{"id":1027,"date":"2020-04-20T18:27:37","date_gmt":"2020-04-20T16:27:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteobb.com\/tina\/?p=1027"},"modified":"2020-04-20T18:43:51","modified_gmt":"2020-04-20T16:43:51","slug":"bazzi-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobb.com\/tina\/bazzi-corpo\/","title":{"rendered":"Jonathan Bazzi, Il corpo di Tina"},"content":{"rendered":"<p>Il caso di Jonathan Bazzi \u00e8 interessante: il suo \u00e8 un esordio avvenuto via Facebook. Le sue storie sono nate in forma di post rilasciati sui social, creando una curiosit\u00e0 intorno a ci\u00f2 che raccontava, al punto che diversi scrittori l\u2019hanno contattato per incoraggiarlo a dare a quei frammenti autobiografici una forma narrativa compiuta. Io stesso ho funto da tramite perch\u00e9 il romanzo che ne ha ricavato approdasse all\u2019editore Fandango. Sin dalla sua uscita \u201cFebbre\u201d \u00e8 stato accolto dalla critica come uno dei pi\u00f9 interessanti debutti italiani degli ultimi anni. Per <em>\u2019tina<\/em> Jonathan Bazzi ha scritto un testo potente che sembra un frammento inedito tratto dal romanzo: in queste righe ritroviamo la stessa sfrontatezza, l\u2019immaginario onirico e la poesia sporca e urbana che sembrano gi\u00e0 essere un suo marchio di fabbrica.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>Jonathan Bazzi, <em>Il corpo di Tina<\/em>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>Infilo le autoreggenti davanti allo specchio dell\u2019armadio della camera da letto.<\/p>\n<p>Nonostante le strisce di lattice, stanno su a fatica con tutti \u2019sti peli.<\/p>\n<p>La minigonna scozzese di lana mi stringe le cosce \u2013 le riesco a muovere? \u2013, la lampo tira un po\u2019 ma si chiude. Il reggiseno lo aggancio da davanti e lo faccio scorrere fino alla posizione giusta.<\/p>\n<p>Tiro su le bretelle.<\/p>\n<p>Sopra, la camicia bianca e poi una giacca.<\/p>\n<p>Gialla?<\/p>\n<p>Meglio viola. Questa, l\u2019ha appena comprata.<\/p>\n<p>Ha ancora il cartellino del prezzo: lo nascondo dentro una tasca.<\/p>\n<p>Mi trucco pescando in fretta dalla trousse che lei tiene in bagno, sopra la lavatrice: il correttore per coprire le occhiaie perenni, il mascara dopo il piegaciglia, il rossetto mattone \u2013 rosso alla mamma non piace. Matita nera, non troppa, altrimenti poi non viene via neanche col latte detergente. Ombretto bronzo su fino alle sopracciglia.<\/p>\n<p>Fermo i capelli con quattro forcine nere, come le conduttrici di <em>Top of the Pops<\/em>.<\/p>\n<p>I piedi infilati nelle scarpe di vernice col tacco alto ma squadrato, da professoressa. La mamma ha il 37, io il 39, a volte il 40.<\/p>\n<p>Solo met\u00e0 piede, di pi\u00f9 non entra.<\/p>\n<p>Veloce, prima che tornino.<\/p>\n<p>Veloce, prima che sia troppo tardi.<\/p>\n<p>Accendo lo stereo a palla, chi se ne frega se i vicini mi sentono.<\/p>\n<p>Salto avanti e indietro, rimbalzando sui bassi della canzone di Annie Lennox, salto da una stanza all\u2019altra, il pavimento di finto cotto \u00e8 un tappeto elastico. Allungo le braccia verso il soffitto, inarco la schiena: una sirena, una creatura di Milo Manara. Spingo pi\u00f9 che posso in dentro la pancia, stringo le cosce fino a far scomparire tutto all\u2019indietro.<\/p>\n<p>Se sto sulle punte sono come Barbie.<\/p>\n<p>Polpacci sottili, ginocchia flesse, gomma e fil di ferro.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 solo la musica.<\/p>\n<p>Uno a uno sfilo via i vestiti: inizio a spogliarmi senza mai smettere di guardare. Spettacolo e spettatore, seguo il mio riflesso allo specchio, devo vedere mentre succede.<\/p>\n<p><em>Striptease<\/em>, sono Demi Moore.<\/p>\n<p>Sono mia madre, sono la Tina.<\/p>\n<p>Nata Concetta, come sua nonna, ma per tutti Tina, la Tina.<\/p>\n<p>Il suo corpo, il mio: possessione, invasamento, passo da lei per spostarmi da me. Uso il suo armadio ogni volta, di nascosto, per questo contrabbando genetico.<\/p>\n<p>Con due mani abbasso il reggiseno: maschi in platea, vi ipnotizzo coi miei piccoli capezzoli rosa.<\/p>\n<p>Alzo la gonna, ancora, di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Vi piace?<\/p>\n<p>La sollevo tutta e vi sento urlare, affamati.<\/p>\n<p>Le braccia tese verso di me: mi lascio toccare solo per permettervi di infilare le mance nell\u2019unico elastico che ho ancora addosso. Offro alla vostra vista il perizoma che mia madre tiene nascosto nel cassetto pi\u00f9 basso, sepolto sotto le cinture, appallottolato quasi fino a farlo sparire.<\/p>\n<p>Mi allungo di pi\u00f9, giro il viso di lato: c\u2019\u00e8 qualcuno che mi vuole scopare?<\/p>\n<p>Mi ha avuto a diciotto anni, mio padre \u00e8 andato via di casa quando io ne avevo tre, dopo averla riempita di corna. Sono cresciuto dai nonni, materni. A dodici anni torno da lei, nella casa dove tutto \u00e8 iniziato, in via Giacinti, vicino al capolinea del 15. Sempre nel paese dormitorio dell\u2019hinterland, estrema periferia sud, sempre case popolari. Tossici e spacciatori, i nostri vicini mi fanno paura.<\/p>\n<p>Quando resto da solo, dall\u2019armadio prendo i suoi vestiti e scavalco, vado dall\u2019altra parte della barricata, lo faccio accadere.<\/p>\n<p>Sono una donna, una cantante.<\/p>\n<p>Spogliarellista, piccola puttana.<\/p>\n<p>Stavo dai nonni perch\u00e9 mia madre doveva lavorare, lei non c\u2019era e io l\u2019ho immaginata, l\u2019ho proiettata ingigantita, un monumento?<\/p>\n<p>Mamma ultracorpo, mamma eroina.<\/p>\n<p>Spettro, ologramma, mamma-fantasma.<\/p>\n<p>La mitopoiesi al posto degli abbracci, fare della propria madre un\u2019opera d\u2019arte. Ogni pensiero rivolto a lei, un\u2019evocazione medianica, una seduta spiritica.<\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 affar suo \u2013 cavallerizza, valchiria, conquistatrice \u2013 \u00e8 lei che ci va.<\/p>\n<p>Io resto a casa.<\/p>\n<p>Ancora oggi non esco molto.<\/p>\n<p>Per\u00f2 io sto a Milano, tu sei l\u00ec, mamma, sei rimasta a Rozzano.<\/p>\n<p>Corpo confinato, corpo di periferia. Hai paura anche a prendere la metropolitana: sottoterra, dove si va da morti.<\/p>\n<p>La mamma ideale, la donna reale.<\/p>\n<p>Diana, Atena, Giovanna d\u2019Arco.<\/p>\n<p>Batgirl, Tempesta, Cynthia Rothrock.<\/p>\n<p>A sette anni mia madre \u00e8 la capofila delle mie paladine.<\/p>\n<p>Il suo corpo assente e perci\u00f2 sovraesteso, iperdiffuso, ubiquo, onnipotente. Mamma l\u00e0 fuori, ovunque. Lavoro, amiche, <em>l\u2019amico della mamma<\/em>. Io in via Verbene, solo l\u00ec, con la tua famiglia: nonna, nonno, i tuoi fratelli minori. Figlia di Biagio e Lidia, ma in realt\u00e0 figlia degli dei, mamma-denaro, santa Tina, la protettrice del portafoglio. Lavoravo per te, mi ha detto, lavoravo tutte quelle ore per te \u2013 difficilissimo in realt\u00e0 chiederle qualsiasi cosa.<\/p>\n<p>Mia madre per il senso di colpa ringhia, per difendersi attacca. Subito.<\/p>\n<p>No, non si pu\u00f2.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 no!<\/p>\n<p>Ho detto di no.<\/p>\n<p>Mamma-Saturno, giudice, volont\u00e0, censura: mai una ragione, un ragionamento.<\/p>\n<p>Non siamo solo poveri, non lo siamo sempre: \u00e8 che i soldi non sono per me.<\/p>\n<p><em>Per me<\/em> non ci sono.<\/p>\n<p>Quando una famiglia si sgretola si rivedono le priorit\u00e0.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 dell\u2019altro ai vertici della classifica.<\/p>\n<p>Per farmi comprare qualcosa devo stare male, molto male, correre un qualche rischio, metterla in allarme: una piccola bambola all\u2019edicola dell\u2019ospedale dopo il primo prelievo del sangue, perch\u00e9 piangevo, l\u2019ho impietosita \u2013 smettila che altrimenti piango pure io \u2013 l\u2019unico regalo fuori dalle feste.<\/p>\n<p>Che bella tua madre.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 giovanissima!<\/p>\n<p>I capelli lunghi tinti di rosso, e stirati, spazzola e fon, affinch\u00e9 da mossi diventino lisci. La frangia gonfia come Lorella Cuccarini. La pelle bianca, delicatissima \u2013 ogni estate la cura preventiva per l\u2019eritema solare, i nei da tenere sotto controllo \u2013 basta toccarla e resta segnata.<\/p>\n<p>Occhi verdi, i miei solo marroni.<\/p>\n<p>Normali.<\/p>\n<p>La mamma ama fare shopping, tiene molto al suo look. Ce la porta Tindaro, il suo nuovo compagno, il responsabile dell\u2019impresa di pulizie in cui lavora. La porta alla Conbipel di fianco alla tangenziale, alle Orme, nei negozi a Milano. Il vestito attillato nero, le ciglia impastate di trucco, un cuore d\u2019argento al centro del petto.<\/p>\n<p>Ho quattordici anni, di fronte all\u2019ennesima richiesta indesiderata, finalmente lo dice: i miei sacrifici a suo tempo li ho fatti, ora mi spiace ma a un paio di scarpe, per te, io non rinuncio.<\/p>\n<p>Anche parlando del cibo: al mattino non posso mangiare i suoi cereali.<\/p>\n<p>A ognuno le sue cose, mai fusione, mai confusione.<\/p>\n<p>La mamma recinta, difende il suo spazio vitale, costruisce con cura, lei stessa, a mani nude, lo steccato tra s\u00e9 e gli altri. Poi sta di guardia, pronta a sparare.<\/p>\n<p>Anche a suo figlio?<\/p>\n<p>Io t\u2019ho fatto e io ti distruggo.<\/p>\n<p>Nel dipinto di Segantini <em>Le madri cattive<\/em> sono quelle intrappolate tra i rami degli alberi spogli di una landa innevata, finite in un purgatorio ghiacciato nel quale si contorcono in eterno, espiando la loro colpa.<\/p>\n<p>Eppure ogni madre \u00e8 un\u2019eredit\u00e0, il compito che ci \u00e8 stato affidato.<\/p>\n<p>Terrorizza e fa tenerezza l\u2019egoismo materno, la bambina che rimane a reclamare ci\u00f2 che le spetta, la donna reale dietro il nostro ideale infantile.<\/p>\n<p>Ogni madre porta con s\u00e9 una promessa, che rimane, comunque, al di l\u00e0 della disposizione contingente dei fatti.<\/p>\n<p>Che rimane comunque anche quando non \u00e8 stata mantenuta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il corpo di mia madre \u00e8 il limite primo.<\/p>\n<p>Corpo-onirico, il mio feticcio.<\/p>\n<p>I suoi: gli anelli, i ciondoli enormi, le collane che anch\u2019io le regalo.<\/p>\n<p>Il profumo al muschio bianco, la valigetta per la manicure.<\/p>\n<p>L\u2019oro bianco, solo quello bianco, giallo lei lo odia, \u00e8 da terroni \u2013 i suoi sono di Mugnano,\u00a0 Napoli, e Aversa, Caserta \u2013 da zingari. Oro bianco, solo oro bianco per la mia regina. Mamma anch\u2019io come te: solo nitore pallido, fulgore sbiancato.<\/p>\n<p>Puri, noi siamo puri.<\/p>\n<p>La mamma non parla di sesso, la mamma si vergogna.<\/p>\n<p>Tina, Concetta, immacolata concezione.<\/p>\n<p>Mamma, anche io: il sesso \u00e8 una colpa, se accade lo deve fare senza parole.<\/p>\n<p>Il sesso spaventa, che resti nel buio. Evitarlo, il pi\u00f9 delle volte \u2013 anoressia sessuale. Ammalarsi piuttosto, per tenerlo nascosto, per non farne oggetto di discorsi, controlli medici.<\/p>\n<p>Il sesso \u00e8 un segreto.<\/p>\n<p>Il nostro, il tuo.<\/p>\n<p>Una domenica pomeriggio torno a casa in macchina con lei e un amico di famiglia, Otello, il fidanzato della migliore amica di Tindaro. Alto, alto, faccia da mafioso. Con la sigaretta che ha in bocca accende quella dopo. Siamo stati all\u2019ippodromo di San Siro, lui \u00e8 appassionato di scommesse \u2013 si gioca tutto lo stipendio cos\u00ec. Stipendio? I soldi della sua compagna. Lei ha un hotel, lui le d\u00e0 una mano.<\/p>\n<p>Saliamo in casa e loro si chiudono in sala.<\/p>\n<p>Guardiamo un po\u2019 di tv, dicono.<\/p>\n<p>Jonny, tu vai a dormire di l\u00e0.<\/p>\n<p>Un minuto a letto, non riesco, mi alzo.<\/p>\n<p>Mi avvicino pianissimo, un piede, poi l\u2019altro, solo le dita a sfiorare il pavimento.<\/p>\n<p>Spio dalla serratura in plastica nera della porta della sala.<\/p>\n<p>La luce intermittente della tv, ci metto qualche secondo a vedere qualcosa.<\/p>\n<p>Mia madre e Otello sul divano di tessuto blu che alla sera apro per dormire, il divano-letto che user\u00f2 per tutta l\u2019adolescenza (non ho mai avuto una cameretta). La coperta color sabbia si alza e si abbassa, illuminata dal televisore col volume un po\u2019 troppo alto.<\/p>\n<p>Su e gi\u00f9, montagna infestata, piccola catena montuosa vivente.<\/p>\n<p>Per un attimo forse un rumore, un suono.<\/p>\n<p>Una risata.<\/p>\n<p>Otello che quando usciamo insieme dice sempre: tua mamma \u00e8 proprio bella.<\/p>\n<p>Mamma e pap\u00e0, mamma e Dino, mamma e Tindaro, mamma e Otello, poi mamma e Alessandro. Dura, blindata, carro armato con chiunque, tranne che con gli uomini che ti sei scelta. Loro possono tutto, possono prenderti per la gola e farti svenire.<\/p>\n<p>Troia, mi hai rotto i coglioni.<\/p>\n<p>Niente autoambulanza, non c\u2019\u00e8 bisogno, mi sento bene.<\/p>\n<p>\u00c8 successo solo due volte \u2013 solo due, vuoi precisare.<\/p>\n<p>La prima volta mia sorella aveva due anni, l\u2019ultima andava alle medie.<\/p>\n<p>Mia madre che dice: ogni famiglia ha i suoi problemi, non esistono le famiglie perfette.<\/p>\n<p>Mia sorella che racconta, molti anni dopo: la mamma quel giorno ha avuto un attacco epilettico.<\/p>\n<p>La carne di mia madre non \u00e8 carne, non c\u2019\u00e8 \u2013 \u00e8 armatura, carapace vuoto, oppure corpo sacrificale. A noi interessano solo gli estremi.<\/p>\n<p>Il corpo di mia madre, diaframma ontologico. Sono nato maschio, sto dalla parte sbagliata: il suo corpo \u00e8 stato il veicolo esoterico per un\u2019altra dimensione.<\/p>\n<p>Mamma ti copio, mamma ti ho copiata.<\/p>\n<p>C\u2019ho provato.<\/p>\n<p>Storto, queer, inguaiato.<\/p>\n<p>Frocio, finocchio, ricchione.<\/p>\n<p>L\u2019astrologa me l\u2019ha detto, l\u2019ha visto nel cerchio simbolico dello zodiaco: inversioni di genere nel tema natale, pianeti fuori posto, <em>in caduta<\/em> si dice. Pianeti femminili collocati in segni maschili e viceversa. Luna in Ariete, Marte in Cancro, identit\u00e0 tradizionali compromesse, alterate: le donne amazzoni, gli uomini inetti o infantili, tutti emotivi. <em>Due spiriti<\/em> dicono gli indiani d\u2019America, met\u00e0 e met\u00e0: sono nato per transitare, spostare i confini, esibirne la porosit\u00e0?<\/p>\n<p>Farvi vedere che anche questo \u00e8 possibile, che da qui, e da qui, si pu\u00f2 passare.<\/p>\n<p>La compattezza del muro \u00e8 la storia che non ho assimilato.<\/p>\n<p>Anche mia madre, ora sembra una lesbica butch: bassa \u2013 quasi mai i tacchi \u2013, solida, compatta, tuta, cappuccio, capelli a spazzola biondo platino, piena di tatuaggi.<\/p>\n<p>Siamo stati catalizzatori reciproci?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La mamma era altrove, la mamma il paradigma del desiderio.<\/p>\n<p>Separare la donna concreta dalla mamma sognata, mi ha detto l\u2019anno scorso la psicologa del centro di terapia familiare in Porta Venezia, quello in cui sono andato pagando solo trenta euro a seduta (dopo le prime quattro gratuite) perch\u00e9 a seguirmi era una studentessa dell\u2019ultimo anno e non una terapeuta esperta.<\/p>\n<p>A lei perdoni sempre tutto.<\/p>\n<p>Guardala davvero, apri gli occhi, prendi atto di quello che \u00e8.<\/p>\n<p>La odia? La mia psicologa odia mia madre?<\/p>\n<p>Dice che mi manipola, che mi tiene vicino per potermi prendere a calci, per ricavare adrenalina antidepressiva dall\u2019ansia che le suscito. \u00c8 vero, non sono obiettivo. Mia madre, mio padre: due pesi, due misure. Anche nel romanzo che ho scritto.<\/p>\n<p>Non ho un genitore, una genitrice, ho un totem.<\/p>\n<p>Di fuoco o di ghiaccio?<\/p>\n<p>Il corpo sacro della Vergine Tina, ammaccato, mezzo in rovina: il corpo della mamma sfigurato prima da me, poi da trent\u2019anni di lavori forzati. Ricoperta di smagliature dopo la gravidanza, poi le protusioni discali, le ernie, le continue operazioni ai polsi e alle mani, la fisioterapia, le ossa che hanno preso a sbriciolarsi come pane secco, le dita che a cinquant\u2019anni hanno perso forza.<\/p>\n<p>Per aprire bottiglie e barattoli deve chiedere aiuto.<\/p>\n<p>Mia madre \u00e8 giovane ma ha un corpo gi\u00e0 vecchio.<\/p>\n<p>Troppo lavoro, non tutti vivono la vita adeguata alla loro composizione cellulare.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi perde l\u2019uso delle gambe, mia madre quello delle mani?<\/p>\n<p>Il corpo di mia mamma \u2013 non so che odore n\u00e9 che sapore abbia.<\/p>\n<p>Per me sa di camomilla: quella che ho bevuto, in casa da solo, ogni volta che \u00e8 stata male di notte e l\u2019hanno portata via sulla barella. Il pentolino di acciaio, il mio corpo che trema. Colica renale, tachicardia, ernia iatale: ma s\u2019\u00e8 sempre scoperto dopo, sul momento il male innominato, male senza nome.<\/p>\n<p>E poi un giorno: la mamma ha un nodulo al seno.<\/p>\n<p>In attesa del responso della biopsia, in universit\u00e0 non riesco a pensare ad altro. Altro non vedo. La mamma in bagno a vomitare dopo la chemio: \u00e8 diventata uno straccio lungo e sottile portato in giro per casa, di peso, dagli altri. Un sacchetto vuoto, svuotato. Appeso, da sostenere. A vomitare la porteranno in braccio.<\/p>\n<p>La porteranno, altri \u2013 io sempre a guardare.<\/p>\n<p>Mantengo la posizione nell\u2019ecosistema familiare.<\/p>\n<p>Il corpo della mamma, una mappa su cui segnare la costellazione delle metastasi.<\/p>\n<p>\u00c8 troppo tardi, \u00e8 piena.<\/p>\n<p>Una colonia fugace, da consumare in fretta.<\/p>\n<p>La mamma che muore, quello che non pu\u00f2 accadere.<\/p>\n<p>L\u2019incubo di ogni bambino.<\/p>\n<p>Acido fluoroantimonico versato nel cuore.<\/p>\n<p>Mi raccomando, prenditi cura di tua sorella.<\/p>\n<p>E poi no, nessun tumore, neoplasia benigna, la mamma che vive.<\/p>\n<p>Che rischiara, ancora, sempre lontana.<\/p>\n<p>Il corpo di mia madre \u00e8 un mistero preistorico, una stella cometa: invisibile, l\u2019ho visto ovunque. Lo vedo ovunque \u2013 anche ora, nel nome della rivista su cui finiranno queste parole.<\/p>\n<p>Mamma, pap\u00e0: scrivo per questo, forse \u00e8 per questo che scrivo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 stato il tempo \u2013 la voglia? \u2013 di vivere insieme.<\/p>\n<p>Di essere persone in una trama di rapporti reali.<\/p>\n<p>I miei genitori: ipotesi finzionali, corpi estranei nella volta dell\u2019immaginazione.<\/p>\n<p>Io, il ragazzo dell\u2019Aveyron, il libro della giungla \u2013 variazione sul tema.<\/p>\n<p>Sono stato allevato dai miei personaggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso di Jonathan Bazzi \u00e8 interessante: il suo \u00e8 un esordio avvenuto via Facebook. 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