{"id":589,"date":"2015-03-26T13:59:34","date_gmt":"2015-03-26T12:59:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/newsite\/?p=589"},"modified":"2015-03-26T14:20:49","modified_gmt":"2015-03-26T13:20:49","slug":"fabio-lubrano-curriculum-vitae","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/fabio-lubrano-curriculum-vitae\/","title":{"rendered":"FABIO LUBRANO, \u201cCurriculum Vitae\u201d"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\"><big><big><b>FABIO LUBRANO<\/b><\/big><\/big><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\"><b><big><big>T<\/big><\/big><\/b><i>utti coloro che scrivono hanno avuto nella loro vita esperienze pi\u00f9 o meno drammatiche nel rapporto con eventuali editori, ma penso che un iter cos\u00ec grottesco come quello di Fabio Lubrano sia decisamente unico.<br \/>\nQuesto racconto (che in realt\u00e0 \u00e8 una semplice cronaca degli eventi, e infatti si distacca molto dalla tipica prosa lubraniana) \u00e8 nato da un mio esplicito suggerimento a Fabio, dopo che lui mi ha raccontato la sua ennesima delusione editoriale, perch\u00e9 pensavo che una storia del genere valeva la pena di essere raccontata, per consolarci un po\u2019 tutti. E se io stesso compaio nel racconto, sempre presentato come una sorta di supereroe buono, \u00e8 solo perch\u00e9 un comportamento di spontanea collaborazione dopo tante delusioni deve essere sembrato a Fabio un atteggiamento di gentilezza sovrumana. E poi Fabio \u00e8 un buonista.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"Center\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\"><b><big>CURRICULUM VITAE<\/big><\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nell\u2019agosto del l992 pubblicai il mio primo racconto sul quotidiano La Repubblica: s&#8217;intitolava <i>l\u2019amore, vedi<\/i> e arriv\u00f2 tra i finalisti del concorso <i>Milano ad agosto<\/i>. Nel mio racconto un\u2019amabile coppia di fidanzati passeggiava per Milano discutendo dei possibili significati della parola amore mentre massacrava chiunque gli capitasse sotto tiro. Spedii il racconto via fax alla redazione milanese di Repubblica (non possedendo un fax andai a spedirlo alla posta di Piazza Cordusio: 6000 lire una pagina, nel 1992, ma non ha importanza) che era mercoled\u00ec. Domenica mattina, con gli occhi ancora pesanti di sonno aprii Repubblica alle pagine di Milano. Lo sguardo si pos\u00f2 subito su L\u2019AMORE, VEDI scritto in grassetto in alto e poi su <i>Fabio Lubrano<\/i> piccolo e in corsivo. Gli occhi si alleggerirono subito. Il mio primo racconto pubblicato! Tornai in edicola e chiesi all\u2019edicolante allibito altre quindici copie del giornale. Qualche giorno dopo ricevetti una lettera da parte della redazione: si complimentavano per il racconto e m&#8217;invitavano in Via Alessandrini a ritirare il premio riservato ai finalisti. Ci andai immediatamente, pieno di curiosit\u00e0: chiss\u00e0 cos\u2019era, non qualcosa di grande, questo certamente no, per\u00f2 sicuramente collegato con il fatto di scrivere. Ritirai il premio: una radiosveglia da viaggio. Che per uno che era rimasto tutta l\u2019estate a Milano e non aveva trovato niente di meglio da fare che scrivere un racconto su due psicopatici mi sembr\u00f2 un\u2019inconsapevole ma geniale presa per il culo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel settembre del l992, sull\u2019onda dell\u2019entusiasmo di quella prima pubblicazione, decisi di scrivere un libro composto da racconti tutti di due pagine, sulla falsariga di<i>l\u2019amore, vedi<\/i>. Lo intitolai <i>racconti per chi non ha tempo di leggerli<\/i> e lo spedii a Firenze al concorso <i>Nuovi Autori<\/i>. Nel gennaio del 1993 arriv\u00f2 la prima lettera di risposta: ero arrivato in finale. A febbraio la seconda: purtroppo non avevo vinto ma l\u2019editore intendeva pubblicare il mio libro ugualmente. A marzo la terza: contratto con clausola di pubblicazione. Dovevo comprare 700 copie del mio libro anticipatamente, per coprire le spese di pubblicazione. Ad aprile la quarta: siccome l\u2019editore aveva pensato di presentare il mio libro al Salone di Torino, avevano urgentemente bisogno di una risposta. Ero interessato alla loro proposta o no? A maggio risposi: <i>Gentile Firenze Libri, non sono interessato alla Vostra proposta di pubblicazione. Distinti saluti, Fabio Lubrano.<\/i> A giugno mi mandarono il mio libro indietro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel luglio del l993 spedii il dattiloscritto a Stampa Alternativa, insieme ad una lettera con la quale spiegavo che il tipo di racconti che avevo scritto mi sembrava potesse essere coerente con la linea editoriale dei millelire. A settembre trovai nella cassetta delle lettere un plico giallo inviatomi dal Senato della Repubblica. Le sopracciglia andarono a nascondersi nei capelli. Aprii il plico sospettando uno sbaglio di persona. Dentro c\u2019erano i<i>racconti per chi non ha tempo di leggerli<\/i>. Le sopracciglia si posizionarono sulla nuca. Come avevano fatto i miei racconti ad arrivare in Senato? E soprattutto: perch\u00e9 me li restituivano? Vidi una lettera. Capii. Percorrendo misteriose strade laterali, Loro erano riusciti ad impossessarsi del mio libro, l\u2019avevano letto e, sbalorditi da tanto talento, avevano deciso di ricompensarmi nominandomi Senatore a vita. Lessi la lettera cercando conferma: <i>Caro Fabio, il libro \u00e8 interessante, soprattutto alcuni racconti, tu hai sicuramente talento ma io sono sommerso da cos\u00ec tante proposte per i millelire che non so pi\u00f9 dove sbattere la testa. Grazie per esserti rivolto a noi, Marcello Baraghini.<\/i> Marcello Baraghini, il direttore di Stampa Alternativa, l\u2019amico di qualche Senatore che lo aiutava a risparmiare in spese postali. Che tristezza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Di nuovo agosto (sempre 1993). Di nuovo rimasi a Milano. Di nuovo scrissi un racconto. Lo intitolai <i>Cinzia cara Cinzia<\/i> e lo spedii al <i>Premio Navile<\/i> della casa editrice faentina Moby Dick. A novembre mi telefon\u00f2 Guido Leotta, direttore della Moby Dick. Ero uno dei cinque vincitori che sarebbero stati pubblicati in volume a dicembre. Sempre a dicembre, a Bologna, ci sarebbe stata la premiazione? Avevo intenzione di andare? Risposi che ci sarei andato anche a piedi. Mio padre compr\u00f2 spumante e pasticcini per festeggiare. &#8220;Ma no, pap\u00e0, non \u00e8 niente d&#8217;importante,&#8221; minimizzai, &#8220;\u00e8 un libro che non arriver\u00e0 neanche in libreria.&#8221; Mio padre finse di non aver sentito e stapp\u00f2 la bottiglia. Conservo ancora il tappo su cui ho scritto con un pennarello nero: <i>primo libro <\/i>e poi pi\u00f9 avanti, tra parentesi <i>(assieme ad altri quattro autori).<\/i> A dicembre andai a Bologna alla premiazione (in treno). Si svolse in un teatro al quartiere Navile. Mi fecero salire sul palco e m&#8217;invitarono a leggere un brano del mio racconto. Ero imbarazzatissimo. Lessi cos\u00ec male che nonostante avessi scelto il paragrafo pi\u00f9 divertente nessuno rise. La giuria (composta dai critici Giuseppe D\u2019Agata, Gregorio Scalise e Giorgio Manzella) volle sapere come avessi fatto ad identificarmi cos\u00ec bene in Cinzia, la protagonista del racconto. Pensai una risposta. Non la trovai. Ne pensai un\u2019altra. Non trovai nemmeno quella. Mi sembrava di essere in silenzio da ore e mi rividi studente imbambolato davanti alla lavagna, con in testa la risposta giusta, ma incantato dal mio stesso mutismo. Dissi la prima cosa che mi venne in mente: &#8220;Ma&#8230; il fatto \u00e8 che non mi sono identificato&#8230; io sono cos\u00ec&#8230;&#8221; Mi resi immediatamente conto che quella risposta poteva essere fraintesa in &#8220;ma&#8230; il fatto \u00e8 che io sono omosessuale&#8230;&#8221; Guardai la giuria: aveva frainteso. Adesso era molto pi\u00f9 imbarazzata di me. Scesi dal palcoscenico e andai in corridoio a fumare. Ero stato un disastro. Una vecchietta m&#8217;insegu\u00ec con il libro aperto alla pagina del mio racconto. &#8220;Bravissimo,&#8221; mi disse con gli occhi lucidi, &#8220;me lo fa un autografo?&#8221; Glielo feci e la ringraziai di cuore per avermelo chiesto. Poi vidi che Giuseppe D\u2019Agata stava uscendo dalla sala. Andai da lui. &#8220;Forse prima c\u2019\u00e8 stato un malinteso,&#8221; gli dissi sforzandomi di elaborare affermazioni inequivocabili, &#8220;dalla mia risposta poteva sembrare che fossi omosessuale. Non che m&#8217;importi, ma non \u00e8 vero, insomma non \u00e8 quello il motivo per cui mi sono identificato in Cinzia.&#8221; D\u2019Agata scroll\u00f2 le spalle. &#8220;Non ci avevo neanche pensato,&#8221; rispose, &#8220;e comunque non m&#8217;interessa,&#8221; che tradotto voleva dire: \u00e8 perfettamente inutile che adesso cerchi di negare di essere omosessuale, ormai l\u2019hai detto davanti a tutta la sala. Poi aggiunse: &#8220;Complimenti comunque, il tuo \u00e8 l\u2019unico racconto divertente che ci sia arrivato. Scrivono tutti cose lagnose ormai. Sai,&#8221; abbass\u00f2 la voce in tono confidenziale, &#8220;Scalise e Manzella non lo volevano neanche pubblicare. Ho dovuto alzare la voce.&#8221; Lo ringraziai, emozionato di avere, gi\u00e0 cos\u00ec giovane, un critico letterario mio alleato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel marzo del 1994 mio fratello Bruno e Licia, un\u2019amica, incrociarono per strada Giorgio Manzella, conoscente di Licia. Si salutarono e lei gli present\u00f2 Bruno: &#8220;\u00e8 il fratello di Fabio Lubrano, quello del Premio Navile.&#8221; Manzella sorrise. Poi abbass\u00f2 la voce e confid\u00f2: &#8220;Sapete, D\u2019Agata e Scalise non lo volevano neanche pubblicare. Ho dovuto alzare la voce.&#8221;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel settembre del 1993 la coinquilina di Bruno, per sbaglio, lo chiuse in casa da fuori con l\u2019unico mazzo di chiavi rimasto. Dovendo uscire con urgenza, Bruno chiam\u00f2 un fabbro che gli sfond\u00f2 la porta. Poi mi telefon\u00f2 chiedendomi se potevo vigilare sulla sua casa controllando che nessuno entrasse dalla porta sfondata. Risposi di s\u00ec. Per passare il tempo provai a scrivere racconto per un concorso organizzato dalla biblioteca di Gorgonzola e da Stampa Alternativa (mi aspettai di trovare, nel bando di concorso, il patrocinio del Senato della Repubblica: inspiegabilmente non c\u2019era). Lo scrissi sbirciando ogni cinque parole fuori della porta. Lo spedii il giorno dopo, quando la porta era stata finalmente riparata. Pass\u00f2 un anno durante il quale non successe nulla [a parte il fatto che ovviamente ad agosto rimasi a Milano e scrissi un racconto (questo per il concorso <i>Raccontare Milano<\/i> dell\u2019editore <i>La vita felice<\/i>)]. Nel settembre del 1994 ricevetti una telefonata da un ragazzo che faceva parte della giuria di Stampa Alternativa. Mi disse che si chiamava Matteo Bianchi, che aveva letto il mio racconto e che secondo lui ero un genio. Lo ringraziai (quel primo grazie avrei dovuto fissarlo meglio nella mia memoria, visto che da quel momento non ho fatto altro che ripeterglielo). Afferm\u00f2 che non dovevo ringraziarlo, era proprio vero che ero un genio. Lo ringraziai. Mi disse cosa, in particolare, gli era piaciuto del mio racconto. Lo ringraziai. Mi disse che in realt\u00e0 mi stava chiamando per un altro motivo: stava curando un&#8217;antologia di racconti ispirati a spot televisivi e avrebbe voluto che vi partecipassi. Lo ringraziai. Fissammo un appuntamento per conoscerci di persona e parlarne meglio. Quando misi gi\u00f9 la cornetta immaginai Matteo scoppiare a ridere dicendo agli altri membri della giuria: <i>gli ho detto che \u00e8 un genio!!!<\/i> ALTRI MEMBRI DELLA GIURIA: <i>e lui? lui cosa ha fatto??<\/i> MATTEO: <i>ci ha creduto!!! <\/i>TUTTI: <i>ah ah ah!<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nell\u2019ottobre del l994 scrissi i racconti per l\u2019antologia curata da Matteo Bianchi. Poi, qualche giorno dopo, scrissi addirittura un romanzo. Lo intitolai <i>una specie fatta di coso<\/i> e, nel corso dei mesi, lo feci avere a diverse case editrici. Nel corso dei mesi le diverse case editrici (fatta eccezione per la Feltrinelli) non mi fecero avere nessuna risposta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel novembre del l994 arriv\u00f2 la risposta da <i>La vita felice<\/i>per il racconto ambientato a Milano che avevo scritto quell\u2019agosto. Ero uno dei l7 vincitori. La presentazione si svolse una domenica mattina di dicembre al Grand Hotel Duomo. Presentarono uno per uno i vincitori, ai quali consegnarono una copia del libro e un attestato di partecipazione. Uno per uno. Applausi e strette di mano. Uno per uno. Ne presentarono l6. &#8220;Mi hanno lasciato per ultimo,&#8221; pensai, &#8220;evidentemente il mio \u00e8 il racconto pi\u00f9 bello e vogliono farmelo leggere. Speriamo di andare meglio dell\u2019altra volta.&#8221; Ma il presentatore non era della stessa opinione: invece di dire &#8220;e per ultimo ma adesso scoprirete il perch\u00e9&#8221; prese il microfono e disse &#8220;bene, abbiamo finito, grazie per essere accorsi cos\u00ec numerosi e buon natale a tutti.&#8221; Si erano dimenticati di me. Ci rimasi malissimo, ma non dissi niente e anzi finsi di sorridere. Mia sorella Manuela invece si alz\u00f2 e and\u00f2 di corsa a far notare la cosa al presentatore. Che sbianc\u00f2. &#8220;Scusate, scusate&#8221; disse facendo segno a tutti di riprendere posto, &#8220;ci siamo dimenticati del l7 vincitore. Vedete, \u00e8 la prima edizione del premio e un intoppo doveva pur succedere. Doppi applausi quindi per Fabio Lubrano!&#8221; I partecipanti mi accordarono il doppio applauso (addirittura sentii qualcuno alle mie spalle mormorare \u2018poverino&#8230;\u2019). Andai a ritirare libro e attestato. &#8220;Scusate per il disturbo,&#8221; dissi sorridendo, per sdrammatizzare. Il presentatore a quel punto si commosse. &#8220;Ma no&#8230; cosa dice&#8230;&#8221; mormor\u00f2 con un filo di voce, &#8220;anzi&#8230; \u00e8 stato un piacere!&#8221; Tornai a sedermi. Una vecchietta seduta di fianco a me decise che doveva consolarmi: &#8220;Almeno ha avuto i doppi applausi,&#8221; mi disse. &#8220;Eh gi\u00e0,&#8221; risposi. Cretino che ero: quasi non mi accorgevo di quanto ero stato fortunato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Sempre a dicembre Matteo Bianchi mi comunic\u00f2 la notizia pi\u00f9 incredibile che abbia mai ricevuto in ambito editoriale (in altri ambiti la pi\u00f9 sorprendente \u00e8 stata quando la mia fidanzata mi ha confessato di desiderarmi fisicamente). &#8220;Hai vinto il concorso di Stampa Alternativa. Faranno un millelire tutto tuo,&#8221; mi disse Matteo. Lo ringraziai. &#8220;C\u2019\u00e8 solo un problema,&#8221; aggiunse, &#8220;il racconto \u00e8 troppo corto: te la senti di allungarlo di otto-dieci pagine?&#8221; Me la sentivo. Scrissi le otto-dieci pagine quella sera stessa, sempre a casa di Bruno, mentre a casa di mia madre due degli altri sette miei fratelli si stavano picchiando non ricordo pi\u00f9 per quale motivo. Quando Matteo lesse l\u2019allungamento mi telefon\u00f2 per dirmi che l\u2019aveva trovato addirittura pi\u00f9 bello del racconto base. Gli risposi che sentivo di doverlo ringraziare. Il libro sarebbe uscito a maggio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel gennaio del 1994 feci conoscenza con lo scrittore e critico letterario Giuseppe Bonura. Lesse il mio libro e lo propose a Raffaele Crovi, direttore della casa editrice Camunia. Crovi mi fiss\u00f2 un appuntamento. Arrivai con pi\u00f9 di un\u2019ora di ritardo: la redazione si trovava in Ripa di Porta Ticinese 9l ma io, chiss\u00e0 perch\u00e9, mi ero autoconvinto che fosse al l9. Dopo aver tentato inutilmente di comunicare anche in forma elementare con la portinaia del l9 (ad ogni mia domanda rispondeva dicendo: &#8220;cossechehaidett?&#8221;) feci tutta la Ripa guardando ad uno ad uno i nomi sui citofoni. All\u2019altezza del 40 ebbi l\u2019illuminazione: povero me, avevo invertito le due cifre! Corsi al 9l e mi presentai alla segretaria. &#8220;Come mai in ritardo?&#8221; mi sgrid\u00f2. Le spiegai il contrattempo buttandola sul comico. Rimase serissima. &#8220;Non \u00e8 colpa nostra,&#8221; disse perentoria. &#8220;Non intendevo dire che,&#8221; iniziai, ma fui coperto dal rumore dello sciacquone del water. &#8220;Ecco, il Dottor Crovi si \u00e8 liberato,&#8221; annunci\u00f2 la segretaria non so fino a che punto consapevole dell\u2019ambiguit\u00e0, &#8220;si accomodi pure di l\u00e0.&#8221; Mi accomodai di l\u00e0. Dopo qualche secondo arriv\u00f2 Crovi: era un ometto basso e corpulento, con una faccia da orco buono. Mi prese il dattiloscritto di mano. &#8220;Bonura mi ha detto che hai scritto un libro molto interessante,&#8221; mi disse, &#8220;e Bonura \u00e8 uno dei migliori critici in circolazione, ma attenzione!&#8221; alz\u00f2 la voce. Mi sforzai di fare una faccia pi\u00f9 attenta. &#8220;Io non mi lascio condizionare da nessuno,&#8221; dichiar\u00f2. Annuii. &#8220;Ecco,&#8221; dissi poi, &#8220;prima che lei legga il libro vorrei farle una domanda&#8230;&#8221; Crovi mi fece segno di tacere. &#8220;Qui le domande le faccio io,&#8221; mi spieg\u00f2. Volle sapere quanti anni avevo, che studi avevo fatto, per quale motivo scrivevo, se ero omosessuale, se nel mio libro c\u2019erano scene di sesso e se s\u00ec quante. Risposi che avevo 21 anni, che avevo un diploma di liceo scientifico, che scrivevo per divertimento, che non ero omosessuale e che nel mio libro non c\u2019erano scene di sesso. Crovi fece una smorfia, infastidito. &#8220;Anche Culicchia non ne parla tanto,&#8221; raccont\u00f2 offeso, &#8220;io gliel\u2019ho detto qualche settimana fa e lui mi ha risposto che&#8230;&#8221; Squill\u00f2 il telefono. Crovi alz\u00f2 la cornetta e rimase in silenzio ad ascoltare. Improvvisamente grid\u00f2: &#8220;Cretino!&#8221; e sbatt\u00e9 gi\u00f9 la cornetta. Fui tentato di chiedergli se fosse Culicchia. &#8220;Mi faccia la domanda cui accennava prima,&#8221; mi disse poi. Un po\u2019 turbato, gliela feci. In sostanza spiegavo che non ero uno di quegli scrittori che credono che ogni parola del loro libro sia platino e non la cambierebbero neanche sotto tortura. Ero conscio di essere solo all\u2019inizio e ogni proposta di modifica o addirittura riscrittura del testo mi avrebbe trovato disponibile. Pertanto domandai a Crovi di essere il pi\u00f9 sincero possibile, se non gli piaceva il mio libro volevo che me lo dicesse senza troppe storie e senza imbarazzi per Bonura. &#8220;Vorrei evitare il gioco delle macchiette con io che telefono venti volte al giorno e lei che non si fa trovare,&#8221; conclusi. Gli brillavano gli occhi. Inizi\u00f2 a parlarmi di suo figlio, di sua moglie, del suo rapporto con Firenze. Mi disse di telefonargli ad aprile che mi avrebbe dato una risposta definitiva. &#8220;Potrei anche dirti marzo, ma dopo il tuo discorso voglio essere sicuro di non dirti che non l\u2019ho ancora finito.&#8221; Mi diede un\u2019affettuosa pacca sulla spalla e ci salutammo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Ad aprile telefonai. &#8220;Lubrano!!! Come sta?&#8221; mi domand\u00f2 Crovi con allegria. &#8220;Bene bene, e lei?&#8221; risposi cercando di usare lo stesso tono cameratesco. &#8220;Bene bene, sono appena stato a Firenze. Ah, senta, per il suo libro: mi dia ancora un mese, non sono riuscito a finirlo.&#8221;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 A maggio ritelefonai. &#8220;Salve Lubrano! Mi faccia una cortesia, telefoni tra quindici giorni. Sa, sto partendo per Firenze.&#8221;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Quindici giorni dopo composi nuovamente il numero di telefono della Camunia. &#8220;Settimana prossima,&#8221; disse Crovi, questa volta con un tono di voce serio, &#8220;la settimana prossima avr\u00e0 una risposta definitiva.&#8221;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Ritelefonai la settimana dopo. &#8220;Mi stia bene a sentire, Lubrano,&#8221; disse Crovi, sempre pi\u00f9 serio, &#8220;domani la redazione si riunir\u00e0 per decidere se pubblicare o meno il suo romanzo. Sappia intanto che ha gi\u00e0 superato tre letture, il che non \u00e8 poco. A domani, mi raccomando.&#8221; Quella fu l\u2019ultima volta che riuscii a parlare con Crovi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 A partire dal giorno seguente e per i quattro mesi successivi ebbi contatti soltanto con la segretaria, la quale mi raccontava di come Crovi fosse appena partito per Firenze e di come, purtroppo, non sarebbe tornato prima di due settimane. A quanto pareva Crovi era protagonista di un fenomeno davvero curioso: si trovava a Milano tutto il pomeriggio, tranne nei due minuti in cui chiamavo io, durante i quali riusciva misteriosamente a trovarsi a Firenze. &#8220;Hai chiamato Crovi?&#8221; mi chiedeva spesso Bonura. &#8220;S\u00ec, l\u2019ho chiamato oggi ma purtroppo non c\u2019era, era a Firenze,&#8221; gli rispondevo. &#8220;Ma come?! Se siamo stati al telefono tutto il pomeriggio!&#8221; esclamava Bonura, affascinato dai super-poteri di Crovi. And\u00f2 avanti cos\u00ec fino a settembre. Poi mi arresi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel maggio del \u201995 uscirono <i>Kaori non sei unica<\/i>, il libro curato da Matteo e il mio millelire per il quale Matteo aveva suggerito un cambio di titolo. Io lo avevo disgustosamente chimato <i>detto tra parentesi<\/i>, lui avanz\u00f2 l\u2019ipotesi di dare come titolo al libro la citazione iniziale di Jerome che avevo messo a mo\u2019 di introduzione: <i>l\u2019amore \u00e8 una brutta cosa con un bel nome<\/i>. Ringraziai Matteo per l\u2019imbeccata e il millelire usc\u00ec con quel nuovo titolo che, insieme alla copertina di Matteo Guarnaccia, \u00e8 il vero responsabile del quarto d\u2019ora di celebrit\u00e0 che vissi: alcuni giornalisti mi telefonarono a casa per rivolgermi qualche domanda; nessuno aveva ancora letto il racconto per\u00f2 volevano intervistarmi lo stesso. Mi chiam\u00f2 Giusy Ferr\u00e8 de la voce: mi spieg\u00f2 che non aveva ancora letto il racconto ma aveva sentito parlare di me da Marcello Baraghini e voleva inserirmi in un articolo che stava scrivendo sui giovani scrittori. Poi mi telefon\u00f2 una giornalista de l\u2019espresso che, nonostante non avesse ancora avuto modo di leggere il mio libro, aveva in compenso letto l\u2019articolo di Giusy Ferr\u00e8 e siccome voleva anche lei scrivere un pezzo sui giovani scrittori desiderava farmi un paio di domande. Poi fu la volta della redazione della trasmissione televisiva <i>trib\u00f9<\/i> di Telemontecarlo: avevano letto l\u2019articolo su l\u2019espresso e volevano invitarmi in trasmissione: il mio racconto non lo avevano letto, ma non era importante, gliene avrei parlato io prima della trasmissione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Durante quelle due settimane mi resi conto di possedere un talento invidiabile: per un motivo o per l\u2019altro, i giornali su cui compariva il mio nome nel giro di un mese al massimo erano costretti a chiudere. Il settimanale di fumetti GULP chiuse dopo due numeri aver ospitato il mio racconto pubblicato in <i>Kaori non sei unica<\/i>. A due settimane dall\u2019uscita dell\u2019articolo di Giusy Ferr\u00e8 su la voce, Indro Montanelli nel corso di una drammatica conferenza stampa dichiar\u00f2 conclusa l\u2019eperienza del quotidiano. Cecchi Gori ordin\u00f2 la sospensione di <i>trib\u00f9<\/i> un mese dopo la mia intervista. Nel suo ultimo numero l\u2019europeo commise l\u2019imprudenza di accennare al mio libro. Si salv\u00f2 soltanto l\u2019espresso ma solo perch\u00e9, accortisi del pericolo, rimediarono affrettandosi a far uscire insieme al giornale una collezione di film erotici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nell\u2019ottobre del 1995 scrissi il mio primo racconto drammatico, <i>l\u2019orso nel secchio<\/i>. In quel periodo ero particolarmente depresso e la sola vista di una panchina scrostata era sufficiente a farmi sprofondare nel pi\u00f9 cupo pessimismo. In quell\u2019occasione mia madre si era azzardata a riporre un orsacchiotto di peluche in un secchiello rosso: subito immaginai una vicenda a dir poco tragica. Mandai la tragedia al concorso <i>racconti?<\/i> dell\u2019omonima associazione culturale torinese. Nell\u2019aprile del 1996 mi telefonarono per comunicarmi che il mio racconto era stato selezionato per essere pubblicato in volume assieme ad altre novelle di autori italiani, francesi e inglesi. (Quasi come nelle barzellette: <i>allora, ci sono un italiano, un francese e un inglese che scrivono un racconto. Il francese&#8230;<\/i>) Il libro venne presentato al Salone del Libro di Torino dove la cabarettista Luciana Littizzetto ne lesse un brano. &#8220;Dov\u2019\u00e8 Fabio Lubrano?&#8221; chiese dal palco al termine della lettura, guardando verso il pubblico. Alzai la mano come a scuola. &#8220;Mi hai spezzato il cuore con questo racconto!&#8221; disse con fare teatrale mettendosi una mano, per l\u2019appunto, sul cuore. Applausi. Mormorai molto stupidamente un \u2018grazie\u2019 e me ne tornai a Milano (ovviamente a causa di lavori non annunciati sul tratto Alessandria-Salcazzo il treno arriv\u00f2 alla stazione di Porta Genova anzich\u00e9 in Stazione Centrale, dove mi stavano aspettando i miei amici. Minchiass\u00ec). Pochi giorni dopo mi ritelefonarono per spiegarmi che ad ogni edizione del concorso era abbinato una vacanza seminario: negli anni precedenti erano stati in Francia, poi in Irlanda, poi di nuovo in Francia, poi di nuovo in Irlanda. Quest\u2019anno purtroppo si rimaneva in Italia, per\u00f2 in una villa a Capri, tutto a spese del Comune di Torino. &#8220;Quest\u2019estate vado in vacanza anch\u2019io!,&#8221; pensai stupito, &#8220;e gratis! No, che gratis? Mi pago la vacanza con il racconto che ho scritto.&#8221; Ero soddisfatto. Ero un vero scrittore. A settembre mi arriv\u00f2 una lettera da parte dell\u2019associazione: era una lettera a met\u00e0 strada tra l\u2019amarezza e lo sbalordimento nella quale mi raccontavano che per la prima volta in dieci anni il Comune di Torino aveva negato i fondi per la vacanza seminario. Per riparare mi promisero di spedirmi una copia dell\u2019antologia in inglese e una in francese. Be\u2019, meglio di niente, pensai. Non arrivarono mai.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel marzo del 1996 Fulvio Panzeri mi telefon\u00f2, mostrando un qualche interesse per il mio romanzo. Panzeri sarebbe stato il futuro direttore di una collana (che non usc\u00ec mai) della casa editrice Zanzibar. Ci incontrammo un pomeriggio alla libreria Rizzoli in galleria Vittorio Emanuele. Decisi di fargli subito la stessa premessa che avevo fatto a Raffaele Crovi, ma lui la prese larga parlando male di Brizzi e Culicchia. Mi schiarii la voce per dichiarare che <i>non ero uno di quegli scrittori che credono che le proprie parole siano platino<\/i> quando lui mi raccont\u00f2 della sua amicizia con Arbasino. Iniziai a dirgli che avevo conosciuto Crovi e che gli avevo detto delle cose e lui mi mise a parte, come \u00e8 piccolo il mondo, del suo stranissimo rapporto proprio con Crovi. Alla fine gli misi il libro in mano e gli dissi: &#8220;Se bisogna riscriverlo lo riscrivo.&#8221; Lui rispose: &#8220;Malinverno&#8230; bel titolo!&#8221; e mi salut\u00f2.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Aspettai qualche mese, poi gli telefonai. Mi disse che non aveva ancora finito di leggere il libro, in ogni caso le prime settanta pagine erano da rivedere. Risposi che ero disponibile a farlo, purch\u00e9 mi dicesse in quale direzione muovermi. Mi preg\u00f2 di lasciargli prima finire di leggere tutto il libro, poi ne avremmo parlato. Lo richiamai altre volte, ma non me ne parl\u00f2 mai.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nell&#8217;aprile del 1996 fui contattato da un ragazzo di Napoli, Oreste. Era stato l&#8217;aiuto regista di Mario Martone nell&#8217;Amore molesto e aveva letto il mio millelire. Voleva trarne un cortometraggio da presentare a qualche concorso cinematografico. Ero d&#8217;accordo? Buffo come prima ti diano delle notizie da andare a comprare un intera fabbrica di spumanti e poi, come se niente fosse, ti chiedano se sei d&#8217;accordo. Ovviamente ero d&#8217;accordo. Ci sentimmo altre volte, discutemmo della sceneggiatura, di dettagli tecnici (e delle attrici). Le riprese sarebbero iniziate alla fine di giugno, in una biblioteca di Napoli. Oreste mi avrebbe ospitato a casa sua se voleva andare a vederle, oppure se volevo partecipare al montaggio, o a tutte e due le cose. Non vedevo l&#8217;ora.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Nel giugno del 1996 un gravissimo lutto familiare colp\u00ec uno degli attori. Si pens\u00f2 (opportunamente) che non era il momento adatto per girare un cortometraggio comico. Si rimand\u00f2 tutto a un mese indeterminato. Poi lo si rimand\u00f2 ancora. Infine non lo si gir\u00f2 pi\u00f9.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Intanto, instancabile, Matteo Bianchi aveva portato il mio libro alla redazione della collana Stile Libero dell\u2019Einaudi. Ricordo che nemmeno in quell\u2019occasione ero riuscito a trovare una variante per ringraziarlo. Il libro sembr\u00f2 essere stato accolto con entusiasmo. Pi\u00f9 passava il tempo pi\u00f9 il mio libro li entusiasmava: volevano pubblicarlo, per\u00f2 forse no, magari corretto, ma in fondo anche cos\u00ec, in ogni caso se non era proprio quel libro era un altro, una cosa era certa: loro erano interessatissimi al progetto Lubrano (ero diventato un progetto! Ah, averlo saputo fin da piccolo!) Sembrava quasi che non riuscissero a concepire l\u2019idea di poter continuare a lavorare nell\u2019editoria senza di me. Nel marzo del l997 decisi di telefonargli. &#8220;Sono Fabio Lubrano,&#8221; dissi, aspettando di sentire esplodere dei petardi di festeggiamento. Silenzio. Non riuscivano a ricordare chi fossi (forse, come mi \u00e8 stato recentemente suggerito, avrei dovuto aggiungere \u2018il Lubrano del progetto omonimo\u2019). Dopo qualche minuto iniziarono a sospettare chi fossi e in qualche misura cosa volessi da loro. E a quel punto mi dissero che s\u00ec, in effetti il libro gli era piaciuto, confermarono che erano interessatissimi all\u2019autore Lubrano e ammisero che in effetti facevano fatica ad accettare l\u2019idea di poter lavorare nell\u2019editoria senza di me. Per\u00f2 purtroppo Stile Libero non avrebbe pubblicato narrativa fino al l998 almeno. Che peccato. Eh s\u00ec, che peccato. Quindici giorni dopo (quindi sempre nella prima met\u00e0 del l997) trovai in libreria i roamnzi Frisk di Cooper e Branchie di Ammaniti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: small;\">\u2022 Poche settimane fa mi \u00e8 arrivato a casa un pacco giallo speditomi da Camunia. Dentro c\u2019era il mio romanzo e una lettera. C\u2019\u00e8 scritto: <i>Gentilissimo Fabio Lubrano, Camunia non pubblicher\u00e0 pi\u00f9 opere di narrativa. Riteniamo tuttavia doveroso farle riavere il suo romanzo, anche in considerazione del fatto che il Direttore Raffaele Crovi aveva infine deciso di pubblicarlo. Distinti saluti.<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FABIO LUBRANO Tutti coloro che scrivono hanno avuto nella loro vita esperienze pi\u00f9 o meno drammatiche nel rapporto con eventuali [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-589","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-0-19"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/589","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=589"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/589\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":613,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/589\/revisions\/613"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=589"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=589"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=589"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}