Ultima uscita

NUMERO 29 – INTRO

Questo nuovo numero di ’tina è la realizzazione di un piccolo sogno.
Avvicinandosi al ventennale di attività, ‘tina si sta rivelando una delle più longeve riviste di narrativa in Italia. Questo risultato a mio avviso è dato non dalla costanza, dall’energia o dalla determinazione del suo creatore ma, paradossalmente, dalla sua completa mancanza di disciplina. Se ‘tina fosse stata una vera rivista, con redattori, comitati, riunioni, date di pubblicazione, scadenze da rispettare, sarebbe defunta svariati anni fa. Così invece, con questa sua natura aleatoria e capricciosa, con uscite prive di scadenza e logica, con tematiche e selezioni che rispettano unicamente l’estro di chi la cura, è riuscita a sopravvivere indenne a crisi, lunghe pause di inattività, mancanza d’entusiasmo, rallentamenti e ripensamenti. Da un punto di vista romantico ‘tina incarna la compagna ideale. La sua presenza nella mia vita si potrebbe riassumere nella frase: “Io non ti chiedo nulla, quando hai tempo e voglia sappi che sono qua che ti aspetto”. Il segreto delle relazioni eterne.
Come molti sanno, ‘tina è nata sotto forma di fanzine, fotocopiata di nascosto nell’agenzia di pubblicità dove all’epoca lavoravo come copywriter, nella seconda metà degli anni ’90. Ricordo ancora le serate con il tavolo di cucina di casa mia pieno di fogli impilati che dovevo ordinare, graffettare, piegare, numerare e firmare. I bei tempi andati della manualità.
Dal momento che la rivista si basava su un furto, quello delle fotocopie, mi sembrava immorale metterla in vendita, quindi la regalavo a chiunque me ne facesse richiesta.
Mettere insieme fisicamente un numero, distribuirlo, spedirlo, era però un lavoraccio da fare tutto da solo. Entusiasmante, ma anche oneroso in termini di tempo. Non poteva andare avanti a lungo.
Il passaggio al digitale, la trasformazione da fanzine a webzine, è stata una conseguenza legata all’evolversi della tecnologia e, soprattutto, alla possibilità di raggiungere un numero di lettori assai più ampio. Avrebbe avuto tutto più senso, in primo luogo per quegli scrittori che debuttavano sulla rivista e che aspiravano a essere letti da un pubblico più vasto possibile ma anche, in modo più prosaico, perché dopo aver abbandonato il mondo della pubblicità non sapevo a chi rubare le fotocopie.
L’arrivo di ‘tina sulla Rete è stato un passaggio fondamentale, che ha permesso alla rivista di arrivare a farsi conoscere da una platea che mai avrebbe potuto raggiungere nella sua artigianale versione su carta. Per oltre quindici anni è stata letta on line o scaricata. Oggi è presente sul mio sito, in un paio di librerie virtuali e linkata continuamente su blog, Facebook, Twitter. La scelta, oltre che inesorabile, si è rivelata vincente.
Però mi mancava l’oggetto fisico, mi è sempre mancato. La sensazione del libriccino da sfogliare, da infilare in borsa, da leggere e da prestare, da mettere sulla libreria accanto agli altri, da raccogliere, da conservare.
Col tempo ho cominciato anche a provare una certa forma di insofferenza verso il digitale, una sorta di lento risveglio dopo l’ubriacatura concessa in tutti questi anni dai mezzi della rete, la possibilità di scaricare tutto, di ritrovare tutto, ma sempre in forma immateriale, intangibile. L’ho sperimentato con la musica, per esempio. Dopo aver riempito qualche hard-disk di mp3 mi è tornato il desiderio di acquistare e ascoltare i dischi in vinile, il piacere fisico delle grandi copertine, da conservare, da esporre, ma anche ritrovare la passione e la pazienza che richiede pulire la puntina, girare il disco sul piatto, seguire l’ordine che l’artista ha scelto per le proprie canzoni. Per citare il sommo poeta: “E per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità”.
So di non essere il solo a provare simili sentimenti, che il fenomeno si sta diffondendo. Anche per questo motivo ho cominciato a ragionare sul ritorno al cartaceo della rivistina. Anzi, ho cominciato ad annunciarlo: «Il prossimo ‘tina sarà stampato». È una cosa che non si dovrebbe mai fare quando i progetti sono ancora in fase embrionale, ma dentro di me sapevo che dicendolo in giro mi stavo in qualche modo forzando a tenere fede a quella promessa. Per quasi due anni ho riflettuto sulla forma che avrebbe dovuto avere la nuova ‘tina di carta. Ho valutato edizioni standard, medie e in grandi formati, illustrazioni interne, edizioni a libro, brossura, rilegatura. In alcuni casi mi sono spinto al punto da far fare prove di impaginazione e chiedere preventivi di stampa. Però non riuscivo a convincermi, a passare dal progetto alla realizzazione. In realtà mi stavo incartando (ammirate il gioco di parole, please), mi ero convinto che solo un’edizione ricercata avrebbe giustificato il ritorno al materiale e attendevo di avere chissà quale rutilante idea.
L’impulso definitivo me l’ha fornito (i casi della vita) un orario ferroviario svizzero trovato durante un viaggio, piccolo al punto da stare in una mano. Quando ho visto questo formato ho pensato che forse stavo sbagliando tutto. ‘Devo partire dal piccolo’, mi sono detto. Una ‘tina in versione pocket è già diversa dalle altre riviste, senza bisogno di ulteriori elaborazioni. E poi l’importante è ricominciare, anche in modo facile, ma concreto, non inseguire ipotetici effetti speciali.
E così è stato: una nuova, semplice, piccolissima ‘tina.
Questo numero è stampato in edizione unica in 200 copie, numerate e firmate, come già avveniva per la fanzine. Non ci saranno ristampe. Una volta che le copie fisiche saranno esaurite, il numero verrà pubblicato on line, per aggiungersi quelli già disponibili e per renderlo visionabile ai lettori della rete. L’edizione fisica non vuole ripudiare quella digitale, ci mancherebbe. Diciamo piuttosto che aspira a essere solo uno strumento differente, un piccolo oggetto da collezione.
La domanda da porsi a questo punto è: esiste davvero qualcuno a cui interessi collezionarli?
C’è un solo modo per scoprirlo: andare in stampa e verificarlo.

Welcome back,
dal vostro
BB


In questo numero:

Giorgio Specioso, Grande slam
Dente, Tutti i giorni finito il lavoro
Elena Ghiretti, I feel looooooooove
Mauro Maraschi, Mimesi
Maria Cristina Comparato, Benito Cenci, una storia romana

BIOGRAFIE

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