world.<br \/>\nLa Betty mi guarda strano. Sar\u00e0 che mi ritiene un maniaco, scruta in modo diverso l&#8217;Orrido, vabb\u00e8, chiariremo. Solo che -beh, tu guarda- tutti quelli che incrocio mi guardano strano.<br \/>\nPasso davanti a un tipo della sicurezza e quello mi squadra allarmato. Mette mano all&#8217;auricolare, comunica a voce bassa con qualcuno.<br \/>\nA questo punto, perplesso, abbranco l&#8217;Orrido. &#8220;Senti. Ho qualcosa di strano in faccia? Ho l&#8217;aria da maniaco? Che cos&#8217;ho? &#8221;<br \/>\nLui mi squadra, calmo. &#8220;Lajos, non so come dirtelo, non so che problema hai, ma &#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma?&#8221;<br \/>\n&#8220;Aliti benzina.&#8221;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">Usciamo dal museo prima che mi scambino per un bonzo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">Insomma, tutto questo per aver realizzato un desiderio di terza fascia come la visita all&#8217;Empire State Building.<br \/>\nA questo punto, io ho il terrore di vedere avverati dei sogni di categoria superiore.<br \/>\nMetti che divento scrittore: di sicuro vengo ucciso da un fan impazzito.<br \/>\nPuta caso vengono gli Who in concerto: Roger Daltrey sbaglia a roteare il microfono e mi strozza con il cavo.<br \/>\nMiracolo, il Bologna vince l&#8217;ottavo scudetto: certamente vengo calpestato dalla folla impazzita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;\">Del resto con ogni desiderio, diceva il saggio Springsteen, arriva sempre una maledizione.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; stato potente il debutto di Gianluca Morozzi nel mondo della narrativa giovanile italiana. 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