Non
so a quanti sia capitato di partecipare alleuforia collettiva per un prodotto,
la ricerca quasi spasmodica di una merce destinata ad esaurirsi in pochi minuti.
A me è successo, ed è stata unesperienza davvero
incredibile: ero in prima media, e dunque lanno doveva essere
il 1977/78.
Il prodotto era una gomma da masticare: la famosa, primissima
Big Babol.
Voi forse non ve lo ricordate, o forse non lavete neanche
mai saputo, ma le Big Babol alla loro uscita scatenarono il finimondo.
Non facevano in tempo ad arrivare nei negozi che, zac, finivano.
Una processione ininterrotta di ragazzini che venivano a chiederle
e venditori esausti a rispondere che erano già terminate.
La Perfetti, azienda produttrice della mitica gomma, fu costretta
a pubblicare pagine intere sui principali quotidiani nazionali
per ringraziare i consumatori di tanto entusiasmo e per dichiarare
la propria incapacità di tenere il ritmo delle richieste:
non erano preparati ad un tale successo. Chiedevano scusa!
Ma cosa succedeva in realtà? Beh, non so cosa avvenisse
altrove, ma ricordo benissimo come andavano le cose a Locate Triulzi,
il paese dove vivevo. Sulle Big Babol circolavano notizie sussurrate
come segreti militari. I ragazzini fuori da scuola annunciavano
di sapere quando e dove le gomme venivano consegnate (- Oggi pomeriggio
arrivano al Bar Roma! -). Come facessero ad ottenere informazioni
tanto preziose e dettagliate è sempre stato un mistero.
Però erano vere. Una piccola orda di studenti si riversava
al banco del bar in questione e lo svuotava sino allultimo
incarto, davanti agli occhi disperati e invidiosi di chi era arrivato
troppo tardi (questione di secondi).
Naturalmente, come ogni fenomeno sociale che si rispetti, anche
sulle Big Babol cominciarono a circolare pittoresche leggende
urbane. Le più riguardavano gli ingredienti di cui erano
composte: venivano accusate di essere fabbricate con le sostanze
più improbabili, fra cui le fantasiose budella di
topo. E il bello è che linsistenza di queste
voci era tale che avevo finito per crederci. Eppure ero disposto
ad affrontare il rischio di avvelenamento, pur di continuare a
masticarle.
Per qualche settimana la situazione fu questa: una corsa da una
tabaccheria allaltra, nella speranza di arrivare in tempo.
Poi, inspiegabilmente come era esplosa, leuforia scemò,
e le Big Babol arrivarono a confondersi con tutti le altre impersonali
chewing gum degli espositori.
Ho provato a domandare un po in giro,
a chi aveva vissuto quel mitico momento, come spiegasse lincontrollabile
mania. I più hanno addotto come motivazione lo spot televisivo
(un indimenticabile delirio pop con Daniela Goggi) e la canzoncina/tranello,
che ascoltata una volta non dimenticavi più (chi non se
la ricorda perfettamente anche oggi? Mastichiamo, mastichiamo,
mastichiamo Big Big Babol, e facciamo, e facciamo, e facciamo
Bing Bang Boom...).
Non mi è parsa una giustificazione del tutto convincente.
Molto più credibile la spiegazione che ha fornito la mia
collega Simona Coppa: Ha avuto un successo enorme perché
riusciva a far fare palloni grandissimi anche agli impediti.
Da allora non ho mai più assistito a fenomeni di frenesia consumistica simile. Mi è giunta voce che un effetto vagamente paragonabile lha suscitato in tempi recenti il detergente per la casa Fabuloso: negli scaffali dei supermercati si esauriva subito. Però non cera la gara per arraffarsi lultimo flacone. Aveva ragione mia mamma: certe cose non sono più come una volta.
Matteo B. Bianchi