:: VOLEVO ESSERE UNA LOLLIPOP
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IL FENOMENO "POPSTAR"
Quando Il Grande Fratello incontra le Spice Girls, nascono le Lollipop, cinque star delle classifiche create in laboratorio. Ma loro ci sono o ci fanno? VOLEVO ESSERE UNA LOLLIPOP Una droga. Un'ossessione quotidiana. Una pura, completa dipendenza.
Questo per me è stato "Popstar", programma pomeridiano di
Italia Uno andato in onda da gennaio a marzo di quest'anno. Per chi non ne
avesse mai sentito parlare (possibile?!?) spiegherò che si trattava di un
reality show il cui fine era la creazione di un gruppo pop da classifica,
una girl-band sul modello delle Spice Girls. Il format del programma era
di matrice australiana: il gruppo che era uscito da quella edizione
originaria, battezzato con l'esotico nome di Bardot, aveva sbaragliato le
classifiche locali, raggiungendo la vetta sia con i singoli che con
l'album di debutto. Inutile dire che a quel punto l'interesse di altri
paesi, e altrettante case discografiche, si è immediatamente acceso, ed
ecco Italia, Inghilterra, Svezia, Germania e USA pronte a replicare
l'esperienza a casa loro. La gallina, in effetti, è dalle uova d'oro: si
ottengono contemporaneamente un programma televisivo e un successo
discografico allo stesso prezzo. Valeva la pena provarci. La verità è che "Popsar" offriva a chi si occupa di
fenomeni di costume un impagabile strumento per constatare come vengono
creati i fenomeni marketing da top-ten discografica. Uno sguardo sui
meccanismi che portano le moleste vocine alla Britney Spears a dominare il
mercato del disco e a trasformarsi in seguito in bamboline, t-shirt,
diari, libri fotografici. Una telecamera puntata sul laboratorio dove si
creano gli idoli. Quello di "Popstar" era un meccanismo quasi sadico, basato
sull'eliminazione progressiva di centinaia di ragazzine, giunte da ogni
parte d'Italia per cantare, ballare, sorridere davanti alla commissione
selezionatrice. Molte (l'avevano stampato a chiare lettere in volto)
sarebbero state pronte a tutto e a dimostrarlo talvolta contribuiva la
loro totale incapacità canora, un dettaglio che parecchie avevano
considerato insignificante in un concorso per cantanti pop. Tante,
tantissime, erano lì fondamentalmente per mostrarsi alle telecamere nella
speranza (forse neppure remota) che il prossimo posto vacante di Letterina
o Paperella in un telequiz serale potesse toccare a loro. Più si procedeva con le prove, più il gioco delle eliminazioni
mostrava il suo reale significato, evidenziando i criteri che la
commissione seguiva per operare le proprie scelte: un insieme di telegenia,
sfrontatezza, lolitismo. Concorrenti con una voce da far impallidire
Aretha Franklin, ma con un fisico sovrappeso, venivano scartate a favore
di altre con vocette discrete e maggiore abilità nel dimenare il bacino. Le Popstar da laboratorio hanno compiuto con successo la loro prima
missione. Bene. Ma io sono rimasto orfano della mia droga quotidiana. Non
posso averle seguite religiosamente per oltre tre mesi e poi privarmene
così a lungo. E poi, adesso che da star virtuali sono diventate idole
reali dei teenager, come vivranno queste ragazze, cosa penseranno, come
reagiranno? Soprattutto, quanto sono già entrare nei cinici meccanismi
dello show-business? Le Lollipop mi aspettano in un ufficio della loro casa discografica
milanese. Mi basta entrare nella saletta per capire che tutto l'impianto
di cinica indagine che avevo in testa è totalmente fuori posto. Le
Lollipop sono solo in quattro ("Roberta oggi è a fare l'esame di
maturità") e viste da vicino sono spaventosamente giovanissime.
Quando si presentano mi danno del lei, con un misto di deferenza e
meraviglia, ancora visibilmente stupite che i giornali e la tv vogliano
occuparsi di loro. Appare subito evidente che sono consapevoli solo in
parte del mostruoso meccanismo marketing che le sovrasta e quando cerco di
sapere quali sono le prime cose che le hanno deluse dell'ambiente dello
spettacolo, ora che ci sono dentro, mi rispondono tutte in coro:
"Delusioni nessuna!". Ovviamente non credo tanto alla mancanza di pressione che il marketing esercita su di loro, ma convengo sulla relativa onestà del programma. Mi ha sorpreso constatare la mancanza di censura dello show, che ha fedelmente riprodotto anche momenti di incresciosa verità, come la contestazione di un gruppo di giovani musicisti alla stazione di Bologna, che aveva raggiunto il treno che trasportava le concorrenti e aveva mostrato loro un cartello con la scritta: "La musica si fa col cuore, non con la figa". Episodio andato in onda regolarmente alle 15.30 di un pomeriggio qualsiasi, senza nessun tentativo di occultare la scritta. "Certo che per le ragazze arrivate con noi alla finale è stato
terribile. Erano a un passo dal toccare il sogno e non ce l'hanno fatta.
Deve essere stato una mazzata" dice Dominique. E mi offre lo spunto
per verificare se l'amicizia e il forte senso di complicità che le
concorrenti mostravano era reale. Chiedo se sono ancora in contatto con le
ragazze eliminate. "Sì, siamo rimaste amiche. Io per esempio vado
spesso a trovare le gemelle di Napoli e con Diana mi sento tutte le
settimane al telefono" conferma Veronica. "Vabbé, io avrei finito", dichiaro. "C'è qualcosa che vorreste aggiungere?". Le ragazze si guardano dubbiose. Poi Veronica dice: "Sì, che adesso stiamo imparando ad amarci". Le altre tre sgranano gli occhi e li sgrano anch'io. La sincerità meraviglia sempre. Marta sorride. "Ma sì, ha ragione. Noi non ci conoscevamo neppure, è stato il programma che ci ha riunito e ora dobbiamo condividere tutto… Stiamo cercando di accettarci per quello che siamo, coi nostri pregi e i nostri difetti". Marcellina: "Io non sono mai stata capace di avere delle amiche e adesso spero di averne quattro". E prima che me ne vada Dominique mi ferma: "Se lo scrivi però scrivi volerci bene non amarci, se no non è credibile… amarci è una parola grossa, no?". Ho deciso: se rinasco voglio essere una Lollipop.
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