:: DOG
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Una volta circolavano voci incredibili su Lassie, la mitica collie a pelo
lungo rivelatasi l'unica attrice in grado di contrastare il fascino
blu-cobalto degli occhi di Liz Taylor: si diceva che avesse guadagnato una
fortuna grazie al telefilm che portava il suo nome e che godesse di
privilegi inauditi per un animale, come servitori privati, menù di
nouvelle cousine e dimore faraoniche. Si mormorava anche che uno stilista avesse intitolato una linea di abiti col nome del suo cane e che a lui (all'animale intendo) spettassero tutti i ricavati della vendite. Chissà se sono storie vere. Secondo me sì. Almeno mi piace pensarlo, mi dà una speranza. Io sono un cane molto meno fortunato. Tanto per cominciare sono "da caccia", e già è una condanna implicita. Vita spericolata, lingua fuori e gambe in corsa, sempre all'inseguimento di qualcuno o qualcosa, ma mai dei propri sogni. Mi chiamo Olmo. Non come l'albero, ingenui. Olmo come Gerard Depardieu in "Novecento". Chiedete conferma al mio padrone se non ci credete. Del resto è l'unica scelta di classe che abbia mai compiuto. Non solo su di me, ma proprio in generale. Jeans e camicie a scacchi sono gli unici capi d'abbigliamento che conosca. Un' utilitaria e una casa spartana, in campagna, completano il quadro. Che poi io detesto la campagna. Sono un tipo metropolitano. Amo le strade, le strisce bianche per terra, persino i semafori, con quei codici luminosi riconoscibili anche a noi daltonici. Avrei dovuto nascere almeno cane per ciechi, così avrei vissuto fra il cemento, le macchine, le vetrine dei negozi. Il mio paradiso. Invece no, mi è toccato il countryside. Che fra l'altro era tornato di moda un po' negli anni 90, ma oggi, nel nuovo millennio non se lo fila già più nessuno. Come li capisco. Oscar Wilde diceva che se la natura fosse stata comoda l'uomo non avrebbe avuto bisogno dell'architettura. E non è necessario essere umani per concordare con questa affermazione. Personalmente ho sempre trovato forti affinità con il vecchio Oscar. Che volte? "Call of the Wilde", tanto per fare un calambour letterario-cinofilo. Non sono fatto per le ristrettezze. Se ancora non vi ho invitato da me, ho le mie buone ragioni. La mia cuccia è un esempio da manuale di mancanza di stile. Io la definisco "basic", ma solo perché mi piace parlare forbito. In effetti l'espressione "assi di legno assemblate casualmente da un falegname improvvisato" renderebbe molto meglio l'immagine della mia dimora. Che poi basterebbe così poco per rendere un'abitazione animale più elegante: non so, inserire qualche tessuto damascato all'interno, rivestirle con un po' di broccato… E poi, perché limitarsi a quelle imbarazzanti imitazioni di casette antropofile? Non sarebbero più interessanti dei piccoli baldacchini, delle cupole dalla foggia quasi claustrale? Di cucce così ne esistono, vi assicuro. Ho visto delle foto, con tanto di barboncini entusiasti che ne facevano la guardia e felini lascivi che, al solito, vi strusciavano il pelo contro… Ma cosa ne parlo a fare? Il mio padrone mi crede felice con un pasto bilanciato e una corsa fra le risaie. Pover uomo. Se fossi stato il cane di Virginia Woolf o Marie Bonaparte almeno loro avrebbero scritto di me, dedicandomi un intero romanzo. Il proprietario che mi ritrovo al limite mi dedicherà un angolo di giardino quando sono morto. No, grazie, preferisco la gloria terrena. Che peraltro, ho già capito, devo cercare di procurarmi da solo. Voi non conoscete nessuno che lavora nel mondo dei media? Perché io lo so che se solo ne avessi occasione incanterei tutti col mio gusto e il mio savoir-faire. Sarei un attore perfetto, per dirne una. Sarei più simpatico di Beethoven, uno e due. Sarei più espressivo (e molto meno tedesco) del commissario Rex. Sarei più intelligente di Tequila, di Bonetti e persino di Alessia Marcuzzi. Concedetemi una possibilità. Sono disposto anche a cominciare dalla radio, abbaiando a comando per i radiodrammi o per le pubblicità. Sono consapevole che bisogna partire dal basso e sono pronto a farlo. Posso anche cambiare nome se volete. Dimenticatevi di Depardieu e Bertolucci. Chiamatemi Laika, come l'avanguardista spaziale. Chiamatemi Rocco o Maria Lourdes. Chiamatemi Oliver. Chiamatemi come volete, ma datemi una speranza. Matteo B. Bianchi
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