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FACCIAMO LE SCARPE ALL'AIDS
Introduzione:
SIAMO TUTTE PRINCIPESSE SCALZE
di Matteo B. Bianchi
Il quadrante luminoso indicava le 23.55. La ragazza si alzò dal divanetto
con un balzo. Il Palace era stracolmo, come ogni venerdì sera. Cominciò
a spingere per farsi strada attraverso la pista. La gente che ballava la
urtava e si lasciava urtare lanciando gridolini estatici, come se tutto
facesse parte di un gioco collettivo. Ma lei non si fece distrarre troppo.
Le rimaneva pochissimo tempo.
Giunta alla porta incrociò l'ospite d'onore. Aveva un nome d'anagrafe, ma
da quando curava le serate del Palace si faceva chiamare Prince, come il
cantante. La festa di stasera era per il suo compleanno. Si entrava solo
su invito. E di inviti ne aveva distribuiti 1500.
- Cenere! Dove corri? -
Lei non si fermò neppure. Gli rispose continuando a correre. - A prendere
la metro. L'ultima parte tra cinque minuti -
- Ma sei pazza! E' troppo presto, non puoi andartene via adesso! -
- Ciao - Lo salutò agitando la mano.
- Aspetta! Ti chiamo un taxi! -
Ma lei era già fuori. Si voltò un'ultima volta, giusto il tempo di
vedere l'espressione di delusione stampata sul viso del principe dei P. R.
mondani. Poi riprese a correre.
La fermata distava poche decine di metri. Scendendo le scale riconobbe il
sibilo familiare del convoglio in arrivo. Cercò di accelerare il passo.
Era quasi giunta al termine della gradinata quando sentì una scarpa
scivolare via dal suo piede destro. Si voltò per riprenderla. Il treno
aprì le porte. Non c'era più tempo. Fece un salto verso le porte
scorrevoli che stavano per richiudersi. Anche la scarpa sinistra sgusciò
a terra. - Cazzo! - esclamò. Si infilò nel vagone della metropolitana un
secondo prima che le porte si richiudessero.
Ce l'aveva fatta.
I pochi passeggeri della corsa notturna alzarono tutti lo sguardo su di
lei. Videro una donna ansimante, accaldata, scalza. Che stava sorridendo.
La mattina dopo quella stessa ragazza rimpiangeva le sue scarpe.
- Sei una deficiente. Cosa te ne frega delle scarpe! Piuttosto, perché
sei fuggita così presto? -
Le sorelle non sembravano condividere le sue preoccupazioni.
- Perché preferisco andare via da una festa quando è al culmine, non
quando è agli sgoccioli - rispose.
- Ma non hai visto come ti fissava Prince? Stava sempre lì a ballare a
due centimetri da noi e non ti toglieva gli occhi di dosso! -
- E allora? -
- Come allora? Avesse guardato me così a quest'ora starei ancora dormendo
nel suo letto, stai certa -
Cenere l'aveva sempre pensato: sua sorella maggiore era una ninfomane. Per
usare un'espressione non da strada.
- Ma figurati se guardava me -. Si rivolse alla sorellina minore per avere
supporto.
- Cene, ti guardava proprio. Ti assicuro -.
A dir la verità avevano ragione loro. Se ne era accorta benissimo degli
sfacciati sguardi seduttivi che le aveva lanciato Prince durante tutta la
serata.
Alzò le spalle. - Pazienza -.
Non aveva voglia di discutere le sue scelte sentimentali con loro. Già
troppe volte era caduta in questo tranello in cui i rispettivi criteri non
corrispondevano mai e, chissà perché, finiva sempre per accettare i loro
come regole auree e buttare alle ortiche i suoi.
Si alzò dal tavolo della colazione e tornò in camera sua.
La verità era che a Cenere non importava nulla di quel tamarro di
Prince, né del fascino che esercitava sulle modelle, né delle sue
favolose feste esclusive riservate a migliaia di persone.
Delle scarpe che le erano sgusciate via invece sì. Quelle avevano un
valore particolare, unico e inestimabile, che solo lei sapeva riconoscere.
Cenere si è scoperta sieropositiva undici mesi fa. Per caso. Era
all'ospedale per una bronchite. Test di controllo. Le solite cose.
L'insolito risultato. - Signorina, venga, il dottore vuole parlarle. In
privato -. E quando il "privato" esclude la tua stessa famiglia,
qualcosa di grave deve esserci per forza, aveva pensato allora.
Aveva accettato la novità con la stessa misura di sbalordimento e
lucidità con cui si accettano le notizie impossibili: che i tuoi genitori
non sono i tuoi, che tuo marito ha un'altra moglie in Brasile, che il
Tribunale ti ha tolto il diritto di vedere tuo figlio. Cose così. Troppo
grosse per poterci fare i conti, e allo stesso tempo troppo urgenti per
poter essere ignorate, anche solo per quale che ora.
La sua vita era cambiata come in quei film sperimentali in cui le scene
comiche si tramutano improvvisamente in quelle drammatiche e lo spettatore
fa fatica a seguire la trama.
Per i primi mesi si era concentrata sull'impostazione di un'esistenza
basata su orari e criteri nuovi. Aveva bisogno di focalizzare le proprie
energie su di sé. E aveva diradato i contatti, rallentato gli impegni,
chiuso le porte di casa. Per tanto, troppo tempo.
Poi, settimana scorsa, ricevuto l'invito per la festa di Prince, aveva
sentito inaspettato l'impulso di volerci andare. E dire che il Palace lo
considerava un locale di fighetti, con musica di tendenza al demente. Ma
chi può spiegare perché certi desideri sorgono in determinati momenti?
Voleva andare e ci sarebbe andata. Punto. ("Trust your feelings"
aveva sentito in una canzone alla radio quella mattina, e lei credeva
ciecamente alle canzoni).
Subito dopo il desiderio di uscire, eccone spuntare uno ancora più
urgente, più significante: comprarsi qualcosa di nuovo per celebrare
l'evento. Non certo l'evento di una festa come cento altre, ma lo storico
momento in cui ha capito che sarebbe ricominciata per lei la vita
notturna, le uscite con gli amici, le sfide degli innamoramenti. Che era
di nuovo pronta per il teatrino stupidotto ma divertente della vita
sociale. Sì, bisognava celebrare. Così era andata in centro, in uno di
quei negozi in cui le calzature hanno prezzi da stipendio mensile di
operaio Fiat, uno di quei posti in cui mai avrebbe creduto di entrare in
vita sua, e aveva affrontato con spavalderia lo sguardo altezzoso delle
commesse che lavorano nella moda. (L'atteggiamento da stronza delle
commesse griffate: uno dei più grandi misteri dell'universo). Si era
seduta su un divanetto e comportata da divina, come si sentiva.
- Cercava qualcosa di particolare? - aveva chiesto Miss Simpatia,
infastidita dalla sua presenza sfacciatamente casual.
- Non di particolare, tesoro. Di unico -.
La ragazza l'aveva osservata di sbieco, un po' stordita.
- Non dirmi che non avete pezzi unici di haute couture? -
La commessa era sparita come un effetto speciale ed era arrivato il
direttore del negozio in persona, con un paio di assurde scarpe in
plastica trasparente, firmate dal celeberrimo stilista Never-Heard Before.
Cenere le aveva provate e sentito all'istante che quelle calzature erano
state disegnate per lei.
- Perfette - aveva detto, riconsegnandole al direttore. Poi, con assoluta
disinvoltura aveva citato il nome di un suo spasimante di un paio d'anni
prima, un insopportabile rampollo della borghesia bene, col quale aveva
flirtato tre settimane, più per insistenza delle sorelle che per
spontanea iniziativa. Giusto il tempo perché lui le comunicasse di essere
il proprietario del presente negozio e le offrisse libero accesso a
qualunque paio di calzatura di suo gusto.
A quel tempo si era detta che mai avrebbe accettato l'offerta, ma
stavolta, fanculo i buoni propositi, aveva deciso che avrebbe giocato le
carte che la vita, anche di sfuggita, le aveva consegnato. E si era
giocata il jolly.
Per questo adesso era così dispiaciuta. E non certo per il valore
commerciale di quelle scarpe per cui non aveva sborsato una lira. Ma per
ciò che significavano: il segno di un'energia ritrovata, di un nuovo
percorso intrapreso.
Era lì a manguicchiarsi un labbro, riflettendo su questa simbologia tutta
interiore, quando sua sorella maggiore irruppe nella stanza.
- Cene! Non indovinerai mai chi c'è al telefono! - gridò, tutta
eccitata.
- Il Papa? - provò a buttare là.
- Ma no, scema. Prince! Chiede di te -
- Digli che non ci sono -
- SEI PAZZA?!? Vai subito a rispondere -
- Non ci penso proprio. Digli che sono sotto la doccia -
- Sei impossibile. Assolutamente impossibile -
Sua sorella chiuse la porta con un colpo. Cenere tornò a guardare fuori
dalla finestra, verso il mondo che girava tranquillo.
Un secondo dopo la porta si riaprì.
- Dice che vuole passare a trovarti e che ha anche un regalo per te! -.
Cenere per un attimo pensò che sua sorella fosse sul punto di svenire per
l'esaltazione. Che se fosse stato davvero il Papa in persona si sarebbe
agitata molto, molto meno.
- Me lo immagino, il suo bel regalo. Sarà un anello da un chilo e mezzo o
un raffinato medaglione come quelli che splendono fra i peli del suo petto
-
- Vuoi forse impedirgli di venire? -
- No, voglio che la sua visita abbia un senso. Digli pure da parte mia al
Principe che se vuole conquistare questa Principessa deve sorprenderla sul
serio. E che l'unica cosa che la Principessa vorrebbe in questo momento è
un paio di scarpe meraviglioso, sbalorditivo, irripetibile. Come quelle
che ha perso ieri. O anche di più -
Cenere si sorprese delle parole che le uscivano di bocca. Della decisione,
della spontaneità con cui le pronunciava. Eppure non si era mai sentita
tanto sincera in vita sua. Voleva dare corpo ai suoi desideri, voleva
tornare a prendere possesso dei suoi spazi, dei suoi sentimenti, di se
stessa.
La determinazione era tale che sua sorella non osò contraddirla. Andò a
riferire a Prince le sue parole e tornò a portarle il responso.
- Allora? -
- Ha detto che ci penserà -
- Bene, mi auguro che sappia farlo -
- Cosa? -
- Pensare -
E a quella battuta, malgrado la tensione nell'aria, finirono tutte e due
per scoppiare a ridere come sceme.
La vita gioca a sorprenderci, ormai lo sappiano. Allora non dovremmo
meravigliarci di vedere Prince sulla porta di casa di Cenere due giorni
dopo, con un aspetto del tutto diverso da quello che ci è stato
tramandato. Senza quel ridicolo agghindamento notturno, col gel sui
capelli e le camice di raso lucente, ma in semplice jeans e maglietta e
con lo sguardo incerto del ragazzo qualunque.
Quando Cenere va ad aprire le spunta addirittura un sorriso in volto.
Ma lui non la lascia parlare. La interrompe subito, tanta è l'urgenza con
cui deve comunicarle il suo messaggio.
- Mi hanno detto quello che stai cercando. Mi hanno detto che rappresenta
qualcosa di speciale. Non so bene perché, ma so che è così. Ho cercato
ovunque per esaudire il tuo desiderio: ho chiesto a stilisti, artisti,
creativi e a chiunque fosse dotato di genio. E questo è quello che ho
trovato per te -
Cenere guardò il Principe negli occhi e riconobbe in lui un'umanità mai
intravista prima.
Poi abbassò lo sguardo e cominciò a sfogliare.
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