BENIAMINO SIDOTI, “Collezionare cose vive non si può”

BENIAMINO SIDOTI

Qualche mese fa il Centro Giovani di Locate Triulzi mi aveva chiesto di organizzare alcune serate “culturali” dedicate per l’appunto al pubblico giovane del paese. Fra le diverse cose che avevo proposto, c’era anche un incontro con gli autori dell’antologia “Coda Comix”, incontro che poi non si è mai realizzato ma che mi ha offerto la possibilità di entrare in contatto con Beniamino.
E’ stata una fortunata scoperta: Beniamino non è solo un autore “comix”, ma un vero amante della scrittura come sperimentazione. In un dischetto che mi ha recapitato per presentarmi la sua produzione c’è davvero di tutto, dai tentativi di romanzi alle poesie ironiche, dai racconti brevi ai componimenti a soggetto dedicati ai compleanni degli amici.
Il racconto che segue, dal sapore decisamente pulp, è stato scritto esclusivamente per questa fanzine.

   

 

“Collezionare cose vive non si può”

 

Sono seduto in poltrona, gambe accavallate, nudo e in una posizione invidiabile. Secondo gli ultimi sondaggi, ogni uomo della mia età desidererebbe avere un’amante, possibilmente più giovane di lui, in un legame che soddisfi ma non impegni. Io l’ho appena avuta, l’ho vista andare via restando nudo e seduto nella mia poltrona; e sto per averne un’altra.
Tiziana, quella che se n’è andata, ha i capelli rossi e non è tinta. Non che sia la cosa più importante, la tintura, intendo; diciamo che non sopporterei piuttosto l’idea di un pube rasato. L’ho detto anche a Tiziana, e lei ha riso e mi ha chiesto perché. Perché ne volevo un paio di riccioli tutti per me, le ho risposto, e lei ha riso ancora, e ancora mi ha chiesto perché. Tiziana ha queste due cose da bimba, la curiosità e la risata.
Le ho detto che lo facevo per poterla avere con me anche quando non c’era, per poterla ricordare, e che non ci avrei mai fatto un rito vudù.
Non è che poi ne fai collezione, mi ha detto lei.
E stavolta ho riso io. No, mi ci faccio un parrucchino, ho detto.

Che io fossi un collezionista Tiziana lo sapeva già, per via della collezione di farfalle. Si parlava, io sapevo a mala pena che si chiamava Tiziana e si parlava di uomini che tentano di imbroccare, che pensano di fare colpo con il cellulare o la macchina. E io ho difeso la collezione di farfalle come strumento di conoscenza fra i sessi. Funziona ancora?, mi ha chiesto. Dipende, ho risposto, ma in caso ho anche le stampe cinesi e i francobolli, ho aggiunto.

Ughetta deve invece arrivare. Fra un’ora, circa. Quando l’ho vista il suo nome lo sapevo bene: Ughetta P., c’era scritto sul cartellino: Ughetta è cassiera ed è bionda, tinta secondo me. Sono diversi giorni che scherzo con lei sul cartellino e sul suo nome. Adesso sono riuscito a convincerla a passare da casa mia, anche se di fretta, anche se per mezz’ora. Anche Ughetta è collezionista, di bottoni e schede telefoniche. Le ho detto che anch’io collezionavo in Telecom e mercerie, e di passare da me, se voleva, anche se di fretta, anche se solo per mezz’ora. Fra mezz’ora è qui, non so ancora cosa le farò vedere, anche perché colleziono di tutto, tutto tranne le cose costose: mi sembra un insulto alla mia etica. So solo che, oggi o domani al massimo, è un’altra amante.
Ma suona il campanello; ci penso, è troppo presto per Ughetta, deve essere ancora Tiziana. Raccolgo la camicia e me la avvolgo intorno ai fianchi. Premo il pulsante dell’apriporta e mi avvio verso l’ingresso. Sto pulendo gli occhiali con un lembo di camicia quando scorgo una chioma bionda e non rossa. E’ Ughetta, che mi chiede scusa per l’anticipo, che ha finito prima e mi vede seminudo e mi chiede se avevo da fare, ma non distoglie lo sguardo, sorride (Ughetta non ride, sorride). Sorrido anch’io e dico che in effetti mi stavo preparando per la doccia, anche se per tutta la casa sento un fortissimo odore di sesso e di Tiziana, sulle mie dita mentre le stringo la mano, sulle mie labbra mentro le parlo.
Le chiedo se vuole bere qualcosa mentre aspetta che mi vesto. Chiede una birra fresca, rossa; e se posso mostrarle intanto le collezioni. Da dove posso cominciare, le chiedo. Visto come sei nudo, dai bottoni, direi, mi dice. Non distoglieva lo sguardo prima e non lo distoglie ora; sto per avere un’erezione e non so se è ancora il momento giusto; le dico dove sono i bottoni e le indico uno dei mie armadi di collezioni.

A fare raccolte ho cominciato da ragazzo: un po’ in città, da mio nonno, con le cartoline, le monete e i francobolli; un po’ in campagna e al mare, con le conchiglie, i sassi, gli insetti. Avevo imparato a catturare gli insetti da solo, prima col retino e poi a mani nude. La campagna dove andavo sembrava deserta e invece era piena di vita, di assordanti cicale, di cavallette e altre cose a sei zampe che saltavano. Più ne prendevo, più ero contento; però li liberavo subito, così ogni tanto perdevo il conto e

inventavo. Un pomeriggio decisi di essere più sistematico e iniziai a mettere in una scatola tutto quello che catturavo per la collezione: li avrei liberati a fine caccia. A un certo punto mi venne la curiosità di sapere se ero a quarantuno o a quarantadue: tirai fuori la scatola e dai buchi che avevo fatto per l’aria guardai dentro per contare; gli insetti, impazziti per il caldo e la situazione, si stavano mangiando l’un l’altro. Restai lì, basìto e un po’ perplesso. Poi aprii la scatola e li feci uscire tutti.
Mi rimase addosso la sensazione di avere fatto qualcosa di sbagliato.
Collezionare oggetti vivi non si può.
Mi sono fatto un bidé veloce, mi sono lavato le mani e il viso. Ho scelto velocemente un paio di boxer rossi con bottoncini, fra i tanti della mia collezione, poi una camicia. Sui pantaloni è suonato di nuovo il campanello; ho chiesto a Ughetta di aprire, mentre mi sono avviato in là a piedi scalzi, abbottonandomi la patta; stavolta avevo gli occhiali, e infatti ho visto Tiziana entrare, vedere me discinto, Ughetta con quel suo sguardo un po’ da puttana che non distoglie mai. Ha fatto due più due e ha capito quello che volevo fare, se non l’avevo già fatto. Ha dato uno schiaffo a Ughetta, io ero lontano. Lei glielo ha reso. Allora Tiziana le ha sputato in viso.
Collezionare oggetti vivi non si può.

Questa specie di duello è stata interessante, lusinghiera quanto meno. Anche se via via che Tiziana vinceva, le mie possibilità di avere Ughetta e un suo ricciolo svanivano. Alla fine ha vinto la rossa contro la tinta probabile. Dovrò faticare ancora per un altro esemplare con la U, ma sorrido.
Ughetta è uscita, e io ho calmato Tiziana dicendole che si era sbagliata, facendole vedere dove ero io e dove era lei, e quanto poco peccaminose fossero state le nostre azioni. Tiziana vuole sapere se non ho altre, e le dico di no. Mi tocca l’uccello, e non dico di no. Sorrido, anzi. Lei ride.
Mi piace come si è comportata, forse, ma non mi sta bene così. Mi allontano un attimo e le chiedo se vuole bere qualcosa. Un succo di frutta, mi chiede, come fa sempre, come una bambina. Vado a prepararglielo in cucina e le dico di aspettarmi sul letto. So che così le dò la possibilità di controllare segni di passaggi altrui, e infatti le sta bene. Prendo un bicchiere, poi l’etere, che uccide le farfalle senza rovinarne le ali, e quindi aggiungo il succo di frutta.
Perché collezionare oggetti vivi non si può.

…A dir la verità,
questo racconto di Beniamino non è molto rappresentativo del suo stile, che di solito è più divertito e scherzoso, quasi alla Queneau.
E visto che mi trovo una pagina vuota
(non ho ancora imparato a fare bene i conti per distribuire i racconti all’interno della fanzine…),
ne approfitto per infilarci una mini-selezione delle sue poesie. Mi sembra che il quadro così sia più completo.